Da Roma Ciro Maddaloni. La riduzione dei depositi bancari in Russia
La riduzione dei depositi bancari in Russia
di Ciro Maddaloni*
L'inizio della fine si manifesta spesso allo stesso modo. E la Russia non sembra fare eccezione. Nelle ultime settimane si è assistito a una vera e propria corsa al prelievo di contanti da parte dei cittadini russi.
Questa impennata è determinata dalla confluenza di più fattori: in particolare, le continue interruzioni dei servizi di pagamento elettronico dovute alle restrizioni sull'uso dei collegamenti internet imposte dal regime; le preoccupazioni economiche sempre più evidenti; infine, i cambiamenti nelle politiche governative.
Diverse misure specifiche e modifiche normative varate dal Cremlino incidono direttamente sulla disponibilità di contante, sui controlli valutari e sulle modalità di gestione del denaro da parte dei cittadini russi.
Per impedire la fuga di capitali a seguito delle sanzioni finanziarie occidentali, la Banca di Russia (Tsentral'nyy bank Rossiyskoy Federatsii) mantiene in vigore le restrizioni sul prelievo di valuta estera: il limite è fissato a 10.000 dollari USA (o equivalente in Euro) per i titolari di conti o depositi aperti prima del 9 marzo 2022. Qualsiasi importo eccedente tale soglia, o qualsiasi deposito aperto dopo il 9 marzo 2022, è soggetto a conversione obbligatoria in rubli.
Tuttavia, il principale fattore operativo che spinge i russi a prelevare contante è legato alle interruzioni diffuse e deliberate del servizio internet mobile. Il Cremlino ha spesso disturbato o disattivato le reti mobili in vaste regioni per contrastare gli attacchi dei droni ucraini. Poiché le transazioni quotidiane in Russia sono fortemente digitalizzate, questi "blackout di internet" rendono inutilizzabili i lettori di carte, i portafogli digitali e le app bancarie nei negozi e sui mezzi di trasporto. Sono state le stesse autorità regionali a consigliare espressamente ai cittadini di tenere a portata di mano banconote fisiche per evitare di ritrovarsi bloccati e di non poter pagare qualcosa.
Un altro elemento che ha determinato la riduzione dei depositi bancari è la dinamica dei tassi di interesse gestita dalla Banca Centrale. Dopo due anni di tassi di riferimento straordinariamente elevati, che avevano incoraggiato i "depositi a termine", i rendimenti sui conti di risparmio sono diminuiti. Questo, unito a un'inflazione persistente, ha disincentivato i cittadini dal mantenere i risparmi in banca, poiché i rendimenti reali sono calati.
Se la Banca Centrale ha abbassato i tassi su richiesta del Cremlino mentre l'inflazione sale, il disincentivo a depositare soldi in banca è fortissimo. Anziché rinnovare i depositi a breve termine in scadenza, i cittadini stanno riallocando i fondi in contanti, in beni di consumo durevoli (come i autoveicoli) prima che il denaro perda ulteriore potere d'acquisto.
Sul fronte fiscale, i recenti aumenti delle imposte, inclusi gli adeguamenti dell'IVA, le modifiche al regime semplificato per le società e l'aumento dei contributi previdenziali, hanno spinto molte piccole imprese a operare "in nero" per sopravvivere.
Di conseguenza, commercianti e fornitori di servizi richiedono sempre più spesso pagamenti in contanti per ridurre al minimo la propria tracciabilità da parte del sistema fiscale e per tentare di pagare meno tasse.
I consumatori si stanno adattando a questa "rinascita del contante" portando con sé banconote per gli acquisti di routine.
Oltre a questi fattori, l'aumento dell'inflazione, il timore di una svalutazione della moneta e l'aggressiva supervisione governativa delle transazioni finanziarie hanno minato la fiducia nel settore bancario.
La vera ragione alla base della sfiducia dei cittadini non è solo il timore di controlli pressanti, ma un "pessimismo economico diffuso", nato dalla consapevolezza che le prospettive future del Paese non promettono nulla di buono.
È sempre più evidente che la guerra contro l'Ucraina non sta portando benefici all'economia russa, ma rischia di provocare una catastrofe economica a breve termine.
I massicci prelievi hanno già creato un deficit di liquidità in rubli per le banche commerciali. Per garantirne l'operatività, la Banca Centrale è stata costretta a iniettare ingenti quantità di liquidità nel sistema attraverso operazioni di “pronti contro termine” e meccanismi di rifinanziamento del debito pubblico.
Per queste ragioni, i costi di finanziamento sul mercato interbancario hanno superato il tasso di riferimento ufficiale, segnalando persistenti attriti nei flussi di denaro tra gli istituti.
Sebbene ci siano indubbiamente forti pressioni e vulnerabilità strutturali, il sistema finora ha mostrato una resilienza superiore alle aspettative occidentali: i massicci interventi statali e la ristrutturazione dei flussi commerciali hanno consentito finora di mantenere in piedi l'economia russa.
I segnali di una possibile crisi finanziaria, tuttavia, ci sono tutti: tassi di interesse elevati, inflazione elevata e dipendenza dalla spesa militare.
Attualmente, questi fattori di rischio sono controbilanciati dall'intervento statale, che continua a iniettare liquidità; e da una parziale ristrutturazione delle esportazioni di energia (petrolio e gas) verso Paesi "amici", come Cina e India, aggirando parzialmente le sanzioni.
Tutto questo, però, non sembra sufficiente a rassicurare i cittadini, che continuano a svuotare i propri conti. La crisi argentina del 2001 e la crisi greca del 2009 sono solo alcuni dei precedenti storici noti che dimostrano come, quando la gente perde fiducia nelle banche, il sistema collassa. E la Russia non farà eccezione.
Nota: Secondo Bloomberg, nel corso dell'ultimo anno i più ricchi della Russia hanno trasferito all'estero decine di miliardi di dollari.
Questa fuga di capitali è alimentata dalle crescenti preoccupazioni per il rallentamento dell'economia russa, dalle pressioni sul bilancio federale e dai timori di confische dei beni da parte dello Stato. (GD)
*Esperto di e-Government internazionale