Cultura e musica come supremi ponti tra i popoli: intervista ad Antonello De Pierro

Cultura e musica come supremi ponti tra i popoli, intervista ad Antonello De Pierro su 35° anniversario indipendenza armena ad Auditorium Conciliazione

Il presidente del movimento politico Italia dei Diritti-De Pierro e noto giornalista traccia un bilancio straordinario della serata romana. Dalle emozioni forti regalate dal maestro Gerardo Di Lella alla centralità della diplomazia culturale e dei rapporti bilaterali tra Italia e Armenia

L’eco delle grandi celebrazioni per il 35° Anniversario dell’Indipendenza della Repubblica d’Armenia, andate in scena nella magnifica cornice dell’Auditorium Conciliazione di Roma, continua a risonare con forza nel panorama culturale e diplomatico della Capitale. Per approfondire il senso profondo di una serata memorabile, abbiamo incontrato in esclusiva Antonello De Pierro, noto giornalista e presidente del movimento politico Italia dei Diritti-De Pierro, intervenuto all’evento insieme alla vicesegretaria provinciale romana Irene Pastore.

Figura di spicco del parterre, De Pierro ci offre una riflessione lucida, appassionata e ricca di spunti sui temi della serata: dall’arte sublime del maestro Gerardo Di Lella all’importanza strategica degli scambi culturali tra nazioni amiche.

Presidente De Pierro, l’Auditorium Conciliazione ha ospitato una celebrazione di straordinario rilievo per il 35° anniversario dell’indipendenza dell’Armenia. Qual è la Sua impressione a caldo su questa imponente kermesse?

«È stata una serata di quelle che lasciano il segno, un trionfo autentico della bellezza, della memoria storica e dei valori più alti della convivenza civile. L’Ambasciata della Repubblica d’Armenia in Italia, guidata con straordinaria lungimiranza e signorilità dall’ambasciatore Vladimir Karapetyan, ha saputo regalarci un evento di spessore internazionale assoluto. Vedere un Auditorium gremito in ogni ordine di posto, animato da una partecipazione così sentita e trasversale, tra esponenti del corpo diplomatico, istituzioni, giornalisti e la comunità armena, dimostra quanto il legame tra le nostre nazioni sia profondo, radicato nella storia e proiettato con coraggio verso il futuro. La cultura e la musica, quando toccano queste vette, non sono semplici svaghi, ma strumenti di pace e di unione formidabili».

A proposito di vette artistiche, il cuore pulsante della serata è stato il concerto di gala diretto dal maestro Gerardo Di Lella con la sua Grand Orchestra. Lei ha un rapporto di amicizia con il Maestro: cosa ha provato nel vederlo trionfare su un palco così prestigioso?

«Ho provato un orgoglio smisurato, che si mescola alla stima immensa che nutro da sempre per Gerardo. È un artista di un talento purissimo, un direttore d’orchestra straordinario capace di toccare le corde più intime dell’anima di chi ascolta. Vederlo sul podio dell’Auditorium Conciliazione, alla guida di una Grand Orchestra eccezionale, è stato un momento di pura magia. Il programma che ha ideato e diretto ha saputo tessere un fil rouge di rara eleganza tra la tradizione musicale armena, penso ai capolavori immortali di Aram Khachaturian e Arno Babajanyan, e le grandi colonne sonore e melodie italiane firmate da giganti come Ennio Morricone, Nino Rota, Armando Trovajoli, Stelvio Cipriani, Riz Ortolani e l'immortale Charles Aznavour. Gerardo ha una capacità unica al mondo: sa unire i popoli attraverso le note, nobilitando l’arte italiana e portandola a dialogare ad armi pari con le grandi tradizioni internazionali. Per me è un amico, oltre che un punto di riferimento culturale immenso, e vederlo osannato da un pubblico in delirio è stato il momento più alto e gratificante dell'intera manifestazione».

Il concerto ha evidenziato una straordinaria affinità tra la cultura italiana e quella armena. Quanto contano, dal Suo punto di vista di giornalista e leader politico, gli scambi culturali bilaterali?

«Contano in modo assoluto, direi che sono linfa vitale per la crescita e la tenuta democratica delle nazioni. La cultura italiana, da sempre e giustamente, è in prima fila nella promozione del dialogo internazionale, fungendo da apripista e da ammucchiatore di coscienze. Gli scambi culturali tra l’Italia e l’Armenia non sono mere operazioni di facciata, ma rappresentano il cemento di un’amicizia antica che attraversa i secoli. Quando popoli così ricchi di storia e di sofferenze riscattate nella libertà si incontrano attraverso l’arte, la musica e il confronto istituzionale, si edificano barriere insormontabili contro l’intolleranza e l’indifferenza. L’Armenia sta portando avanti un percorso coraggioso di riforme e di consolidamento della pace nella regione, e il nostro paese ha il dovere morale e politico di sostenere questo cammino di vicinanza e cooperazione».

La platea dell’Auditorium era un vero e proprio parterre de rois, impreziosito anche da grandi nomi dello spettacolo e della cultura, come Franco Nero e la cantautrice Mariella Nava. Quest'ultima, tra l'altro, è un'artista che Lei stima profondamente e che ha intervistato più volte nel corso della Sua carriera giornalistica...

«Esattamente. La presenza di personalità del calibro di Franco Nero e di Mariella Nava ha aggiunto ulteriore lustro a una serata già di per sé sfolgorante. Con Mariella ho un rapporto di stima intellettuale e artistica che dura da moltissimi anni; l’ho intervistata più volte e ogni volta ho potuto cogliere la profondità di un’anima autoriale sopraffina, una cantautrice che fa onore alla musica d’autore italiana nel mondo. Vederla lì, partecipe e attenta, insieme a tanti altri amici e colleghi del mondo del giornalismo e delle istituzioni, tra cui la nostra vicesegretaria provinciale romana Irene Pastore, sempre al mio fianco nell'impegno politico e civile con l'Italia dei Diritti, ha reso l'atmosfera ancora più familiare e vibrante».

In conclusione, presidente De Pierro, che messaggio lascia questa celebrazione romana del 35° anniversario dell’indipendenza dell’Armenia?

«Lascia un messaggio di speranza incrollabile e di grande responsabilità. Ci ricorda che la diplomazia ufficiale trova la sua massima e più sincera espressione quando si fonde con la diplomazia culturale e popolare. Ringrazio ancora una volta l’ambasciatore Vladimir Karapetyan per la sua raffinata ospitalità e per aver reso possibile tutto questo. L’Armenia sa di poter contare sull’amicizia sincera del popolo italiano e di chi, come noi, crede fermamente nei diritti, nella libertà e nella fratellanza tra le nazioni. E serate come questa, illuminate dall’arte di un gigante come Gerardo Di Lella, sono la prova provata che quando la bellezza scende in campo, il mondo diventa un posto decisamente migliore».

Categoria
cultura

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