Da Roma Ciro Maddaloni. Crisi sovrapposte e parallele

di Ciro Maddaloni*

Crisi sovrapposte e parallele

L’intersezione geopolitica tra la guerra in Ucraina e il confronto tra Stati Uniti e Iran nel Golfo Persico evidenzia dinamiche cruciali su come Mosca e Washington DC gestiscono crisi “sovrapposte e parallele”, le quali proseguono senza che si intraveda una reale soluzione.
I negoziati sull’Ucraina appaiono sempre più come incontri “di circostanza” piuttosto che come effettivi tavoli di lavoro per giungere a una tregua o alla cessazione delle ostilità.
Le recenti interazioni telefoniche tra Donald Trump e Vladimir Putin, giunte a margine delle missioni degli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner a Mosca e a Kyiv, non sembrano aver prodotto alcun risultato concreto. Al contrario, la Russia ha intensificato i bombardamenti sulle città ucraine, pur senza riuscire a prevalere sul fronte militare terrestre.
Dal canto suo, l’Ucraina ha proseguito gli attacchi mirati contro le infrastrutture energetiche russe, riuscendo a colpire il complesso ZPKT di Novy Urengoy, un impianto strategico situato nel cuore della Russia a oltre 3.000 km dal confine.
I colloqui restano bloccati dalle richieste massimaliste del Cremlino. Mosca insiste affinché qualsiasi accordo di pace abbia come precondizione il riconoscimento delle conquiste territoriali russe e l'imposizione di severi limiti alle garanzie di sicurezza occidentali per Kyiv. La leadership ucraina, guidata da Volodymyr Zelensky, respinge categoricamente tali condizioni, ritenendo che concesse senza garanzie reali servirebbero solo a concedere a Mosca il tempo di riorganizzarsi per future aggressioni, replicando il modello già visto dopo l’annessione della Crimea nel 2014.
Si tratta della tattica consolidata russa del “negoziare per guadagnare tempo”. Le informazioni dal campo confermano che, mentre Putin coltiva canali diplomatici per proiettare un’immagine di apertura, la Russia lancia simultaneamente massicci attacchi con missili e droni contro le città e le reti energetiche ucraine.
L'obiettivo di Putin appare chiaro: utilizzare i colloqui ad alto livello per erodere la coesione europea, ritardare l'adozione di nuove sanzioni e prolungare le operazioni militari per “completare la conquista del Donbass", obiettivo non ancora raggiunto dopo 4 anni e mezzo di conflitto.
Contemporaneamente, sul piano strategico, la Russia continua a sostenere l’Iran nel Golfo. Rapporti di intelligence diffusi dalle principali testate internazionali (The Washington Post, The Wall Street Journal, CNN), citano fonti dell'intelligence statunitense e occidentale, indicano che Mosca (unitamente a Pechino) sta fornendo a Teheran dati di acquisizione dei bersagli, informazioni radar e intelligence elettronica (ISR). Tali dati consentono ai Pasdaran di tracciare le unità navali statunitensi e di colpire con maggiore precisione le basi USA nella regione, in Giordania, nonché le infrastrutture petrolifere lungo lo Stretto di Hormuz.
Le ragioni di questa cooperazione strategica risiedono nella volontà di Mosca di diversificare la pressione e distogliere l'attenzione e le risorse statunitensi dal teatro ucraino. L’escalation in Medio Oriente costringe gli Stati Uniti e i loro alleati a consumare scorte preziose di munizioni per la difesa aerea (come i vettori intercettori Patriot) per proteggere le rotte navali e le installazioni nell'area, sottraendole alla disponibilità di Kyiv.
Inoltre, la crisi nel Golfo si rivela un’efficace leva economica: le tensioni internazionali spingono al rialzo il prezzo del greggio, che ha superato i 100 dollari al barile. Le quotazioni elevate dell'energia garantiscono risorse immediate al tesoro russo, contribuendo a finanziare lo sforzo bellico in Ucraina e vanificando l'impatto del price cap e delle sanzioni occidentali.
Il supporto tecnico e informativo fornito all’Iran rappresenta così per Mosca un’arma indiretta ed economicamente sostenibile per logorare gli Stati Uniti senza innescare uno scontro diretto con la NATO.
Rimane tuttavia da chiarire perché la risposta di Washington a questo asse tra Russia e Iran risulti così contenuta. Non si tratta di una mancanza di consapevolezza: i servizi segreti statunitensi monitorano costantemente tali flussi e ne hanno informato chiaramente la dirigenza politica.
Tuttavia, l'approccio tattico e le valutazioni politiche della Casa Bianca appaiono sempre più in contrasto con l'orientamento della maggioranza dei cittadini americani. I dati dei principali istituti demoscopici indipendenti (Pew Research Center, Gallup, YouGov, Chicago Council on Global Affairs) evidenziano come una solida maggioranza dell'opinione pubblica USA sostenga l'Ucraina e condanni la Russia: circa l'83% esprime un giudizio sfavorevole sulla Russia (Pew Research) e il 79% ne ha una percezione nettamente negativa (Gallup).
Questi sviluppi suggeriscono la necessità per gli Stati Uniti di superare la consueta prassi diplomatica di gestire le crisi globali in modo compartimentato, trattando Iran, Russia e Cina come questioni regionali distinte.
È ormai evidente l'esistenza di un'intesa strategica tra questi attori, il cui obiettivo primario trascende i singoli contesti locali e mira al progressivo indebolimento dell'architettura di sicurezza occidentale. (GD)
*Esperto di e-Government Internazionale

Categoria
italia/mondo

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