USTICA, la Falconiera. Poesia di Ettore Resta

USTICA , la Falconiera.

di Ettore Resta

Dove or dimorano ulivi nani dal vento piegati, 

ed i ciuffi spigati di anici selvatici, 

la sofferenza maggiore fu l’acqua. 

Scavati nella roccia rigagnoli, gronde, cisterne, vasche di raccolta ovunque possibili, 

anche sulla cima di vecchio muschio 

invasa ove l’orizzonte intorno è infinito.

Ogni cosa detta l’operosità di un popolo 

ch’ebbe da sopravvivere. 

Lo scavo di giallo tufo dette loro alloggio, 

gradini or consumati d’uso, tombe e cisterne 

unitamente alle strutture dette lor vita e vivere. 

Or col mio passar ricalco i lor cammini, 

e col mio calpestio sembra sprofondarli.

Mi fermo, guardo: con lo sguardo sento d’interrogare 

quella tenera roccia, ed essa grata mi rivela il riungere 

da millenni l’acqua stillante da così alta roccia 

e parte del passato

con l’eco della brezza del vento e col garrire 

delle sfreccianti rondini.

Quel vento che lentamente cerca di nascondere 

l’impronta dell’affannoso passato con l’aiuto dei cardi, 

delle erbe, dei sempre verdi cespugli nani 

dai rossi piccoli grappoli di rotondi frutti, 

il resto tutto è silenzio e tacita sfida.

E mentre alla Falconiera tutto è passato 

dalla valle giunge l’eco di un nuovo popolo 

che lotta per un viver diverso.

Categoria
cultura

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