Le meduse fosforiche di Lazzaro Spallanzani di Ennio Fiocco
di Ennio Fiocco
Le meduse fosforiche di Lazzaro Spallanzani.
Le meduse si sono evolute 600 milioni da anni fa e mai sono cambiate in quanto erano perfette! Appaiono nei mari nella loro bellezza e poi scompaiono senza un’apparente ragione in una misteriosa adattabilità. L’abate scienziato Lazzaro Spallanzani condusse studi importanti proprio sulle meduse durante il viaggio il Sicilia (e alle Eolie) del 1788 e, in particolare, nello Stretto di Messina. Le sue osservazioni, sono state raccolte nei “Viaggi alle Due Sicilie” (Tomo IV e VI) e nella “Memoria sulle meduse fosforiche” del 1794.
Riporto dei passi: “Fortuna offertasi all'Autore di ritrovarne a gran numero nello Stretto di Messina… nuotan nel mare, due cose troppo necessarie a sapersi per l'intelligenza del loro fosforeggiamento…(Il loro corpo è) simile all'ombrello di un fungo, concavo per di sotto e convesso per di sopra. Fornite di 12 tentacoli…”. L’autore afferma che hanno “Nomi diversi … a Messina e all'Isole Eolie. Probabile che si alimentino di pesciolini… Solamente questa fortuna mi si è offerta nello Stretto di Messina, e ne feci la prima scoperta allorché visitato lo scoglio di Scilla mi restituiva nottetempo a questa città. Qui adunque dimorato avendo più settimane, non solo per osservare Cariddi e Scilla, ma anche gli animali che in quello Stretto si pescano, e le produzioni fossili delle colline e de' monti messinesi, ebbi tutta l'opportunità di studiare le ricordate meduse, abbondantissime in quel mare…Taluna dopo l'essersi col mezzo della oscillazione sostenuta per qualche tempo a fior d'acqua… soavemente calava al fondo, tiratavi dal proprio peso. Quivi restava immobile...si vedeva a poco a poco ascendere e restituirsi alla superficie ... una fiaccola vivace… quel brillante fosforo lascia discernere la forma del suo corpo. Cotal lume, ove il vespertino crepuscolo sia estinto, è di un bianco vivace che ferisce l'occhio…
A Messina si chiamano bromi, e da que marinai vengo accertato che ivi si trovano in ogni stagione. Ne marittimi miei viaggi attorno all'Isole Eolie non ne ho veduto che due in tempo di notte nel canale di Vulcano…A Lipari sono notissime, e con viva espressione candellieri di mare si appellano…Il mare che circonda le Isole di Lipari non mi mostrò cotal fosforo vivente… Da Lipari andando a Messina e a Catania, indi restituendomi a Lipari, tre volte mi convenne pernottare in barca sul mare. Erano cotesti siti di poco fondo, e questo fondo abbondava in alghe. Queste piante nell'oscurità della notte mandavano all'occhio mio degl'improvvisi e sottili lampeggiamenti, che crescevan di numero e si facean più vivaci al l'agitarle ch'io faceva con la punta d'un remo”.
Riporto, infine, un articolo interessante a firma di M. Piccolino e P. Mazzarello che ci descrive l’epoca dei lumi ricca di suggestioni: “Di personaggi e storie singolari la scienza è di certo popolata, ma raramente i tratti essenziali di quella pulsione primordiale che è alla base della ricerca sperimentale emergono in una forma così estrema e totalizzante come nel caso di Lazzaro Spallanzani (1729 - 1799), il naturalista emiliano che con la sua opera a pieno titolo…nel Grand Siécle” ha rappresentao. Un “Settecento fertile di grandi personaggi e segnato da un interesse vivo per la scienza, argomento privilegiato di discussione nei salons delle dame, quelle précieises che si dedicavano alla géométrie e all’elettricismo non meno della poesia, musica arte...
Spallanzani è completamento dominato dal pathos della ricerca e della scoperta, e l‘espressione delle sue reazioni emozionali, come il desiderio che in lui divampa prorompente ogni qualvolta gli si offre la possibilità di compiere osservazioni ed esperimenti, di ammirare o sperimentare un fenomeno della natura… o il piacere che prova quando può appagare momentaneamente la sua ansia di tutto vedere, verificare, analizzare, annotare… tutto questo porta a credere che, per l‘irrequieto studioso emiliano, la scienza fosse come una condizione morbosa, l‘espressione di un bisogno profondo e incoercibile, tanto violento da non farlo esitare dinanzi a nessuna difficoltà ad alcun pericolo, a nessuna decenza, ad alcun limite. Vero e proprio fanatismo scientifico, esperienza totale, con – a tratti – le dimensioni dell’estasi mistico-erotica, la ricerca naturalistica è per Spallanzani via per «contemplare la verità, la Dea, cioè, per la quale ardiamo d’amore, che noi cerchiamo con affannosa assiduità, che, una volta trovata, ci riempie l’animo di soavissima dolcezza”.