Da Ravenna in linea Massimo Ristuccia 'Malaparte' 12esima ed ultima puntata
di massimo Ristuccia
LE AVVENTURE DI MALAPARTE RIVISTA TEMPO N. 37 DEL 1957. 12 parte.
La morte di Jane, con gli evitabili e qualche volta bassi pettegolezzi che ne nacquero, cerò a Malaparte in Italia un momento di brutta impopolarità. Ci fu attorno a lui un gelo, una rarefazione di amici, paragonabile forse soltanto a quel che era accaduto quando era stato arrestato e mandato al confino. E l'episodio più grave e più sintomatico successe a Capri, come conseguenza di un'intervista che lo scrittore aveva concesso ad alcuni giornallsti francesi. Raccontando storia di Jane, Malaparte aveva detto che la ragazza stata offesa a Capri dalle insinuazioni di gente bassa e volgare. Uno dei francesi scrisse invece: “Malaparte afferma che la giovane americana era offesa perchè la gente di Capri bassa è bassa e volgare. A Capri il giornale francese fu letto e creò nei capresi un'ondata di aspro risentimento: qualcuno giuró che avrebbe fatto pagare allo scrittore l’ingiusto e gratuito giudizio offensivo. E per poco le cose non si misero davvero male.
Accadde la sera di Ferragosto di quello stesso anno 1950. Malaparte era stato informato del risentimento dei capresi. Gli avevano fatto sapere che se rimetteva piede sull’isola era pronto per lui un carico di legnate, e anche peggio. Malaparte, per tutta risposta, volle tornare a Capri. Partì da Roma la sera del 13 agosto. Lo accompagnò Egle Monti: a Capo Masullo c’era già, assieme alla Montico, la sorella di Curzio Maria.
Quando lo scrittore scese dal battello alla Marina Grande fu subito chiaro che le minacce non erano vane. Attorno a Malaparte, alla sua amica e al loro bagaglio si creò immediatamente il vuoto. Nessuno volle toccare le loro valigie, come se dalla nave fosse sceso un gruppo di appestati. Le facce degli isolani erano chiuse, dure, sfuggenti. Si capiva, che la gente era trattenuta soltanto dalla sorpresa, dal disorientamento per quella comparsa improvvisa e inaspettata e che non poteva apparire altrimenti che come una sfida spavalda. Non era neppure da pensare di attraversare il paese e di arrivare a Capo Massullo per la strada del monte. E Malaparte e la sua ospite raggiunsero la casa in motoscafo, per la via del mare.
I vendicatori vennero di notte. Saranno state le undici o poco più. Malaparte e le donne erano ancora alzati e stavano in terrazza conversando, quando i cani cominciarono a dare segni di inquietudine e subito dopo si videro apparire giù per il sentiero i punti luminosi de le torce elettriche. Poi si udirono i passi e si cominciarono a sentire le voci. Malaparte disse:
“Eccoli, sono qui!».
Barricarsi in casa non era possibile, perchè le porte della villa di Capo Massullo sono tutte di vetro e agli aggressori sarebbe bastata una pietra per aprirsi la strada. E dunque, se le intenzioni di coloro che stavano arrivando erano davvero cattive, non si poteva far altro che dare battaglia. Malaparte staccò dalla parete una vecchia carabina. Le donne armarono di bastoni. E attesero. Voci e passi erano sempre più vicini: il gruppo ormai e al termine della discesa e stava per sboccare sullo spiazzo. Si udirono i primi minacciosi richiami: “Malaparte! Ma parte! ». E all'uscio del pianterreno scesero le donne.
I sopravvenuti erano circa una decina e non tutti erano capresi. Li capitanava anzi un romano: il conte Parisini. Fu lui che parlamentò con le donne. Disse che cercavano Malaparte, che volevano da lui una "spiegazione". Capri era offesa e chiedeva soddisfazione.
Egle Monti disse:
«Non vi pare d'essere in troppi? E non vi pare d'aver scelto un'ora per lo meno inopportuna? Le questioni tra gentiluomini non si regolano nel cuore della notte. Di notte vanno in giro i malfattori”.
Qualcuno nel gruppo obietto che chi aveva scritto di Capri dei capresi cose così ingiuste maligne, non poteva essere tenuto in conto di gentiluomo. Ma l'attimo della violenza era superato. La decisione con cui gruppo era partito da Capri si era smorzata. Un po' già per la strada probabilmente, nel disagio della difficoltosa mulattiera che la notte senza luna rendeva ancora più aspra e piena di intoppi, e un po' perchè la situazione di fronte alla quale gli uomini si erano trovati, quella di dover render conto a tre donne delle loro intenzioni, era certo diversa da quella che avevano immaginata, e li metteva in palese imbarazzo. Qualcuno che aveva in mano una pietra, aperse il pugno è la lasciò cadere; qualche altro fece un passo indietro e si staccò dal gruppo; il minaccioso silenzio si ruppe in diversi mormorii. Le donne capirono di aver avuto partita vinta. E infatti, dopo un altro breve parlamentare, il gruppo fece. dietro-front e se ne andò come era venuto.
Malaparte poi scrisse un articolo per chiarire il malinteso, che aveva provocato il risentimento del capresi. E tutti si misero il cuore in pace. L'episodio del tentato assalto alla villa però, qualche tempo dopo uno strascico giudiziario, tuttavia si concluse con un nulla di fatto.
Il 1950 è anche l'anno della esperienza cinematografica di Malaparte: l'anno di "Cristo Proibito". Il film ebbe all'estero molto maggiore successo che in Italia: in Francia me ne hanno parlato come di un capolavoro ». Ma per Malaparte il momento esaltante fu quello della preparazione. Infatti fece tutto lui: soggetto, sceneggiatura, dialoghi, regia. Poco mancò che facesse anche l'attore. E lui curò anche la parte musicale. Ora, c'è nel film una canzone la cui musica è davvero inquietante. Per questa musica un'amica si complimentava con lo scrittore. E Malaparte rideva divertito. Alla fine disse:
“ O non ti sei accorta, sciocca che è la musica del Salve Regina?!”.
E le ricantò la canzone con le parole dell'inno liturgico.
Tra il 1951 e il 1952 Malaparte fece un viaggio nell'America del Sud e si fermò per qualche tempo nel Cile. Tornò in Italia affascinato dalla leggenda di “Pacha Pulai” e con una nuova donna, cilena.
La leggenda di Pacha Pulai è la storia di una città misteriosa e perduta nel cuore delle Ande. Una città felice e dalle leggi perfette, a cui tutti credono nel Cile, ma che nessuno ha mai veduto. Chi la raggiunge acquista l'immortalità, e non la abbandona più. E' la Sangri-Là delle Ande cilene. Proprio nel periodo in cui Malaparte si trovava nel Cile la leggenda della città incantata era divenuta di attualità, perchè un giovane aviatore si era perduto con il suo apparecchio sulle montagne e non era stato più ritrovato, nè lui nè il suo aeroplano. Si diceva che avesse scoperto dall'alto Pacha Pulai e che vi fosse atterrato per rimanervi. E Malaparte diceva:
“Andrò a Pacha Pulai. Quando sarò vecchio e stanco andrò a Pacha Pulai». E vi dava puntamento agli amici tra quaranta, tra cinquant'anni.
La donna cilena era Rebecca ultima donna, credo, che nella vita di Malaparte. Era una delle pochissime, se non la sola, che visse proprio e abitò con lui, che gli fu accanto come una moglie, per un tempo che durò quasi due anni.
Rebecca non era bella. Era graziosa e minuscola, così minuscola che camminando Malaparte usava tenerle la palma aperta sul capo. Ed era una donna di grande sensibilità e viva intelligenza e di gentilezza squisita. Con lei Malaparte girò l'Italia e l'Europa, passò con lei il lungo soggiorno a Baden-Baden e nella Foresta Nera, la ebbe accanto a Firenze quando fece la sua esperienza di teatro lirico e curò, per il Maggio Musicale, la regia de "La fanciulla del. West", e a Venezia quando andò in scena il suo ultimo lavoro di teatro, "Anche le donne hanno perso la guerra". Per venire con lui Rebecca era fuggita da Santiago abbandonando la famiglia, il marito e una tranquilla situazione di agio.
La vicenda di Rebecca nella vita di Malaparte termina in modo crudele. E' una storia, che non racconteremo. Alla fine del 1955 la piccola Rebecca (Malaparte la chiamava “Chiquita") è tornata in America. E’ la donna "bambina" che Umberto Saba conobbe, sperduta nella grande automobile, quando incontrò Malaparte a Trieste e che ha descritto nello stupendo "Ritratto di Malaparte" che è stato pubblicato in questi giorni postumo.
Per il suo ultimo viaggio Malaparte partì nell'autunno del 1956. Andò in Russia e gli ultimi amici di casa sua che lo videro sano, furono quelli che lo incontrarono a Mosca al Festival italiano del cinema. Dalla Russia passò in Cina e fu in Cina, come si sa, mentre si trovava nelle provincie del Settentrione, che esplose la tremenda malattia che lo doveva uccidere.
In Italia è tornato nel febbraio di quest'anno, per morire.