Da Roma il generale Domenico Rossi. Uno scenario imperfetto in evoluzione

Uno scenario imperfetto in evoluzione 

di Domenico Rossi*

Nel conflitto tra Ucraina e Russia è continuata sul terreno la pressione russa senza però riuscire a conseguire sostanziali successi. Nella conseguente fase di stallo le azioni principali sono state compiute con attacchi missilistici e di droni su obiettivi strategici e non che hanno causato anche numerose vittime civili. Gli attacchi ucraini si sono concentrati in particolare sulle raffinerie russe danneggiandone diverse con una sostanziale diminuzione della produzione.

In questo scenario sostanzialmente immutato da diverso tempo sono negli ultimi giorni intervenute significative decisioni e dichiarazioni che potrebbero sconvolgere gli equilibri operativi attuali.

Tutto nasce dal fatto che il Presidente Trump è intervenuto sulla scena geopolitica mondiale ritenendo che l'alto prezzo attuale del gasolio sia da attribuire proprio agli attacchi dell'Ucraina alle raffinerie russe e non alla guerra con l’Iran e alla successiva chiusura dello stretto di Hormuz.

Proprio per questo secondo il Financial Times, che cita fonti europee, Trump avrebbe minacciato di sospendere il sistema di approvvigionamento che fornisce armi all’Ucraina, al fine di spingere Kiev a sospendere tali attacchi. Ricevuto il rifiuto del Presidente Zelensky di fermare i raid su quest’ultime , a meno di garanzie sul paritetico comportamento russo,il Presidente Trump ha annunciato un accordo con la russia sulle esportazioni di gasolio ,sospendendo contestualmente per sei mesi le sanzioni statunitensi sulle stesse.

Sull’accordo, che è stato confermato dalla Russia, si conoscono pochi dettagli: la Russia dovrebbe esportare sui mercati internazionali 300.000 tonnellate di gasolio immediatamente; 500.000 tonnellate a novembre; un milione di tonnellate subito dopo novembre e, se le condizioni delle raffinerie russe lo permetteranno, altri tre milioni di tonnellate in seguito. 

A riguardo occorre evidenziare che la quantità in gioco non può risolvere il problema di fondo sulla disponibilità del flusso energetico necessario. Infatti si tratta di circa 2,2 milioni di barili immediatamente e 3,7 milioni in seguito ,che costituiscono una quantità abbastanza limitata se si pensa che nel mondo vengono consumati circa 30 milioni di barili di gasolio al giorno e che la sola Russia, quando la sua produzione era a regime, esportava ogni giorno circa 800mila barili. 

Un accordo che non può che essere interpretato quindi come il tentativo del Presidente americano di far abbassare velocemente il prezzo dei carburanti e ridurre le critiche sulla sua amministrazione in vista delle elezioni di metà mandato. Ciò tenuto conto che nei sondaggi i Repubblicani sono in svantaggio e l’aumento del costo della vita e dell’energia, provocato principalmente dalla guerra in Medio Oriente cominciata da Trump stesso, è una delle questioni che li penalizzano maggiormente. 

Dopo poche ore dall’accordo inoltre il Presidente Trump ha dichiarato che “è giunto il momento che l’Ucraina abbia un nuovo presidente», accusandolo Zielensky di non voler raggiungere un accordo per porre fine alla guerra e di creare problemi al mondo, compresi gli agricoltori americani, con gli attacchi alle raffinerie russe. 

All’accordo Zelensky ha replicato evidenziando che l’accordo è «assolutamente terribile» e che «sembra un regalo di buon compleanno a Putin», che questa settimana ha compiuto 74 anni,così come ha giustamente evidenziato in un’intervista a Abc che “Spetta agli ucraini scegliere il proprio leader» peraltro sottolineando, dinanzi alla nuova postura americana quasi di disimpegno nei suoi confronti che se Putin dovesse concedere «una tregua di 60 giorni» allora «organizzeremo le elezioni».

Mentre ancora le reazioni in questione erano oggetto di dibattito il presidente Trump ha per ultimo annunciato l’entrata in vigore immediata di una tregua sugli attacchi alle infrastrutture energetiche nella guerra tra Russia e Ucraina, sostenendo che Mosca e Kiev avevano entrambe accettato l’accordo. 

L’annuncio è arrivato con un messaggio pubblicato sulla piattaforma Truth Social, nel quale il capo della Casa Bianca ha esortato le parti a rispettare l’intesa. In particolare Trump ha scritto «Con effetto immediato, entra in vigore un cessate il fuoco energetico nella guerra tra Russia e Ucraina. Entrambe le parti hanno accettato. Non violatelo!».

Non sono stati forniti ulteriori dettagli sulle condizioni dell’accordo, sulla sua durata o sulle modalità previste per verificarne il rispetto. Una mancanza di chiarezza che ha portato il Presidente Zelensky a dire di non saperne nulla: «L’annuncio del cessate il fuoco è stato una novità per me. Ma se i russi accetteranno una tregua energetica, l’Ucraina acconsentirà. Se il Presidente Trump l’ha negoziata con Putin - per favore, diteci quando inizierà il cessate il fuoco - noi siamo pronti e l’accetteremo» ha scritto il giornalista Barak Ravid su Axios e su X, riportando una conversazione con il presidente ucraino. 

Intanto il segretario al Tesoro Scott Bessent, in un’intervista a Fox, ha dichiarato che l’accordo con la Russia sul diesel è buono per gli americani ed ha inoltre sottolineato che l’Europa è «ipocrita» a criticarlo. «Dall’inizio della guerra, gli europei hanno dato alla Russia più soldi che all’Ucraina. Hanno fallito nella politica energetica e continuano a finanziare Putin. Quindi, è ipocrita da parte loro sostenere che non possiamo avere un po’ di tregua sui prezzi del diesel». Una dichiarazione che di fatto si basa su quanto dichiarato dal vicepremier russo responsabile dell'Energia, Aleksandr Novak. che ha evidenziato di aver venduto ai Paesi europei grosse quantità di idrocarburi dal 2022, nonostante le sanzioni adottate nei suoi confronti a causa del conflitto in Ucraina. "La cifra ammonta a 320,7 miliardi di dollari (circa 286 miliardi di euro, ndr) per il periodo che va dal 2022 a oggi. Secondo Novak, nei soli primi nove mesi del 2026 i Paesi europei hanno acquistato idrocarburi russi per 21,3 miliardi di dollari (circa 19 miliardi di euro). "In altre parole, nonostante le restrizioni legate alle sanzioni, continuiamo a fornire risorse energetiche in alcuni settori per i quali sono state concesse deroghe", ha aggiunto ed ha fatto riferimento alla Francia, alla Slovacchia e all’Ungheria. Inoltre quanto indicato non comprenderebbe gli idrocarburi russi che raggiungono indirettamente l'Europa dopo essere stati trasformati in Paesi terzi, come l'India e la Turchia. 

Una situazione di massima confusione in cui la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha ritenuto opportuno sentire il presidente Zelensky” emanando al termine la seguente nota “Ho sostenuto pienamente la richiesta del presidente Zelensky di un cessate il fuoco che protegga le forniture alimentari mondiali e le infrastrutture energetiche in Ucraina e Russia - afferma in una nota -. La guerra è entrata in una nuova fase, più cupa. La Russia è in stallo sul campo di battaglia e colpisce i civili molto lontano dalle linee del fronte. Ho espresso la nostra solidarietà al popolo ucraino. E il mio pieno sostegno al presidente Zelensky, che guida la lotta per la libertà del suo popolo”.

Merita infine sottolineare che comunque il Presidente Zelensky nel suo ultimo discorso serale ha detto "Gli Stati Uniti hanno certo la forza e la capacità di assicurare il 'silenzio', una vera e affidabile de-escalation, un vero e affidabile stop alla Russia, ci deve essere un vero progresso verso questo", sottolineando che l'Ucraina "continua le discussioni costruttive con il team del presidente Usa" e che "tutti in America conoscono la nostra posizione, e molti la sostengono".

"L'Ucraina è pronta per un cessate il fuoco energetico - ha aggiunto -e noi siamo quelli che lo proponiamo ripetutamente. La Russia deve intraprendere passi verso questo silenzio, ma al momento ci sono allarmi aerei e raid tutto il giorno".

Nonostante la tregua annunciata da Trump la Russia ha continuato ad agire contro infrastrutture energetiche ed elettriche ucraine anche perché Putin ha dichiarato che l’Ucraina non la merita e concedendo solo un giorno di tregua per le eventuali elezioni.

L’avere riportato in modo quasi totale le dichiarazioni degli attori geopolitici dello scenario in questione è dovuto alla necessità di riportare quasi fedelmente il verificarsi degli eventi per le considerazioni soggettive dei lettori. In termini di carattere generale è evidente che ancora una volta il Presidente Trump sembrerebbe avere agito da solo e per i soli interessi americani così incidendo in termini di sfiducia reciproca sia nei rapporti politici con l’Europa sia sull’Alleanza. Tutto ciò nuoce alla compattezza che sembrava ritrovata anche nel supporto all’Ucraina e lascia dubbi sul punto di caduta finale delle azioni compiute. In ogni caso se mai ci fossero stati dubbi sul fatto di costituire un Europa vera espressione geopolitica e militare questi non possono che essere definitivamente tramontati.

*Generale di Corpo d'Armata

 

Categoria
italia/mondo

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