Da Roma in linea Mauro Alvisi. Riequilibrio Aree interne e isole minori

Riequilibrio Aree interne e isole minori

di Mauro Alvisi*

Programma nazionale di riequilibrio territoriale delle Aree Interne e delle Isole Minori, nel quale demografia, sanità, scuola, mobilità, lavoro, servizi digitali e capacità amministrativa vengono trattati come un unico sistema.

Un punto di partenza importante è che una struttura istituzionale esiste già: la Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI) è stata confermata per il ciclo 2021-2027 e il PSNAI aggiornato nel luglio 2025 individua proprio servizi socio-sanitari, istruzione, mobilità e sviluppo locale come assi fondamentali. 
Inoltre, dal 2023 esiste una Cabina di regia nazionale per coordinare i diversi livelli di governo.

Il problema, quindi, non è necessariamente inventare da zero una nuova strategia: è trasformare una pluralità di programmi, competenze e risorse in una macchina permanente di rigenerazione territoriale, capace di arrivare fino al singolo comune.

Una possibile architettura: “Piano nazionale di riequilibrio delle aree interne”
La definirei come una strategia a 7 fasi, con un principio molto semplice:

prima misurare il territorio, poi mettere in sicurezza i servizi essenziali, quindi riattivare la comunità, creare economia e infine consolidare il nuovo equilibrio.

Piano nazionale di riequilibrio e rigenerazione delle aree interne
1. Premessa: dal contrasto allo spopolamento alla ricostruzione della capacità territoriale
Le aree interne italiane non devono essere considerate esclusivamente come territori da “salvare” dallo spopolamento.

La questione è più ampia: in molti territori periferici si è progressivamente indebolita la capacità complessiva di garantire servizi, attrarre persone, generare lavoro, mantenere presìdi sanitari e scolastici, sostenere le amministrazioni locali e trasformare le risorse territoriali in opportunità economiche.

La risposta deve pertanto passare da una logica di singolo intervento a una logica di sistema territoriale.

L'obiettivo non è riportare artificialmente ogni comune alla popolazione del passato, ma costruire condizioni nelle quali vivere, lavorare, studiare, curarsi e invecchiare nelle aree interne torni ad essere concretamente possibile.

2. Il principio guida: un “cruscotto territoriale” permanente
Ogni area interna dovrebbe disporre di un cruscotto pubblico, aggiornato periodicamente, composto almeno da otto dimensioni:

demografia;

sanità e assistenza sociale;

istruzione;

mobilità;

connettività digitale;

economia e occupazione;

servizi amministrativi;

capitale sociale e partecipazione civica.

A ogni dimensione dovrebbero corrispondere indicatori misurabili.

Per esempio:

tempo medio necessario per raggiungere un pronto soccorso;

presenza di medicina territoriale;

disponibilità di medici e personale sanitario;

distanza dai servizi scolastici;

frequenza e affidabilità del trasporto pubblico;

accessibilità digitale;

numero di imprese attive;

tasso di occupazione;

popolazione giovane;

abitazioni disponibili;

capacità progettuale del comune;

tempi di risposta amministrativa;

numero di associazioni e reti civiche operative.

Non si tratta di creare una nuova graduatoria dei comuni, ma di costruire una diagnosi dinamica del territorio.

3. Fase zero – La mappatura dello stato critico
Durata indicativa: 6 mesi.

Ogni territorio dovrebbe essere classificato non soltanto sulla base della distanza geografica dai servizi, ma sulla base della propria effettiva capacità di funzionamento.

Si potrebbero individuare quattro condizioni:

stabile;

fragile;

critica;

critica acuta.

La classificazione dovrebbe essere multidimensionale.

Un comune potrebbe, ad esempio, avere una situazione demografica molto critica ma una buona capacità economica; un altro potrebbe avere una popolazione ancora relativamente stabile ma essere in emergenza sanitaria o amministrativa.

Questo evita l'errore di trattare tutti i territori interni come se fossero uguali.

4. Fase uno – Mettere in sicurezza i servizi fondamentali
Durata: 12-24 mesi.

Prima di parlare di attrazione turistica, borghi, innovazione o investimenti, occorre garantire un livello minimo di cittadinanza.

Le priorità dovrebbero essere:

Sanità
medicina territoriale;

assistenza domiciliare;

telemedicina quando appropriata;

diagnostica di prossimità;

trasporto sanitario;

integrazione socio-sanitaria;

collegamento strutturato con gli ospedali di riferimento;

incentivi per rendere sostenibile la presenza dei professionisti sanitari.

Le linee guida nazionali per le aree interne già prevedono un rafforzamento dell'assistenza territoriale, dell'integrazione sociosanitaria e del trasferimento di alcune funzioni dall'ospedale al territorio e al domicilio.

Scuola
Occorre superare la semplice logica della sopravvivenza dei singoli plessi.

Il criterio dovrebbe essere:

dove possibile, scuola di prossimità; dove non possibile, rete scolastica territoriale con trasporto garantito, servizi digitali e attività integrative.

Mobilità
Un'area interna non può essere considerata accessibile soltanto perché una strada la collega a un centro maggiore.

Bisogna misurare il tempo effettivo di accesso ai servizi.

La SNAI stessa individua istruzione, mobilità e servizi socio-sanitari come nuclei essenziali della politica territoriale.

5. Fase due – Costruire il “Patto territoriale”
Ogni area dovrebbe costituire una rete permanente composta da:

comuni;

unioni di comuni e comunità montane, dove esistenti;

regione;

ASL;

scuole;

università;

imprese;

cooperative;

associazioni;

fondazioni;

organizzazioni del terzo settore;

cittadini;

soggetti eventualmente individuati come partner tecnici.

Qui entra il concetto di intelligenza sociale.

Non significa sostituire le istituzioni con la società civile.

Significa mettere in relazione le conoscenze che normalmente rimangono separate.

Il sindaco conosce i problemi amministrativi.

Il medico conosce quelli sanitari.

L'insegnante conosce quelli educativi.

L'associazione conosce quelli sociali.

L'impresa conosce quelli economici.

Gli abitanti conoscono i problemi quotidiani.

Il piano deve trasformare questa conoscenza dispersa in capacità decisionale condivisa.

6. Fase tre – L'Unità territoriale di progetto
Questo potrebbe essere uno degli elementi più innovativi.

Non tutti i piccoli comuni possiedono personale sufficiente per progettare, finanziare, realizzare e monitorare programmi complessi.

Occorre quindi creare una struttura tecnica sovracomunale:

Unità Territoriale per la Rigenerazione delle Aree Interne.

Una piccola squadra professionale potrebbe comprendere:

project manager;

esperto di fondi europei e nazionali;

esperto amministrativo;

esperto di servizi sociali e sanitari;

esperto di sviluppo economico;

esperto di dati e monitoraggio.

La struttura lavorerebbe per una pluralità di comuni.

In questo modo si sposta il problema dalla domanda:

“Come può un piccolo comune fare tutto?”

alla domanda:

“Come può un territorio condividere una capacità tecnica che nessun piccolo comune potrebbe sostenere da solo?”

Questo è coerente con l'impostazione della SNAI, che attribuisce importanza alla cooperazione tra diversi livelli istituzionali e all'associazionismo dei comuni.

7. Fase quattro – Il ritorno del capitale umano
Il tema dei giovani e dei “cervelli in fuga” non dovrebbe essere affrontato soltanto cercando di convincere chi è partito a tornare.

Occorre creare un mercato territoriale del capitale umano.

Tre programmi potrebbero essere integrati:

A. Rientro
Incentivi e servizi per professionisti e famiglie che desiderano rientrare.

B. Residenza temporanea
Programmi per ricercatori, professionisti, lavoratori da remoto, giovani imprenditori e studenti che possano trascorrere periodi significativi nelle aree interne.

C. Connessione con gli emigrati
Creazione di una rete degli italiani originari delle aree interne residenti altrove.

Una persona che vive a Milano, Torino, Bologna, Roma o all'estero non deve essere considerata necessariamente “persa”.

Può diventare:

investitore;

mentor;

professionista collegato;

donatore;

imprenditore;

formatore;

ambasciatore del territorio.

La domanda diventa quindi:

come trasformare la diaspora in una rete economica e culturale del territorio?

8. Fase cinque – Economia territoriale
Non bisogna puntare esclusivamente sul turismo.

Un territorio interno può sviluppare contemporaneamente:

agricoltura di qualità;

trasformazione agroalimentare;

silvicoltura sostenibile;

artigianato;

servizi digitali;

lavoro remoto;

assistenza alla persona;

economia sociale;

energia;

manutenzione del territorio;

cultura;

turismo;

filiere locali;

servizi ambientali.

La regola dovrebbe essere:

non chiedere “quale attività possiamo portare qui?”, ma “quali combinazioni di attività possono rendere economicamente sostenibile questo territorio?”

9. Fase sei – Laboratori territoriali di intelligenza collettiva
Ogni area potrebbe disporre di un laboratorio permanente.

Non un convegno.

Non un tavolo burocratico.

Un luogo fisico e digitale nel quale:

si raccolgono problemi;

si elaborano soluzioni;

si verificano dati;

si sperimentano progetti;

si coinvolgono cittadini;

si valutano i risultati.

Qui possono essere coinvolte anche associazioni e realtà civiche territoriali, compresa l'associazione indicata come “SVIMAR”, perchè il soggetto possiede effettivamente caratteristiche coerenti con questo ruolo.

10. Fase sette – Contratto di performance territoriale
Il passaggio decisivo dovrebbe essere questo.

I finanziamenti non dovrebbero essere valutati soltanto sulla quantità di denaro speso.

Ogni area dovrebbe avere 10-20 obiettivi misurabili su un orizzonte di 3-5 anni.

Per esempio:

riduzione dei tempi di accesso ai servizi sanitari;

aumento della popolazione giovane;

aumento dei posti di lavoro;

aumento delle imprese attive;

miglioramento dell'accessibilità;

aumento dell'assistenza domiciliare;

riduzione della popolazione scolastica persa;

aumento delle abitazioni effettivamente utilizzate;

incremento della capacità amministrativa;

aumento della partecipazione civica.

Il finanziamento diventerebbe così collegato a una performance territoriale verificabile.

11. La governance
La struttura potrebbe essere organizzata su quattro livelli.

Livello nazionale
Cabina di regia, ministeri competenti, Dipartimento per le politiche di coesione.

Livello regionale
Programmazione, integrazione delle politiche e coordinamento con sanità, trasporti, scuola e sviluppo economico.

Livello territoriale
Aggregazione di comuni e gestione della strategia d'area.

Livello civico
Associazioni, imprese, terzo settore, università e cittadini.

La Cabina di regia nazionale già prevista dalla SNAI ha precisamente funzioni di indirizzo, coordinamento, monitoraggio e raccordo tra diversi livelli di governo.

Il punto innovativo sarebbe quindi collegare questa architettura istituzionale a una vera infrastruttura permanente di intelligenza territoriale.

12. Un modello operativo 100-1000-10000
Per renderlo concreto, si potrebbe immaginare una sperimentazione progressiva.

I primi 100 territori
Selezionare un gruppo di aree rappresentative del Nord, Centro, Sud e Isole.

I primi 1.000 comuni
Costruire una rete nazionale di comuni e territori che condividano strumenti, dati, progettazione e capacità amministrativa.

I primi 10.000 progetti
Non grandi opere necessariamente.

Piccoli interventi concreti, verificabili e rapidamente realizzabili:

trasporto a chiamata;

ambulatori;

servizi domiciliari;

recupero di immobili;

spazi per giovani;

coworking;

servizi digitali;

mense scolastiche;

mobilità scolastica;

servizi per anziani;

assistenza alle imprese;

connessioni digitali;

manutenzione del territorio.

La logica sarebbe:

grande strategia nazionale + moltissimi interventi territoriali piccoli, coordinati e misurabili.

13. La regola dei tre tempi
Ogni intervento dovrebbe essere classificato in tre orizzonti.

0-12 mesi: emergenza

Ripristinare i servizi minimi e risolvere i problemi più urgenti.

1-3 anni: trasformazione

Creare servizi condivisi, imprese, occupazione, infrastrutture sociali e capacità amministrativa.

3-10 anni: riequilibrio

Modificare le traiettorie demografiche, economiche e sociali.

Questo è fondamentale perché lo spopolamento non può essere invertito con un singolo progetto finanziato per 18 mesi.

14. L'idea centrale
Il paradigma dovrebbe quindi passare:

dalla marginalità alla centralità territoriale;

dalla competizione tra piccoli comuni alla cooperazione tra territori;

dal finanziamento del progetto alla performance del territorio;

dalla semplice partecipazione alla vera intelligenza collettiva;

dalla gestione dell'emergenza alla programmazione decennale.

La SNAI nasce già con l'obiettivo di migliorare servizi e opportunità economiche e di contrastare spopolamento e marginalizzazione. 
La questione ora è costruire un livello operativo capace di trasformare questa impostazione in una macchina permanente di attuazione, apprendimento e correzione.

15. Il primo passo concreto
Non partirei da un enorme documento nazionale.

Partirei da una sperimentazione di 12 mesi in 3-5 aree interne, selezionate in modo da rappresentare situazioni diverse.

Per ciascuna area:

diagnosi territoriale;

cruscotto degli indicatori;

mappa dei soggetti;

identificazione dei 10 problemi prioritari;

costituzione dell'unità tecnica;

costituzione del patto territoriale;

individuazione di 20 interventi immediati;

definizione degli obiettivi triennali;

sistema pubblico di monitoraggio;

valutazione dopo 12 mesi.

Se il modello dimostra di funzionare, può essere progressivamente esteso.

La vera innovazione, in definitiva, non sarebbe un nuovo “piano per i borghi”. Sarebbe creare una infrastruttura nazionale di intelligenza territoriale capace di mettere insieme Stato, Regioni, Comuni, comunità locali, imprese, università e società civile e di trasformare questa conoscenza collettiva in decisioni, progetti e risultati misurabili.

C'è inoltre un elemento molto interessante per sviluppare questa idea: il PSNAI 2021-2027 già prevede una lettura integrata delle aree interne, indicatori di risultato, linee guida su salute, istruzione, mobilità e associazionismo e una nuova governance. 
Quindi il progetto che descrivi potrebbe essere costruito non in contrapposizione alla SNAI, ma come suo livello operativo e partecipativo, una sorta di “cruscotto di intelligenza territoriale” che trasformi le strategie nazionali in cicli continui di diagnosi → intervento → misurazione → correzione.

 

*PhD in Scienze Diplomatiche e Geopolitica Internazionale. Accademico Pontificio. Pro Rettore dell'Ateneo Internazionale HEPG di Ginevra. Diplomatico e Political Advisor per la Pace e i Diritti Umani

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L'invito:

UMANOICI O TRANSUMANI? A Roma il dilemma che decide il nostro futuro

Venerdì 23 ottobre, con Mauro Alvisi e Raffaele Mortelliti allo Spazio Teodosio di Roma, in via Cassiodoro 1b adiacente Piazza Cavour, una giornata per affrontare la questione più urgente del nostro tempo. Alle ore 10.00 incontro riservato a scuole e università, alle 18.30 apertura alla cittadinanza. Ingresso libero.

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Al centro, un allarme che oggi divide il mondo: c'è chi annuncia che entro sei mesi, un anno, un'intelligenza artificiale fuori controllo potrà mettere sotto scacco l'intera rete e con essa l'umanità. Un allarmismo virale, a cui altri scienziati rispondono denunciando una psicosi sconsiderata.

In questo scontro di narrazioni, Alvisi e Mortelliti portano un terzo paradigma: l'"Umanoico"

Non siamo condannati a essere oggetti della tecnologia, controllati e resi schiavi da essa. Possiamo tornare a essere soggetti agenti, capaci di governarla. Umanoico significa questo: integrare il linguaggio della macchina senza farsi integrare da essa, usare l'AI restando umani.

Dall'altra parte, il Transumanesimo: la trasformazione progressiva dell'essere umano non solo in un linguaggio ibrido con la macchina, ma in un corpo ibrido, dove protesi, chip e interfacce diventano parte della nostra stessa struttura biologica.

È la frontiera drammatica che sta spostando l'asse del mondo. Saremo ancora uomini o già altro?

A queste domande, Alvisi e Mortelliti daranno risposte concrete, filosofiche e politiche, davanti agli studenti al mattino e ai cittadini la sera.

Un appuntamento da non mancare.

Per informazioni e contatti  3930303939
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Categoria
italia/mondo

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