Il terremoto del 1905 a Stromboli
di Ennio Fiocco
Il terremoto del 1905 a Stromboli.
Il terremoto dell’8 settembre 1905 è stato uno dei più devastanti tra i molti che hanno colpito la Calabria, non solo per il numero di vittime, ma per le conseguenze sull’economia e sul tessuto sociale della regione. A causa del sisma perirono 557 persone e 300.000 rimasero senza casa, tanto che un gran numero di contadini fu costretto ad emigrare. La scossa principale si verificò alle 2:43 della notte tra il 7 e l’8 settembre e fu avvertita in tutta l’Italia meridionale, fino a Napoli, nella Sicilia orientale, nelle isole Eolie e fino in Albania, con repliche che proseguirono per oltre due anni. All’epoca venne anche osservato anche un incremento dell’attività dello Stromboli. Inoltre, la Lentezza dei soccorsi avevano suscitato nella popolazione colpita una forte diffidenza nei confronti delle istituzioni. Solo sull’isola di Stromboli l’evento fu misurato come intensità nell’ottava scala Mercalli.
Presento ai lettori questa mia ricerca presso l’Archivio Segreto Vaticano “Segreteria di Stato, 1905, rubrica 36 (Disastri), fasc.6, Lettera del clero di Stromboli al papa Pio X, Stromboli 25 settembre 1905. 1905”, che ho rinvenuto, diretta al Pontefice. “Beatissimo Padre L’otto settembre anche per l’isola di Stromboli segnerà una pagina nerissima nella storia. Essa era la più incantevole delle Eolie, ed è ora divenuta in un momento la più desolata, molte case diroccate, molte inabitabili e tutte lesionate; vigne distrutte o rovinate dalle frane, vie di campagna impraticabili, alberi abbattuti, suolo in molte parti aperto. Il tutto offre il più commovente spettacolo. Eppure, Santità, noi non piangiamo sulle rovine dei nostri fabbricati o sulle nostre vigne distrutte, poiché siamo sicuri che il nostro Governo dovrà pensarvi; quello che però ci affligge purtroppo né il vedere le nostre due belle chiese, di fresco terminate, ed erette coi risparmi di questa buona gente, in imminente rovina.
Esse ci erano costate la bella somma di un milione circa, nonché tanti lavori, e possiamo dire che formavano l’ammirazione di quanti Turisti venivano a visitare lo Stromboli; ora però in pochi secondi abbiamo veduto tutto distrutto. Gli Ingegneri, qui venuti a constatare i danni, le hanno dichiarate ambedue cadenti, sicché siamo costretti assistere ai Divini Misteri sulla spiaggia all’aperto ed a conservare il SS. in una casa privata, non essendovi sull’isola altra chiesa di sorta. Beatissimo Padre, per noi che viviamo di fede, nel tempio del Signore troviamo sollievo alle nostre miserie, ristoro alle nostre fatiche, essa è l’unico nostro rifugio, è la casa nostra, a questo si aggiunga l’imminente inverno e le piogge che si incominciano a far vedere; come fare? La popolazione ha creduto necessario eleggere un comitato, come sotto costituito, il quale, come ha fatto un altro Augusto Personaggio, si permette di rivolgersi alla S.V. e umilmente la scongiura a voler venire in aiuto in questa opera squisita carità cristiana con quell’offerta che Le permetteranno le attuali condizioni della S. Sede, onde, mercé le offerte di generose oblazioni, potere al più presto dar principio ai lavori della più urgenti riparazioni [...]. Stromboli 25 settembre 1905. Il Comitato”.
Ho rinvenuto, inoltre, sempre dall’archivio del Vaticano una “Lettera del comitato locale di Stromboli al segretario di Stato cardinale Raffaele Merry del Val, Stromboli 15 ottobre 1905” successiva alla prima che così recita: “Eminenza, Anche l’Isola di Stromboli nei terribili terremoti dell’otto Settembre subì danni gravissimi; non si ebbe a deplorare alcuna vittima, grazie alla stabilità dei fabbricati e alle molte catene che vi si intrecciano onde renderli resistenti alle continue scosse vulcaniche; pure alcune case sono crollate, molte rese inabitabili e tutte lesionate. I danni superano il milione, ed il Governo ha già mandati i primi soccorsi per le famiglie povere danneggiate. Ma chi ha pensato alle due bellissime Chiese parrocchiali rese ormai cadenti? [...]
Noi pertanto ci rivolgiamo alla Eminenza Vostra e le facciamo notare, come giorni addietro abbiamo fatto col Santo Padre, che con l’obolo esclusivo di questi pii fedeli si erano di fresco terminate due grandiose e magnifiche Chiese le quali ci erano costate la bella somma di circa un milione, e che ora siamo rimasti assolutamente fuori, tanto da dover assistere ai Divini Misteri sulla vasta spiaggia all’aperto, e conservare il Santissimo in una casa di proprietà privata, essendo state le due Chiese dichiarate cadenti, e perciò inaccessibili ai fedeli, dagli Ingegneri del Genio Civile, qui venuti a constatare i danni, e non essendovi sull’isola altra Chiesa di sorta [...]. Noi nutriamo fiducia che, mercé l’opera e gli impegni di V. Eminenza, come le due nostre Chiese non furono seconde a quelle di Calabria nei danni così non lo saranno neppure nei sussidi, che saranno inviati dalla S.Sede [...]. Di V[ostra] Eminenza Devotissimi e Ubbidientissimi figli in Gesù Cristo. Sac. Vincenzo Mattina V.F., Sac. Bartolo Mattina capp. Curato e Capitano Simone Famularo”.
Da una mia ulteriore ricerca su una pubblicazione a firma di Giovanni Platania su “I fenomeni in mare durante il terremoto in Calabria del 1905” estratto dal "Bollettino della Società Sismologica Italiana", vol.12 (1907), pp.43-81. Modena 1907”, sono anche riportati numerosi episodi in mare nei pressi dell’Isola di Stromboli. Riporto un passo, per come riportato riferito sul quotidiano l’Ora di Palermo del 16 settembre 1905, come riferito dal capitano Cassia. “Ero all'altezza dello Stromboli, a circa 20 miglia dalla costa calabrese. La notte era stellata, e il bastimento, a causa della calmeria, Biava assai lentamente. Buona parte dell'equipaggio dormiva a prua, mentre i pochi uomini di servizio si trovavano ai rispettivi posti. Potevano essere circa le 3h del mattino e, sveglio com’ero, scambiavo qualche parola col timoniere.
A un tratto il mare divenne molto agitato; le onde, alquanto sensibili, s'infrangevano contro le murate della nave, mentre i l mare incominciava a muggire sinistramente. Non comprendevo nulla di quello strano fenomeno. Intanto non spirava alito di vento! La ciurma s'era svegliata e i marinai cominciarono a recitare preghiere. A un tratto la nave subì una specie di schianto e i l mare divenne più mosso. Mi convinsi allora di che trattavasi. Nella mia lunga esperienza di marinaio non avevo mai avvertito un fenomeno simile, che tanto spavento incuteva nell'animo mio e in quello dei miei…Mentre imperversava il maremoto, dalla costa incominciò a giungere un'afa calda ed opprimente, la quale durò pochi minuti. Per evitare sempre più le vicinanze di Stromboli poggiai verso la Calabria...”.