Da Roma Mauro Alvisi. La geopolitica variabile degli shock interconnessi
La geopolitica variabile degli shock interconnessi
di Mauro Alvisi*
Se dovessimo disegnare uno scenario o una serie di diversi scenari che riguardino la situazione conflittuale e bellica della Geopolitica internazionale in questo momento, con una guerra aperta da anni tra Russia e Ucraina, con un conflitto israeliano palestinese che ha raso al suolo Gazza con decine di migliaia di morti, facendo gridare al genocidio, con un attacco e tentativo di neutralizzazione americana-israeliana dell'Iran che ha trovato una resistenza inattesa, cn gli americani messi sotto scacco dal controllo iraniano dello stretto di Hormuz e l'incombere su questo scenario anche di nuove egemonie nel mondo asiatico, come nel resto del mondo, rappresentate da dal BRIC Brasile e Russia India Cina. Soprattutto dalla grande capacità della Cina di candidarsi ad essere la nuova potenza di riferimento mondiale. Mettiamo in un unico paniere tutti gli indicatori di instabilità, di uno Stato Critico che sono attuali e cocenti nel mondo, creando anche forti disequilibri e tensioni economiche finanziarie, aumenti sconsiderabili e sconsiderati anche del prezzo del carburante, dovuto al aumento del prezzo del greggio del petrolio insomma una serie di andamenti fuori di quello che potevamo pensare come un controllo della realtà quindi questi epi fenomeni segnali deboli che stanno diventando forti di quella che avevo definito anni fa come L'Era dei cigni neri sono un unico cigno nero dal punto di vista semantico un evento imprevedibile capace di modificare il corso della storia stessa oggi è diventato il cigno nero Si è auto riprodotto presentando una situazione al limite dell'Apocalisse quali scenari emergono a 18-36 mesi e con quali wsrnong e pericoli?
Farei una correzione concettuale importante: non parlerei di “un unico cigno nero” che si è riprodotto, bensì di una transizione da eventi estremi isolati a un sistema di shock interconnessi. Il risultato può assomigliare, dal punto di vista sistemico, a una colonia di “cigni neri permanentei”, ma non è più propriamente un singolo evento imprevedibile.
E soprattutto: alcune delle premesse vanno precisate rispetto alla situazione al 18 settembre 2026. La guerra USA-Israele-Iran è effettivamente in corso, Hormuz è ancora largamente inaccessibile e ci sono stati incidenti tra forze iraniane e statunitensi; però parlare di “occupazione americana dell'Iran” sarebbe più forte di quanto consentano le informazioni disponibili. Analogamente, sul piano ucraino esiste un nuovo tentativo diplomatico USA-Russia-Ucraina, ma senza una svolta negoziale consolidata.
Quello che segue, quindi, è uno scenario planning 18–36 mesi, non una previsione dell'esito.
1. Il punto fondamentale: non siamo davanti a una crisi, ma a cinque crisi accoppiate
Il sistema internazionale sta accumulando contemporaneamente:
guerra territoriale prolungata in Europa — Russia-Ucraina;
guerra regionale mediorientale con componente interstatale — Israele, Iran, Stati Uniti e attori collegati;
crisi energetico-marittima — Hormuz, Bab el-Mandeb, infrastrutture petrolifere saudite;
transizione dell'ordine internazionale — competizione USA-Cina e crescente autonomia dei BRICS; è significativo che la Cina stia esercitando pressione diplomatica nel dossier energetico mediorientale.
Il riarmo strutturale — la spesa militare mondiale ha raggiunto nel 2025 circa 2.887 miliardi di dollari, con aumenti particolarmente forti in Europa e Asia.
La cosa veramente nuova è l'interazione fra questi cinque sistemi.
Uno shock che prima sarebbe rimasto regionale oggi può trasmettersi attraverso:
energia → inflazione → tassi → debito → recessione → instabilità politica → riarmo → ulteriore tensione geopolitica.
È questo il meccanismo che considero più importante.
2. Lo scenario centrale: “guerra lunga e mondo frammentato”
Questo, più che un'apocalisse improvvisa, è lo scenario di logoramento sistemico.
L'Ucraina continua a combattere, ma senza una soluzione territoriale definitiva; la Russia mantiene una guerra di pressione; contemporaneamente USA, Europa e Russia cercano formule negoziali intermittenti.
Ad oggi gli inviati americani hanno incontrato Putin e Zelensky e Washington spinge per una ripresa del formato trilaterale. Ma le posizioni russe sulle condizioni fondamentali della guerra restano molto distanti da quelle ucraine.
Nel Medio Oriente, invece, il problema è ancora più delicato.
Hormuz non è semplicemente un “punto geografico”: è un moltiplicatore finanziario globale. L'IEA segnala che la crisi ha già ridotto drasticamente i flussi e ha rivisto al ribasso sia domanda sia offerta petrolifera per il 2026.
Il World Bank aveva stimato che lo shock iniziale avesse sottratto circa 10 milioni di barili/giorno all'offerta mondiale e che il prezzo del Brent potesse arrivare a una media di 115 dollari nello scenario di ulteriore danneggiamento delle infrastrutture.
Questo produce una situazione paradossale:
la guerra distrugge domanda e contemporaneamente distrugge offerta.
Quindi non abbiamo necessariamente una semplice “crisi del petrolio”: abbiamo il rischio di stagflazione geopolitica.
3. Scenario A — “Congelamento multipolare”
È lo scenario nel quale le grandi potenze comprendono che l'escalation incontrollata è troppo costosa.
Potremmo vedere:
cessate il fuoco o congelamento in Ucraina;
una tregua instabile nel Medio Oriente;
progressiva riapertura di Hormuz;
abbassamento del premio/prezzo geopolitico sul petrolio;
rafforzamento dei canali diplomatici USA-Cina;
consolidamento dei BRICS come piattaforma politica ed economica, senza necessariamente trasformarsi in una vera alleanza militare.
È importante non confondere de-escalation con ritorno alla normalità.
Anche se le guerre diminuissero, il mondo potrebbe rimanere caratterizzato da:
blocchi economici + riarmo + sanzioni + controllo delle tecnologie + guerra commerciale + competizione monetaria.
Il vertice BRICS di New Delhi del settembre 2026, per esempio, ha prodotto una dichiarazione comune sul Medio Oriente, nonostante la presenza nello stesso gruppo di Iran e di Emirati Arabi Uniti, con posizioni differenti nei confronti degli Stati Uniti.
Quindi il BRICS non va letto automaticamente come “nuovo NATO”: è più corretto considerarlo un contenitore di interessi convergenti e divergenti del Sud globale.
4. Scenario B — “Guerra lunga + crisi energetica”
Questo è probabilmente lo scenario sistemicamente più interessante.
Immaginiamo che nei prossimi 12–24 mesi:
Hormuz rimanga parzialmente chiuso;
gli attacchi alle infrastrutture energetiche continuino;
Bab el-Mandeb resti problematico;
la guerra Russia-Ucraina continui;
la normalizzazione USA-Iran fallisca.
A quel punto il problema non sarebbe più soltanto il prezzo del petrolio.
Avremmo:
petrolio ↑
gas ↑
trasporti ↑
fertilizzanti ↑
alimentari ↑
inflazione ↑
tassi ↑
costo del debito ↑
investimenti ↓
crescita ↓
Il World Bank osserva precisamente questa trasmissione: energia → alimentari → inflazione → tassi → debito.
E l'IMF avverte che le riserve e i cuscinetti utilizzati per assorbire il primo shock energetico si stanno progressivamente consumando.
Questa è una delle principali zone di pericolo 2027–2028.
Non perché necessariamente produca una depressione mondiale, ma perché può generare una combinazione molto più destabilizzante:
crescita bassa + inflazione alta + debito elevato + spesa militare crescente.
L'IMF segnala inoltre che il debito pubblico mondiale è ormai prossimo al 100% del PIL globale.
5. Scenario C — “Rottura dell'ordine internazionale”
Qui entriamo nello scenario veramente pericoloso.
Non significa necessariamente Terza guerra mondiale.
Potrebbe essere qualcosa di più graduale:
Blocco occidentale
USA + Europa + alleati asiatici.
Blocco sino-russo
Cina + Russia, con rapporti economici e tecnologici sempre più profondi.
Sud globale
India, Brasile, Indonesia, Arabia Saudita, Emirati, Sudafrica ecc., che cercano di non appartenere completamente a nessuno dei due sistemi.
E questo è fondamentale.
La Cina non deve necessariamente “sostituire gli Stati Uniti” per diventare la potenza centrale del nuovo sistema.
Potrebbe accadere qualcosa di diverso:
nessuno sostituisce gli USA; il mondo smette semplicemente di avere un unico centro.
È una differenza enorme.
La vera transizione potrebbe quindi essere:
unipolarità → bipolarità → multipolarità competitiva.
E una multipolarità competitiva è intrinsecamente più difficile da governare perché aumenta il numero degli attori capaci di bloccare una soluzione.
6. Scenario D — “Evento di rottura”
Questo è il vero equivalente contemporaneo del cigno nero.
Non possiamo prevedere quale evento sarebbe.
Ma possiamo individuare le famiglie di eventi che potrebbero produrlo.
D1. Incidente USA-Iran
Un attacco con molte vittime americane, iraniane o israeliane potrebbe obbligare i governi a reagire.
D2. Incidente NATO-Russia
Un drone, un missile, un attacco cyber o un incidente navale potrebbe colpire direttamente un Paese NATO.
Già oggi sono presenti segnali di questo tipo: la Polonia ha denunciato il rischio crescente di attacchi ibridi e di droni russi vicino al proprio territorio.
D3. Shock energetico estremo
Non necessariamente una distruzione totale di Hormuz.
Potrebbe bastare una combinazione:
Hormuz + Bab el-Mandeb + infrastrutture saudite.
In quel caso il sistema logistico globale potrebbe entrare in una fase completamente diversa.
D4. Taiwan
È probabilmente il punto di massima importanza strategica nel medio periodo.
Se alla crisi europea e mediorientale si aggiungesse una crisi nello Stretto di Taiwan, avremmo contemporaneamente:
semiconduttori;
commercio asiatico;
energia;
trasporto marittimo;
USA-Cina;
Giappone;
Corea;
Australia.
Quello sarebbe un vero moltiplicatore globale.
D5. Incidente nucleare
Qui il rischio non deve essere necessariamente una guerra nucleare.
Basterebbe un incidente, un attacco contro un'infrastruttura nucleare, un errore di interpretazione o una minaccia credibile per modificare radicalmente il comportamento delle potenze.
SIPRI segnala già un aumento dell'attenzione internazionale verso gli arsenali nucleari in un contesto di deterioramento della sicurezza globale.
7. Il rischio più sottovalutato: la “normalizzazione dell'eccezione”
Questo è il punto più interessante dei miei studi sui “cigni neri che si autoriproducono”.
Un evento straordinario diventa normale.
Poi ne arriva un altro.
Poi un altro.
Alla fine la società cambia la propria soglia psicologica di ciò che considera normale.
Nel 2022 una guerra convenzionale su larga scala in Europa sembrava un'anomalia.
Nel 2026 abbiamo:
guerra europea;
guerra USA-Iran;
crisi di Hormuz;
attacchi alle infrastrutture energetiche;
riarmo europeo;
competizione USA-Cina;
BRICS in espansione;
crisi del commercio globale;
debito pubblico elevatissimo.
Eppure i mercati, le istituzioni e le popolazioni continuano a funzionare.
Questo è il fenomeno che definirei:
cigno nero cumulativo
Non è più:
evento raro → shock → ritorno alla normalità.
È:
shock → adattamento → nuovo shock → nuovo adattamento → sistema sempre più fragile.
Il pericolo è che l'adattamento stesso nasconda l'accumulo di fragilità.
8. La matrice dei rischi 18–36 mesi
Sistema Rischio Possibile effetto
Ucraina guerra prolungata riarmo permanente europeo
Russia-NATO incidente diretto escalation regionale
Iran-USA nuovo ciclo di attacchi petrolio e Hormuz
Hormuz chiusura prolungata shock energetico globale
Medio Oriente allargamento regionale destabilizzazione energetica
Cina-USA escalation commerciale/tecnologica frammentazione economica
Taiwan crisi militare shock sistemico mondiale
BRICS maggiore coordinamento accelerazione multipolarità
Debito tassi elevati prolungati crisi finanziarie locali
Cyber attacchi infrastrutturali paralisi senza guerra convenzionale
Nucleare incidente/escalation rischio esistenziale
Food security energia + fertilizzanti instabilità sociale nei Paesi vulnerabili
E c'è un dato che dà sostanza alla percezione di “riarmo globale”: nel 2025 la spesa militare mondiale è arrivata a 2.887 miliardi di dollari, +41% rispetto al 2016; Europa e Asia-Oceania hanno registrato aumenti particolarmente marcati.
9. I “segnali deboli” che diventano segnali forti
Se dovessi costruire un sistema di early warning 2026–2029, non guarderei per prima cosa alle dichiarazioni dei leader.
Guarderei questi indicatori:
???? Livello 1 — attenzione
petrolio stabilmente >100–110 $;
assicurazioni marittime in forte aumento;
scorte petrolifere in diminuzione;
aumento dei premi sul debito;
nuove restrizioni commerciali;
aumento delle spese militari.
???? Livello 2 — allarme
Hormuz parzialmente chiuso per mesi;
attacchi sistematici alle infrastrutture energetiche;
incidenti NATO-Russia;
mobilitazioni militari straordinarie;
cyberattacchi contro infrastrutture energetiche;
controllo delle esportazioni di materie prime strategiche.
???? Livello 3 — rischio sistemico
Taiwan;
coinvolgimento diretto di NATO in combattimento;
blocco prolungato delle principali rotte energetiche;
uso di armi non convenzionali;
attacchi alle infrastrutture nucleari;
rottura delle comunicazioni diplomatiche USA-Cina/Russia.
A quel punto non saremmo più davanti a crisi separate, ma a una vera crisi dell'architettura internazionale.
10. La variabile cinese
Qui farei una distinzione importante.
La Cina potrebbe diventare il principale beneficiario relativo della transizione senza necessariamente desiderare una guerra globale.
Pechino ha un enorme interesse alla stabilità delle proprie catene produttive e dell'approvvigionamento energetico.
E proprio per questo è significativo che la Cina stia esercitando pressione diplomatica nel dossier energetico mediorientale: oggi Reuters riferisce che Pechino ha sollecitato Teheran a contribuire a ridurre gli attacchi contro infrastrutture petrolifere saudite, mentre il mercato resta condizionato dalla crisi di Hormuz.
Quindi la Cina potrebbe assumere progressivamente un ruolo particolare:
non necessariamente “nuovo impero”, ma grande potenza indispensabile per risolvere le crisi.
Questa è una forma molto più sofisticata di potere.
11. Il mio “scenario envelope” per 18–36 mesi
Se dovessi disegnare la mappa senza trasformarla in una previsione puntuale, la rappresenterei così:
2026
│
┌───────────────┼────────────────┐
│ │ │
Ucraina Medio Oriente USA-Cina
│ │ │
▼ ▼ ▼
guerra Hormuz tecnologia
lunga energia commercio
│ │ │
└───────────────┼────────────────┘
│
▼
FRAMMENTAZIONE MONDIALE
│
┌───────────┼───────────┐
│ │ │
▼ ▼ ▼
inflazione riarmo debito
│ │ │
└───────────┼───────────┘
▼
2027–2028
│
┌────────────┼────────────┐
▼ ▼ ▼
congelamento logoramento escalation
diplomatico sistemico regionale
│ │ │
▼ ▼ ▼
multipolarità stagflazione crisi globale
La cosa importante è che tutti e tre i rami possono convivere per periodi diversi.
12. Quindi: siamo davanti all'Apocalisse?
Non userei questa categoria.
Perché “Apocalisse” suggerisce un punto terminale.
Il rischio più realistico è diverso e, sotto certi aspetti, più complesso:
un mondo che rimane funzionale ma diventa progressivamente più costoso, militarizzato, frammentato e imprevedibile.
Il vero pericolo dei prossimi 18–36 mesi non è necessariamente una singola Terza guerra mondiale.
È la possibilità che tre o quattro crisi regionali si alimentino reciprocamente fino a superare la capacità delle istituzioni internazionali di assorbirle.
Ed è qui che la mia metafora del cigno nero diventa interessante: il “cigno nero” non sarebbe più l'evento straordinario, ma la trasformazione della straordinarietà in regime permanente. Appunto la famosa " Era dei Cigni Neri che preconizzavo tre anni fa in un mio contributo scientifico.
La formula che utilizzerei per descrivere il periodo 2026–2029 sarebbe quindi:
“Era della convergenza degli shock”: non una crisi globale unica, ma una rete di crisi capaci di trasformarsi reciprocamente in crisi globale.
E la soglia decisiva non sarebbe semplicemente militare. Sarebbe il passaggio da shock geopolitici assorbibili a shock simultanei non più assorbibili da energia, finanza, logistica e istituzioni.
Questo è il vero punto da monitorare
*PhD in Scienze Diplomatiche e Geopolitica Internazionale. Accademico Pontificio. Pro Rettore dell'Ateneo Internazionale HEPG di Ginevra. Diplomatico e Political Advisor per la Pace e i Diritti Umani
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L'invito:
UMANOICI O TRANSUMANI? A Roma il dilemma che decide il nostro futuro
Venerdì 23 ottobre, con Mauro Alvisi e Raffaele Mortelliti allo Spazio Teodosio di Roma, in via Cassiodoro 1b adiacente Piazza Cavour, una giornata per affrontare la questione più urgente del nostro tempo. Alle ore 10.00 incontro riservato a scuole e università, alle 18.30 apertura alla cittadinanza. Ingresso libero.
Titolo dell'appuntamento "Umanoici o Transumani? Morte e resurrezione dell'uomo" Protagonisti Mauro Alvisi e Raffaele Mortelliti, autori de L'Umanoico e Scongiurare l'Abisso, già insignito della Targa Toscana del Premio Magna Grecia 2026.
Al centro, un allarme che oggi divide il mondo: c'è chi annuncia che entro sei mesi, un anno, un'intelligenza artificiale fuori controllo potrà mettere sotto scacco l'intera rete e con essa l'umanità. Un allarmismo virale, a cui altri scienziati rispondono denunciando una psicosi sconsiderata.
In questo scontro di narrazioni, Alvisi e Mortelliti portano un terzo paradigma: l'"Umanoico"
Non siamo condannati a essere oggetti della tecnologia, controllati e resi schiavi da essa. Possiamo tornare a essere soggetti agenti, capaci di governarla. Umanoico significa questo: integrare il linguaggio della macchina senza farsi integrare da essa, usare l'AI restando umani.
Dall'altra parte, il Transumanesimo: la trasformazione progressiva dell'essere umano non solo in un linguaggio ibrido con la macchina, ma in un corpo ibrido, dove protesi, chip e interfacce diventano parte della nostra stessa struttura biologica.
È la frontiera drammatica che sta spostando l'asse del mondo. Saremo ancora uomini o già altro?
A queste domande, Alvisi e Mortelliti daranno risposte concrete, filosofiche e politiche, davanti agli studenti al mattino e ai cittadini la sera.
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Per informazioni e contatti 3930303939
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