Da Roma Ciro Maddaloni. La cooperazione militare ed energetica
La cooperazione militare ed energetica
di Ciro Maddaloni*
L’Ucraina alla Conferenza di Riga richiama gli alleati europei alla realtà. Alla conferenza sulla sicurezza, tenutasi in Lettonia il 10 settembre, Kyrylo Budanov ex capo dei servizi segreti ucraini e attuale capo di gabinetto del presidente Zelensky, ha lanciato un avviso chiaro: “L’Ucraina sferrerà attacchi sempre più profondi e devastanti all’interno del territorio russo se Putin non porrà fine alla guerra”.
Il generale Budanov ha evidenziato come gli ucraini siano pronti e desiderosi di giungere alla fine del conflitto, ma solo a condizioni eque. Nessun cedimento, dunque, agli ultimatum che Mosca vorrebbe imporre, quali la cessione dei territori occupati o la smilitarizzazione del Paese. “Tutto questo è inaccettabile e non avverrà”, ha ribadito Budanov, ricordando inoltre che: “nessuno al mondo possiede l’esperienza militare maturata da Ucraina e Russia in questi 12 anni di guerra”.
Rivolgendosi ai rappresentanti dei Paesi Baltici, ha poi sottolineato un punto essenziale: se non vogliono trovarsi a fronteggiare direttamente la minaccia russa, la scelta migliore è cooperare con l'Ucraina, l'unica nazione che finora è riuscita a contenere le mire espansionistiche di Mosca.
L’Ucraina ha confermato la propria piena disponibilità a condividere le competenze tattiche e strategiche acquisite sul campo. Nonostante la drammatica carenza di risorse umane ed economiche, le forze armate ucraine sono riuscite ad infliggere danni strutturali alla macchina bellica russa e a gestire con efficacia l'andamento del conflitto.
Quattro anni fa, gli aerei russi colpivano impunemente le città ucraine, la flotta di Mosca dominava il Mar Nero e i carri armati avanzavano senza sosta. Oggi, la geografia del conflitto è profondamente cambiata: le operazioni ucraine arrivano nel cuore dell’entroterra russo, colpendo con precisione chirurgica i centri nevralgici dell’economia e della logistica nemica.
Per la prima volta dopo oltre 80 anni, milioni di cittadini russi toccano con mano la realtà della guerra, affrontando carenze di ogni tipo a fronte di una sempre più aggressiva propaganda di Stato che continua ad annunciare grandi vittorie e a reprimere con pugno di ferro qualsiasi voce in dissenso con la narrativa del Cremlino.
Per queste ragioni, il patrimonio di competenze accumulato dall'Ucraina, che è stato pagato a carissimo prezzo in termini di vite umane e risorse materiali, rappresenta un esempio inestimabile per i Paesi europei più esposti. Essa consentirà loro di riorganizzare i propri assetti difensivi sfruttando le lezioni apprese dagli ucraini in quattro anni e mezzo di guerra totale.
Budanov ha chiarito che Kyiv combatterà “per tutto il tempo necessario”, non avendo altra scelta, perché le forze ucraine stanno lottando per la propria terra, il proprio popolo e il proprio futuro. Se la Russia può scegliere di ritirarsi e rientrare nei propri confini, gli ucraini non hanno un altro posto dove andare. La guerra, ricordano da Kyiv, è stata avviata nel 2014 con l'annessione illegale della Crimea ed è culminata nel tentativo di invasione su larga scala del 24 febbraio 2022.
Il messaggio inviato a Mosca non lascia spazio ad ambiguità: non ci saranno concessioni territoriali. Il Cremlino può decidere di ordinare il ritiro, oppure rassegnarsi a veder morire i propri soldati, con raffinerie, nodi logistici e impianti industriali fatti saltare in aria e le città russe sotto costante attacco a convivere con le sirene d'allarme.
L’Ucraina si dice pronta a fermarsi e a negoziare unicamente per concordare un ritiro ordinato delle truppe occupanti.
Tuttavia, Vladimir Putin non ha modificato la propria retorica, continuando a ripetere che “tutti gli obiettivi dell’operazione militare speciale saranno raggiunti”.
Obiettivi che appaiono ormai poco chiari persino all'interno della Russia, impantanata com'è in una logorante guerra di attrito. Secondo le analisi ucraine, le intenzioni di Putin non potranno essere realizzate poiché né i soldati nelle trincee né i cittadini a casa comprendono davvero per cosa si stia combattendo e per quale motivo siano caduti centinaia di migliaia di connazionali.
Al contrario, gli ucraini hanno una consapevolezza chiarissima: combattono per affrancarsi definitivamente dalla tutela di Mosca e per garantire al Paese la sicurezza necessaria a prevenire qualsiasi futura aggressione.
Per i vertici militari e della sicurezza europei appare dunque sempre più improrogabile l'esigenza di integrare l'esperienza tattica ucraina nella pianificazione strategica della NATO, rafforzando la cooperazione militare ed energetica per fare fronte alle minacce del prossimo futuro. (GD)
*Esperto di e-Government internazionale