Il 'Premio Strega' di Tilde Pajno

di Tilde Pajno

“Un nostro premio, un premio che nessuno ancora avesse mai immaginato. L’idea di una giuria vasta e democratica che comprendesse tutti i nostri amici mi sembrava tornar bene per ogni verso […] era nata da me, da me a paragone con gli altri, dalla nuova coscienza sorta nei tempi tanto incisivi della Resistenza durante i quali avevo imparato che gli uomini esistono gli uni per gli altri e che gli scrittori non fanno eccezione”. Così Maria Bellonci racconta com’è nata l’idea di dare vita a un nuovo premio letterario, che contribuisse alla rinascita culturale del nostro paese, lacerato dal ventennio fascista e dalla guerra. 

Era il giugno del 1944 e Roma era stata appena liberata dall’occupazione nazi-fascista. In un clima ancora sospeso intellettuali del calibro di Massimo Bontempelli, Guido Piovene, Alberto Savinio, formano il Gruppo degli Amici della Domenica, così definito perché si riuniva la domenica in casa Bellonci. Un giovane industriale, Guido Alberti, rampollo della famiglia produttrice del liquore Strega, cominciò a partecipare alle riunioni romane ed accettò di finanziare il nascente premio letterario, che prese il nome dell’azienda di famiglia. Il Premio Strega venne annunciato il 17 febbraio 1947 e casa Bellonci aprì le porte a molti altri poeti e narratori che avevano filtrato attraverso lo sguardo e le parole l’orrore della guerra ed il desiderio di resurrezione. Tra questi ricorderemo Ennio Flaiano, Elsa Morante, Carlo Emilio Gadda, Alba de Cèspedes, Fausta Cialente, Gianna Manzini, Alberto Moravia, Dacia Maraini. Dal 1944 sono poco più di 1100 gli uomini e le donne che negli anni hanno animato le riunioni del Gruppo che all’inizio era composto da 170 amici ed oggi ne conta più di 400. 

Sin dalla nascita il Premio Strega è stata una cartina tornasole dei gusti letterari degli italiani, supportando i giovani talenti oppure dando voce a quanti, non inseriti nel circuito dei grandi canali promozionali, rischiava di restare nell’ombra. Ricordiamo – tra gli altri – il Premio assegnato al ventiseienne Paolo Giordano nel 2008, con il romanzo La solitudine dei numeri primi o quello destinato post-mortem a Giuseppe Tomasi di Lampedusa per Il Gattopardo, pubblicato nel 1959 dopo una lunga serie di rifiuti editoriali.

E’ evidente che il prestigio del Premio Strega riveste, oggi, un carattere prevalentemente promozionale, che assomiglia sempre di più ad un vero e proprio processo di marketing: come ha dichiarato Maurizio Maggiani in una intervista di qualche anno fa “lo Strega lo vince sempre l’editore”.

C’è da dire che le polemiche sul valore dei libri selezionati, sull’influenza esercitata dai grossi gruppi editoriali, sulla composizione delle giurie e delle relative “posizioni ideologiche” ci sono sempre state, anche quando il Premio era ai suoi esordi e Maria Bellonci lo portava avanti con tenacia e determinazione. Nel libro “Come un racconto: gli anni del premio Strega” pubblicato nel 1970, scrive “Mentre lo Strega si irrobustiva sempre meglio, cominciavo a sospettare che questo strumento democratico ideato per una comunità di scrittori, si fosse tramutato solo per me in uno strumento di castigo. Avevo una colpa? E quale? Ad uno scrittore una sola cosa sta bene: scrivere. […] “

La Bellonci si riferiva alle critiche, alle interferenze della stampa, alle contestazioni e ai rancori tra fazioni che accompagnavano con sempre più vigore ogni nuova edizione del premio. Estenuante è stata anche la battaglia per il riconoscimento del valore delle scrittrici: nel 1957 la prima donna a vincere il premio è Elsa Morante con L’isola di Arturo, da allora solo dodici donne hanno raggiunto lo stesso traguardo, alcune dopo la morte come Mariateresa Di Lascia, con Passaggio in ombra nel 1995 e Ada d’Adamo con Come d’aria, nel 2023. 

Il riconoscimento del ruolo delle donne nella storia politica e sociale, come in quella dell’arte e della letteratura, è stato uno dei temi che hanno ispirato le grandi scrittrici del Novecento: molte avevano partecipato alla Resistenza partigiana, altre erano state costrette all’esilio o al confino; tutte – tornata la pace – hanno sentito il bisogno insopprimibile di rifondare la società italiana partendo dalle loro parole, dalle loro storie, dalle loro battaglie.

La stessa Maria Bellonci fu grande scrittrice e studiosa di storia: le innumerevoli immagini che la ritraggono elegantissima e pettinatissima durante le cerimonie ufficiali non raccontano la vera natura di Maria Villavecchia, nata da una famiglia di antica aristocrazia piemontese, colta e antifascista. Maria era una donna schiva ed introversa, che si prestava alla mondanità con una sorta di vaga alterigia e di malcelato distacco: la sua natura era piuttosto quella della ricercatrice che ben si intonava con gli ambienti defilati e mal illuminati degli archivi e delle biblioteche. I suoi non furono romanzi di formazione né di autofiction, come si dice adesso, furono e sono ancora ora godibilissimi romanzi storici dove il ruolo di protagonista è, inaspettatamente, sempre affidato ad una donna. Attratta dalle figure femminili spesso maltrattate, a volte manipolate e sovente dimenticate dalla grande Storia, Maria si sposta tra gli archivi di mezza Italia per portare avanti le sue ricerche rigorosissime, che daranno vita ai romanzi Lucrezia Borgia (premio Viareggio 1939), I segreti dei Gonzaga (1947), Tu vipera gentile (1972) fino all’ultimo, Rinascimento privato, con il quale vince il “suo” Premio Strega, peraltro meritatissimo, nel 1986 (ad un mese appena dalla morte). 

L’edizione 2026 segna l’ottantesimo anniversario del Premio Strega, sopravvissuto al tempo e alle polemiche, alla morte dei fondatori e alla scomparsa di Anna Maria Rimoaldi, che ha dato vita alla Fondazione Goffredo e Maria Bellonci nel 1986, e prende in prestito il titolo dal romanzo “Quasi una vita” di Giovanni Arpino, Premio Strega nel 1951: un titolo che è anche la definizione di un lungo percorso che l’ha reso così presente e vivo nel panorama culturale italiano, nonostante tutto.

La proclamazione del vincitore del Premio Strega 2026 si terrà mercoledì 8 luglio 2026 a Roma, in Piazza del Campidoglio. 

Categoria
cultura

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