L'indagine della procura europea, c'erano i fondi per produrre le creme...

di Davide Ferrara

Nel progetto Smiling la produzione, secondo la Procura europea, non è mai davvero esistita. Sulla carta c’era una filiera completa: recuperare i sottoprodotti dell’industria vitivinicola, trasformarli in ingredienti ad alto valore aggiunto e arrivare a cosmetici, nutraceutici e dispositivi per la cavità orale. Nei documenti si parla di crema anti-aging giorno, siero antirughe notte, gel buccale, integratori, perfino della predisposizione dei dossier per la registrazione al Ministero della Salute e per il portale europeo dei cosmetici Cpnp. 

Ma dagli atti emerge un quadro opposto: la filiera industriale e commerciale non ha mai funzionato davvero. Mentre i soldi pubblici scorrevano, dei prodotti, sul mercato, neanche l’ombra. «Un colpo durissimo inferto agli studenti - ha detto la parlamentare di FdI Carolina Varchi - ai quali è stato di fatto rubato il futuro. Depositerò una inchiesta parlamentare».

Il progetto si reggeva su una catena precisa. Bono&Ditta Spa, rappresentata da Salvatore Ditta, era la capofila del processo: doveva fornire e lavorare mosto, vinaccioli, olio di vinacciolo, bentonite e polifenoli. Lo Stebicef, diretto da Vincenzo Arizza, avrebbe dovuto occuparsi della parte scientifica e delle formulazioni. Poi entrava in scena Gesan Production Srl, riconducibile a Mauro Cudia e Sonia Cudia, con il compito di trasformare quelle formulazioni in lotti pilota, studiarne la shelf-life, predisporre il Product information file (Pif) e la documentazione per la notifica o registrazione dei prodotti. 

Il problema, secondo gli investigatori, è che questa filiera si interrompe prima ancora di partire. Dalla documentazione acquisita non risulta infatti alcun trasporto di materiali essenziali - olio di vinacciolo, polifenoli e altri derivati - verso Gesan Production, cioè proprio verso l’azienda che avrebbe dovuto produrre i cosmetici e i nutraceutici. E senza materia prima, quella produzione non poteva esistere.

Anche i numeri della materia prima non tornano. Gli atti parlano di 926 litri di olio di vinacciolo, di cui 75 litri sarebbero dovuti andare allo Stebicef per le analisi e il resto a Gesan Production. Ma secondo la ricostruzione investigativa, tutto l’olio risulta smaltito da Bono & Ditta tramite Evergreen Srl. Così, mentre il progetto accumulava relazioni finali, costi rendicontati, consulenze e spese, non emergeva alcuna prova di un mercato reale.(GDS.IT)

NOTIZIARIOEOLIE.IT 

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