Lipari-Malta, la procura: 'costi veri e corsi fantasma: l'Università di Palermo nel mirino dei pm'

di Fabio Geraci

Costi gonfiati, attività mai svolte e forniture solo sulla carta per ottenere i fondi europei. Sono queste le accuse al centro dell’inchiesta della Procura europea su una presunta truffa ai danni dell’Ue, che coinvolge ventitré tra docenti universitari, ricercatori e imprenditori legati all’Università. L’indagine, coordinata dai pm delegati dell’Eppo Gery Ferrara e Amelia Luise, ruota attorno alle figure del professore Vincenzo Arizza, direttore del dipartimento Stebicef (Scienze e Tecnologie biologiche, chimiche e farmaceutiche) e responsabile scientifico dei progetti Bythos e Smiling, e di Antonio Fabbrizio, originario del Casertano e residente a Canicattì, indicato come l’amministratore di fatto e il referente delle associazioni Progetto Giovani e Più Servizi Sicilia, che si occupavano dei servizi connessi alle attività finanziate. Fabbrizio negli anni scorsi aveva subito vari procedimenti, penali e contabili: assolto dai primi, era stato chiamato a risarcire un milione dalla Corte dei conti.

Tra gli indagati anche i professori ordinari Mirella Vazzana e Patrizia Diana; l’associato Aiti Vizzini; la ricercatrice Manuela Mauro e la docente a contratto Lucie Branwen Hornsby. Coinvolti, senza richiesta di misure cautelari, anche gli assegnisti di ricerca Luca Vecchioni e Daniela Carbone, oltre ai docenti associati Viviana De Caro, Giuseppe Avellone, Giosuè Lo Bosco e al cultore della materia Giampaolo Badalamenti. Per le società compaiono Alberto Di Maio, alla guida della palermitana Bioimmun e agente di commercio per la Gesan Com; Mauro Cudia e Sonia Cudia, rispettivamente legale rappresentante e socio della Gesan Com e Gesan Production, entrambe con sede a Campobello di Mazara; Stefania Fanara, a capo dell’associazione Più Servizi Sicilia; Quarto Giovanni Callea, consulente dell’Arpa e del distretto turistico Pescaturismo e cultura del mare, e Salvatore Ditta per l’azienda Bono & Ditta di Campobello di Mazara.

Per diciassette di loro i magistrati avevano chiesto misure cautelari, ma il Gip Cristina Lo Bue le ha respinte dopo gli interrogatori preventivi. Pur riconoscendo la presenza di gravi indizi di colpevolezza, ha escluso le esigenze cautelari sottolineando la distanza temporale dei fatti, relativi al periodo 2018-2023. Il giudice ha emesso la sua decisione il 6 febbraio, oltre un anno dopo la richiesta dei pm europei, presentata il 24 dicembre del 2024. Un ritardo, scrive il Gip, dovuto anche «al gravoso carico di ruolo, più volte evidenziato ai dirigenti». Comunque sia, la Procura europea ha impugnato la decisione negativa davanti al tribunale del Riesame.

Non è stata accolta neppure la richiesta di sequestro, che riguardava le somme legate ai finanziamenti pubblici - circa 4,7 milioni di euro - ottenuti per i progetti Bythos e Smiling, dedicati a studi nel campo biologico, chimico e ambientale sviluppati dall’ateneo anche tra Lipari e Malta, ritenuti dagli inquirenti in parte indebitamente percepiti. In particolare, sotto osservazione c’è Bythos, finanziato con fondi europei, attraverso il quale sarebbero stati rendicontati costi per la didattica e l’acquisto di attrezzature scientifiche in realtà mai sostenuti. Il meccanismo, ricostruito anche dalle dichiarazioni di due ricercatori, sarebbe stato quello di inserire docenti e collaboratori che, pur risultando formalmente impiegati e retribuiti, non avrebbero mai preso parte alle ricerche. Ma non solo...(GDS:IT)

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