Da Roma Ciro Maddaloni. La Nato e la teoria della vittoria
La Nato e la teoria della vittoria
di Ciro Maddaloni*
La strategia della NATO per difendere la libertà dei paesi membri. In occasione del Forum sulla sicurezza di Varsavia, il generale Alexis G. Grynkewich, comandante supremo alleato in Europa (Supreme Allied Commander Europe - SACEUR) della NATO, ha presentato la "Teoria della vittoria" come viene intesa dalla NATO.
Il piano è basato sulla strategia dell’Alleanza per la deterrenza e la difesa dell’area Euro-Atlantica (Deterrence and Defence of the Euro-Atlantic Area - DDA), che è stato concepito per scoraggiare l’aggressione, o sconfiggere in modo decisivo, qualsiasi attacco contro il territorio della NATO. Si tratta di una strategia di difesa basata su una opposizione ferma e decisa a qualsiasi azione offensiva nei confronti dell'Alleanza o di uno dei paesi membri. La strategia operativa fondamentale è quella di “Bloccare, Contrastare, Spezzare” qualsiasi azione ostile.
Il gen. Grynkewich ha delineato le tre fasi fondamentali della visione della NATO in materia di guerra difensiva.
La prima fase consiste nel bloccare l’aggressore (punto di contatto). In questa fase le forze terrestri intervengono per dominare e bloccare le formazioni d’assalto nemiche nel punto di contatto, per contrastare l’occupazione ostile di territorio. Le forze aeree, marittime, spaziali e cibernetiche assicurano rapidamente la superiorità nello spazio di battaglia per impedire al nemico di mantenere il controllo del terreno.
La seconda fase prevede il “blunt” (slancio offensivo). Avvalendosi di effetti multidominio, reti di sensori in tempo reale e sistemi autonomi, le forze della NATO opereranno per sopraffare le formazioni nemiche nel loro tentativo di avanzamento fino al livello tattico, arrestando le successive offensive.
La terza fase prevede Il “mecha break” (sistema di combattimento basato su mobilità e ruoli tattici). Se l’attacco dovesse persistere, la NATO prenderà di mira il sistema operativo di combattimento del nemico nel suo complesso, distruggendo il comando, le linee di rifornimento e le capacità di sostegno attraverso una combinazione di munizioni ad alta precisione, informazioni provenienti dai satelliti e informazioni intelligence.
Il gen. Grynkewich ha poi ricordato che “La NATO prende di mira solo le forze che la attaccano, l’onere e il peso morale dell’escalation ricadono interamente sull’aggressore, questo perché la NATO ha esclusivamente finalità difensive”.
La NATO non ha obiettivi di conquistare territori nemici, né di infliggere una sconfitta strategica, ma si pone come unico scopo quello di rendere il nemico incapace di continuare a combattere e attaccare i Paesi membri.
Inoltre la NATO mantiene aperte le linee di comunicazione per evitare malintesi, sottolineando che il suo obiettivo rimane “la deterrenza e la pace attraverso la forza”.
All’intervento del gen. Grynkewich è seguita una sessione di domande e risposte.
A domanda specifica Grynkewich ha dichiarato di aver reso pubblica la teoria delle modalità di reazione della NATO per rassicurare il “miliardo di cittadini” che vivono nei Paesi membri, di fronte alle crescenti minacce ibride (sabotaggio, incendi dolosi), perpetrati da forze ostili.
Per quanto riguarda invece la guerra in Ucraina, Grynkewich ha evidenziato come si sia arrivati ad una “stabilità sul campo di battaglia”. Le forze ucraine sono riuscite a stabilizzare la linea del fronte grazie allo spirito combattivo e alle innovazioni che sono riusciti a sviluppare per contrastare la superiorità numerica dell’aggressore russo. Il popolo ucraino ha mostrato un grado di resilienza e coraggio che ha consentito loro di contrastare e bloccare le pretese egemoniche della Russia, nonostante le difficili condizioni sul teatro di guerra e gli attacchi russi a lungo raggio contro le infrastrutture energetiche e civili delle città ucraine.
Per queste ragioni Grynkewich si è detto fiducioso che la determinazione dell’Ucraina resisterà per tutto l’inverno prossimo. (GD)
*Esperto di eGovernment internazionale