Da Roma Ciro Maddaloni. Accordo per fermare il conflitto

 Accordo per fermare il conflitto di Ciro Maddaloni*

Il presidente russo Vladimir Putin, malgrado il disimpegno ormai totale degli americani, è consapevole di non avere più speranze di vincere la guerra in Ucraina. Per questa ragione, supportato dai mediatori statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner, potrebbe fare delle concessioni e tentare di "raggiungere una sorta di accordo" per fermare il conflitto.
Un passo del genere, tuttavia, ne dimostrerebbe la debolezza, rappresenterebbe un disastro d'immagine e segnerebbe la fine della sua carriera politica. Ecco perché ha ricominciato a tentare di terrorizzare l'Europa.
George Friedman, politologo americano di origini ungaro-ebraiche e fondatore nel 1996 del think tank Stratfor, in un'intervista al giornale polacco “Wirtualna Polska” ha affermato che: “Putin conosce bene il Vecchio Continente, sa che tende a farsi prendere dal panico”.
Friedman dichiara senza giri di parole che “i russi sono disperati, dopo aver subito una sconfitta schiacciante in Ucraina”. Putin sta tentando di giocare la sua ultima carta, sperando che gli europei cedano alla paura e costringano Kyiv alle concessioni territoriali che l'esercito russo non è riuscito a conquistare sul campo dopo oltre quattro anni e mezzo di guerra.
La lettura della realtà appare evidente secondo Friedman. I russi non sono riusciti a “vincere indiscutibilmente” questa guerra, e il "pareggio" equivale a una sconfitta per i russi.
Mosca è riuscita a occupare solo una ridotta porzione del territorio ucraino a ridosso dei propri confini, pagando però un prezzo altissimo in termini di perdite umane e danni materiali.
L'inflazione crescente, le difficoltà nel reclutare nuove leve da inviare al fronte, i continui attacchi ucraini agli impianti petroliferi sono le conseguenze più visibili di un conflitto prolungato e privo di risultati strategici dimostrabili. Per questo Putin punta su l'unica arma efficace rimasta: il ricatto emotivo sull'Europa.
Molti europei, specialmente nelle fasce d'età più avanzate, sopravvalutano tuttora la forza militare della Russia. Guardando indietro di pochi anni, nessuno avrebbe scommesso sulle capacità degli ucraini di tenere testa all'esercito russo. E sebbene la società russa sia storicamente più resiliente alle privazioni rispetto a quella occidentale, anche la sua capacità di sopportazione ha dei limiti (come dimostra la caduta degli zar).
Sul fronte diplomatico, Steve Witkoff e Jared Kushner sono rientrati da poco da Mosca senza aver ottenuto risultati concreti con Putin. I due inviati operano con l'accesso diretto al presidente Donald Trump e ne attuano la linea politica. Contestualmente, il Pentagono sta conducendo una revisione della presenza militare statunitense in Europa: eventuali riduzioni dei contingenti avranno un impatto profondo sulla cooperazione NATO.
L'amministrazione Trump, in diverse occasioni, ha mostrato insofferenza verso un'Europa considerata ingrata, abituata da decenni a trattare gli Stati Uniti come un garante gratuito della propria sicurezza. Gli europei credono fermamente che Washington verrà sempre in loro aiuto, ma l'atteggiamento americano sta cambiando.
Di contro, in ambito militare, gli americani hanno sempre trattato con una certa arroganza le forze militari europee. Questo perché ritengono che né i tedeschi né i francesi siano disposti a difendere l'Europa, preferendo delegare agli USA la loro sicurezza.
E proprio per questo l'amministrazione Trump insiste nel dire che “l'Europa deve essere difesa dagli europei”!.
Nel contesto di difesa europea, la Polonia rappresenta un'eccezione e questo viene riconosciuto anche da Trump che plaude al piano di riarmo deciso della Polonia. Rafforzare Varsavia è il modo più economico per difendere il fianco orientale della NATO.
In questo nuovo scenario di difesa europea è sempre più concreta la possibilità di trasferire in Polonia le truppe statunitensi di stanza in Germania.
Durante la Guerra Fredda le truppe USA dovevano difendere il varco di Fulda (il vecchio confine tra la Germania Ovest e la Germania Est), oggi il punto critico è il varco di Suwałki (il confine tra Polonia e Lituania).
La Russia teme sopra ogni cosa lo scontro diretto con i soldati americani, sapendo che eventuali perdite statunitensi provocherebbero una reazione militare durissima da parte di Washington, e questo costringe Putin ad un cambio radicale di strategia.
Sa di non poter vincere, ma non può permettersi di ammettere una sconfitta per mano della sola Ucraina. Ha bisogno di una narrazione più forte, deve poter sostenere di aver perso contro l'intera NATO.
Per questo farà di tutto per provocare una reazione, seppur simbolica, da parte dei Paesi occidentali. (GD)
*Esperto di e-Government internazionale



 


 

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italia/mondo

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