Da Roma Mauro Alvisi. Strumenti di misurazione territoriale

Strumenti di misurazione territoriale

di Mauro Alvisi*

Dall'entropia alla neghentropia: la ConCuranza come paradigma per rigenerare aree interne e isole minori
Un nuovo cruscotto territoriale per misurare disordine, cooperazione, reputazione e capacità di generare futuro*
C'è una domanda che precede qualsiasi politica di rigenerazione territoriale: perché alcuni territori riescono a trasformare le proprie fragilità in capacità di attrazione, mentre altri, pur possedendo risorse straordinarie, continuano a perdere popolazione, servizi, imprese e fiducia?
La risposta non può essere cercata soltanto nel PIL, nel numero degli arrivi turistici, nei finanziamenti ricevuti o nella quantità di opere pubbliche realizzate. Questi indicatori descrivono singoli pezzi del sistema, ma spesso non riescono a rappresentare il fenomeno più importante: la qualità delle relazioni che tengono insieme un territorio.
È qui che può diventare interessante mettere in dialogo la teoria della ConCuranza da me elaborata con una nuova generazione di strumenti di misurazione territoriale.
La ConCuranza, nel Trattato Generale della ConCuranza, viene presentata come un paradigma di intelligenza collettiva cooperante: non più soltanto la competizione fra individui, organizzazioni e territori, ma la capacità di costruire reti, reciprocità, fiducia e azione coordinata intorno al bene comune. 
La Performetrica che ho sviluppato si muove invece sul terreno della misurazione delle performance dei sistemi complessi e, in particolare, della reputazione di territori, istituzioni, organizzazioni e comunità. Una fonte dedicata al mio lavoro segnala inoltre l'impiego di 15 indicatori chiave organizzati in cinque grandi filoni per l'analisi reputazionale territoriale. 
La sfida, oggi, consiste nel fare un passo ulteriore: trasformare questi concetti in una vera tecnologia di governo del territorio.
Il problema: l'entropia territoriale.
Un'area interna o un'isola minore non entra necessariamente in crisi perché manca una singola risorsa. Può entrare in crisi perché le sue risorse smettono di essere connesse.
Un giovane se ne va. La scuola perde iscritti. Il medico arriva meno frequentemente. Il negozio chiude. Diminuisce il trasporto pubblico. Le abitazioni rimangono vuote. Le imprese fanno più fatica a trovare personale. I servizi diventano più costosi. Il territorio diventa meno attrattivo. La percezione esterna peggiora. E il processo alimenta se stesso.
Questo è ciò che possiamo definire, operativamente, entropia territoriale: l'aumento della frammentazione, della distanza, della perdita di connessioni e della dispersione delle risorse.
Non si tratta di utilizzare l'entropia soltanto come metafora. Possiamo costruire una misura sintetica.
 gli indicatori territoriali normalizzati e con  il loro peso: rappresentano l'Indice di Entropia Territoriale.
Gli indicatori possono riguardare demografia, accessibilità, servizi, economia, ambiente, capitale sociale, reputazione e capacità istituzionale.
L'indice cresce quando aumentano le condizioni di fragilità e disconnessione.
Ma l'obiettivo non è semplicemente misurare il problema.
È misurare la capacità del territorio di reagire.
La neghentropia come capacità di ricomposizione
La neghentropia può essere tradotta, in termini di policy, nella capacità di un sistema territoriale di generare ordine, connessione, cooperazione e informazione a partire dalla propria complessità.
Possiamo quindi definire un indice di neghentropia:
sono variabili positive — cooperazione, accessibilità, qualità dei servizi, partecipazione, innovazione, attrattività, fiducia — e i relativi pesi.
Il rapporto fra le due grandezze produce una prima misura strategica:
 utilizzato per evitare divisioni per zero.
Non sarebbe un “voto” al territorio, bensì un indicatore di equilibrio: quanto la capacità di ricomposizione del sistema riesce a compensare le forze disgregative.
Questa distinzione è fondamentale.
Un territorio può avere problemi demografici molto seri e contemporaneamente possedere una straordinaria capacità cooperativa. Se misuriamo soltanto lo spopolamento, vediamo il problema ma non vediamo la risorsa con cui affrontarlo.
Dalla ConCuranza alla politica territoriale
La vera innovazione consisterebbe allora nel passare da una politica fondata sui singoli progetti a una politica fondata sulle connessioni fra progetti.
Un finanziamento per il turismo, isolato dal trasporto, produce un risultato.
Un investimento sulla scuola, isolato dall'abitazione e dalla sanità, produce un risultato.
Una fibra ottica senza imprese, formazione e servizi digitali non produce un'infrastruttura.
Ma quando questi elementi vengono collegati, nasce un ecosistema.
È precisamente qui che il paradigma della ConCuranza può diventare interessante: progettare il territorio come una rete di relazioni performanti, anziché come una somma di opere.
La stessa Strategia Nazionale per le Aree Interne ha individuato nei servizi essenziali — istruzione, salute e mobilità — e nelle opportunità di lavoro alcuni dei nodi fondamentali del riequilibrio territoriale. 
I dati più recenti confermano la persistenza del problema. Secondo Istat, nel 2025 le aree interne comprendevano circa 13,3 milioni di residenti; le proiezioni indicano una riduzione a circa 11,8 milioni entro il 2050, con una diminuzione media annua prevista più intensa rispetto ai centri. 
La questione, dunque, non è marginale.
È una delle grandi questioni strutturali italiane.
Il cruscotto della ConCuranza territoriale
La proposta è costruire un Territorial ConCuranza Dashboard, articolato in quattro famiglie.
1. Entropia territoriale
E1 — Entropia demografica
Misura la pressione esercitata dalla perdita di popolazione: nel periodo di osservazione.
E2 — Entropia dell'accessibilità
 è il tempo medio necessario per raggiungere i servizi essenziali.
E3 — Entropia dei servizi
 rappresenta la disponibilità normalizzata dei servizi essenziali.
E4 — Entropia economica
 è un indice normalizzato di diversificazione economica. Maggiore concentrazione significa maggiore vulnerabilità.
E5 — Entropia relazionale
Qui entra la teoria dei grafi.
Se il territorio è rappresentato da una rete 
, possiamo misurare la densità
e definire una misura semplice di disconnessione:
Non significa che tutti debbano essere collegati con tutti. Significa misurare quanto il sistema dipenda da pochi nodi e quanto siano fragili le connessioni.
2. Neghentropia
N1 — Cooperazione istituzionale
 sono le collaborazioni operative fra enti, imprese, associazioni, università e comunità.
N2 — Capitale sociale
misurando la quota di relazioni territoriali caratterizzate da reciprocità.
N3 — Rigenerazione economica
 rappresentano iniziative imprenditoriali.
N4 — Capacità di innovazione
 comprende progetti digitali, energetici, sociali, produttivi e organizzativi.
N5 — Attrattività residenziale
che consente di osservare se il territorio riesce a trasformare la propria attrattività in nuovi residenti.
3. Performetrica territoriale
La terza dimensione non misura soltanto ciò che il territorio possiede, ma ciò che riesce a fare con ciò che possiede.
La logica è quella della produttività sistemica.
Due territori possono ricevere la stessa quantità di risorse e produrre risultati molto diversi.
La Performetrica serve precisamente a osservare questa differenza.
Tra gli indicatori possono rientrare:
qualità amministrativa;
tempi di attuazione;
capacità di attrarre investimenti;
occupazione;
innovazione;
qualità dei servizi;
reputazione;
partecipazione;
permanenza dei giovani;
capacità di costruire partenariati.
4. Entropia sistemica
Il livello superiore è rappresentato dalla Entropia territoriale, che non deve essere intesa come una semplice somma di problemi.
È l'interazione fra problemi.
Una perdita demografica può produrre una perdita di servizi; la perdita di servizi può generare nuova emigrazione; l'emigrazione riduce la base imprenditoriale; la riduzione delle imprese riduce il gettito e l'occupazione; tutto questo può deteriorare la reputazione.
La funzione può essere rappresentata attraverso una matrice di interdipendenza:
ME=∑i=1n∑j=1nai
 misura quanto il problema 
 influenza il problema 
È questa la differenza fra contare i problemi e governare la complessità.
L'algoritmo
Il sistema potrebbe funzionare in sette passaggi.
Primo: acquisizione dei dati da fonti statistiche ufficiali, amministrative e territoriali.
Secondo: normalizzazione degli indicatori su scala 0-100:
Zi=100xi−xmin xmax−xmin
Per gli indicatori negativi la scala viene invertita.
Terzo: attribuzione dei pesi mediante Analytic Hierarchy Process, Delphi o pesatura partecipata.
Quarto: calcolo degli indici E, N e P.
Quinto: costruzione della rete territoriale e individuazione dei nodi critici.
Sesto: simulazione degli interventi.
Settimo: verifica annuale dello scostamento fra risultato previsto e risultato osservato.
Il territorio diventa così un sistema osservabile nel tempo.
Non si finanzia semplicemente un progetto: si misura quale effetto produce sulla rete territoriale.
Un caso concreto: Ustica
Prendiamo una piccola isola italiana: Ustica.
È un caso particolarmente interessante perché concentra, in uno spazio limitato, molte delle problematiche tipiche delle isole minori: scala demografica ridotta, dipendenza dalla connettività esterna, stagionalità, necessità di garantire servizi essenziali e difficoltà nel costruire economie sufficientemente diversificate.
I dati disponibili mostrano una popolazione di 1.319 residenti a fine 2024, 671 famiglie e un'età media di 48,9 anni. Nel 2024 il saldo naturale è stato negativo di 9 unità, mentre quello migratorio è stato positivo di 19, determinando un saldo complessivo positivo di 10 unità. 
Il dato è istruttivo: il territorio non può essere letto soltanto attraverso la natalità. Una parte della dinamica demografica dipende dalla capacità di attrarre e trattenere persone.
Il progetto pilota potrebbe quindi partire da una fotografia iniziale costruita su dati reali e completata da rilevazioni locali.
Immaginiamo, a fini esclusivamente dimostrativi, una normalizzazione iniziale:
Dimensione    Indicatore    Valore indice 0-100*
Entropia    Demografia    62
Entropia    Accessibilità    71
Entropia    Servizi    58
Entropia    Diversificazione economica    67
Entropia    Dipendenza dalla stagionalità    79
Neghentropia    Cooperazione locale    43
Neghentropia    Innovazione    36
Neghentropia    Attrattività residenziale    51
Neghentropia    Capitale sociale    64
Performetrica    Capacità attuativa    48
* Valori simulati, non statistiche ufficiali. Servono esclusivamente a mostrare il funzionamento del modello.
Il primo risultato non sarebbe quindi “Ustica è fragile”.
Sarebbe qualcosa di più utile: quali meccanismi producono la fragilità e quali risorse locali possono spezzarli?
Il programma di rigenerazione
Da questo cruscotto potrebbe nascere un programma articolato in cinque assi.
Primo asse: abitare.
Creare un mercato permanente della residenzialità, recuperando immobili inutilizzati e collegando abitazione, lavoro da remoto, servizi e formazione.
Secondo asse: servizi.
Costruire un sistema integrato di telemedicina, assistenza domiciliare, servizi educativi, trasporto intelligente e sportelli digitali.
Terzo asse: economia.
Ridurre la dipendenza dalla sola stagione turistica attraverso pesca, agricoltura di qualità, ricerca marina, cultura, formazione, turismo scientifico e lavoro digitale.
Quarto asse: energia e ambiente.
Trasformare la condizione insulare in un laboratorio di autosufficienza energetica, gestione intelligente dell'acqua, economia circolare e tutela degli ecosistemi.
Quinto asse: reputazione e identità.
La reputazione non deve diventare pubblicità. Deve essere la conseguenza misurabile di ciò che il territorio è capace di fare.
La Performetrica può quindi collegare performance reale e percezione esterna: residenti, emigrati, visitatori, imprese, istituzioni e media.
È una prospettiva coerente con l'impostazione attribuita agli studi di Alvisi, nei quali la reputazione viene trattata come una componente misurabile della performance territoriale. 
Dalla competizione fra territori alla cooperazione fra territori
Il punto decisivo, tuttavia, è un altro.
Un'isola non deve necessariamente competere con tutte le altre isole.
Un piccolo comune montano non deve necessariamente diventare una piccola città.
Una comunità interna non deve imitare una metropoli.
La strategia potrebbe essere opposta: diventare nodo di una rete più grande.
Ustica potrebbe essere connessa con Palermo, con le altre isole, con università e centri di ricerca, con imprese tecnologiche, con reti culturali e scientifiche mediterranee.
Un comune appenninico potrebbe collegarsi con altri comuni per sanità, scuola, trasporto, servizi digitali, marketing territoriale e acquisti.
In questo modo la piccola dimensione non sarebbe più soltanto un limite.
Potrebbe diventare un vantaggio organizzativo.
E' precisamente la logica della rete: ciò che un nodo non può fare da solo può essere realizzato dal sistema.
Il vero obiettivo: produrre futuro
La rigenerazione delle aree interne non può essere ridotta alla conservazione.
Conservare un territorio senza creare nuove condizioni di vita significa, alla lunga, conservare anche il processo di declino.
Serve invece una politica capace di trasformare la fragilità in informazione, l'informazione in decisione, la decisione in cooperazione e la cooperazione in performance.
Il cruscotto proposto avrebbe dunque una funzione molto concreta.
Ogni anno dovrebbe poter rispondere a dieci domande:
Stiamo perdendo o guadagnando popolazione?
I servizi stanno diventando più accessibili?
Le imprese stanno aumentando la propria diversificazione?
I giovani stanno trovando opportunità?
Le risorse pubbliche stanno producendo risultati?
Le istituzioni stanno cooperando?
La rete territoriale si sta rafforzando?
La reputazione sta migliorando perché migliorano realmente le performance?
La stagionalità sta diminuendo?
Il territorio sta diventando più capace di generare futuro con le proprie risorse?
Questa potrebbe essere la vera applicazione territoriale della ConCuranza: non una nuova etichetta per vecchie politiche, ma un sistema di osservazione e coordinamento capace di mettere in relazione persone, istituzioni, imprese, conoscenze, infrastrutture e ambiente.
La SNAI ha già dimostrato che le aree interne devono essere affrontate attraverso una combinazione di servizi essenziali e sviluppo locale; Istat continua a documentare la specificità demografica e territoriale di queste aree e la necessità di strumenti multidimensionali di osservazione. 
Il passo successivo potrebbe essere costruire una vera contabilità della vitalità territoriale.
Non soltanto quanto un territorio produce.
Non soltanto quanto riceve.
Ma quanto riesce a connettere.
Perché la grande risorsa delle aree fragili italiane potrebbe non essere nascosta in ciò che ancora possiedono.
Potrebbe essere nascosta nella capacità di mettere finalmente in relazione ciò che già possiedono.
Ed è in questa prospettiva che le fonti consultate documentano invece il nucleo concettuale: ConCuranza come intelligenza collettiva cooperante e costruzione di reti; Performetrica come misurazione delle performance e della reputazione dei sistemiiva che il passaggio dall'entropia alla neghentropia diventa una possibile agenda di rigenerazione: trasformare la dispersione in rete, la solitudine in cooperazione, la fragilità in resilienza, la reputazione in capitale fiduciario e la molteplicità delle risorse in un'unica capacità collettiva di produrre futuro. 

*PhD in Scienze Diplomatiche e Geopolitica Internazionale. Accademico Pontificio. Pro Rettore dell'Ateneo Internazionale HEPG di Ginevra. Diplomatico e Political Advisor per la Pace e i Diritti Umani

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L'invito:

UMANOICI O TRANSUMANI? A Roma il dilemma che decide il nostro futuro

Venerdì 23 ottobre, con Mauro Alvisi e Raffaele Mortelliti allo Spazio Teodosio di Roma, in via Cassiodoro 1b adiacente Piazza Cavour, una giornata per affrontare la questione più urgente del nostro tempo. Alle ore 10.00 incontro riservato a scuole e università, alle 18.30 apertura alla cittadinanza. Ingresso libero.

Titolo dell'appuntamento "Umanoici o Transumani? Morte e resurrezione dell'uomo" Protagonisti Mauro Alvisi e Raffaele Mortelliti, autori de L'Umanoico e Scongiurare l'Abisso, già insignito della Targa Toscana del Premio Magna Grecia 2026.

Al centro, un allarme che oggi divide il mondo: c'è chi annuncia che entro sei mesi, un anno, un'intelligenza artificiale fuori controllo potrà mettere sotto scacco l'intera rete e con essa l'umanità. Un allarmismo virale, a cui altri scienziati rispondono denunciando una psicosi sconsiderata.

In questo scontro di narrazioni, Alvisi e Mortelliti portano un terzo paradigma: l'"Umanoico"

Non siamo condannati a essere oggetti della tecnologia, controllati e resi schiavi da essa. Possiamo tornare a essere soggetti agenti, capaci di governarla. Umanoico significa questo: integrare il linguaggio della macchina senza farsi integrare da essa, usare l'AI restando umani.

Dall'altra parte, il Transumanesimo: la trasformazione progressiva dell'essere umano non solo in un linguaggio ibrido con la macchina, ma in un corpo ibrido, dove protesi, chip e interfacce diventano parte della nostra stessa struttura biologica.

È la frontiera drammatica che sta spostando l'asse del mondo. Saremo ancora uomini o già altro?

A queste domande, Alvisi e Mortelliti daranno risposte concrete, filosofiche e politiche, davanti agli studenti al mattino e ai cittadini la sera.

Un appuntamento da non mancare.

Per informazioni e contatti  3930303939
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Categoria
italia/mondo

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