Da Milazzo Ettore Resta. Ustica. Dove sei papà. Puntata n.16. Capitolo 32. La fuga

16 Ustica. Dove sei papa Capitolo 31 Il papero funanbolo

‘’Giù del passo, ove la costa da strapiombo diventa scoscesa fino a trasformarsi in pianeggiante’’ aveva ripreso Salvatore successivamente:‘’ Giasillo aveva costruito un altro capanno intrecciando ciuffi di piante secche e fieno. Qui teneva i suoi recipienti per il trasporto dell'acqua e le zucche da essiccare. In alcuni giorni di particolare calma di mare e di vento, era curioso vedergli lanciare in mare le zucche piccole. La cura dei grappoli d’uva erano anche sotto sua attenzione, in particolare forse i semi. Non so a cosa gli servissero. Un giorno, ed anche spesso, invitato a pranzo un suo comportamento mi ha colpito. Tagliava gli acini, e tolto i semini , li dava a mia figlia con un’espressione paterna e lei li gradiva volentieri. Un lavoro a dir poco da pazzi. La sua attenzione era più alle zucche, le coltivava non con facilità, le essiccava, le privava di semi e le gettava in mare. Non chiedetemi il perché, non saprei rispondere anche se adesso comincio ad intuire qualcosa. So solo che osservava attentamente il loro impatto col mare là ove la corrente sembrava ribollire per la sua intensità. Annotava tutto, persino la direzione che i gusci intraprendevano. Questa storia si ripeté parecchie e parecchie volte, ed ogni volta annotava, e con essi annotò anche le lunghe flessibili rami di rovo senza spine e le sue more. Doveva aver scritto un trattato di botanica, fisica e meteorologia. Al termine, puntualmente ad orario, rientrava alla base. Alle diciannove venivano chiusi a chiave., però prima passava da casa mia a salutarmi...'' A questo punto si ammutolì, forse aveva parlato troppo, forse a sproposito o forse ricordò altro che preferì tacere. Padre Carmelo a quel punto intervenne inserendo il giorno della festa per la venuta nell'isola delle importanti personalità di stato. '' Erano giorni di frenetici preparativi, il peggiore dei coatti, anche quelli di idee politiche diverse li attendevano con ansia, come fossero dei parenti od amici. Tutto era addobbato alla meglio, le celle tirate a lucido, la piazzetta infiorata come non mai. Anche la Chiesa era nel pieno del suo splendore. Col loro sarebbero giunti le persone più importanti della città di Palermo e della provincia. Bisognava far bella figura a tutti i costi. I pescatori avevano pitturato di fresco le loro barche, muratori , gli imbianchini egli artisti avevano fatto la loro parte con i murales. Il comune ed i detenuti avevano completato le strade principali mentre tutti i proprietari di muli avevano messo a disposizione le some. Una volta qui si andava col mulo ed il loro ragliare echeggiava per tutta l'isola. Un lungo fischio chiamò l'attenzione, suonò ripetutamente. La cala Santa Maria era gremita di gente curiosa, tutti maschi. Le donne erano state consigliate di non andare in porto ed esse guardavano dall'alto del paese. Quando il bianco piroscafo fece apparire la prua passando sotto costa per poi virare a dritta, smorzare l'abbrivio, dar fondo all'ancora ed andare indietro per dare i cavi d'ormeggio e fare operazione di sbarco, anche dall’alto fu un continuo susseguirsi di grida di gioia. Le bandierine iniziarono ad essere agitate vorticosamente. A dare l'avviso del loro arrivo fu il marinaio di servizio al semaforo il quale aveva costantemente l’orizzonte sotto controllo. Il fumo nero che veniva fuori dall'alta ciminiera ne era la spia e la velocità non molto elevata aveva dato il tempo di completare l'accoglienza. Tutti i pescatori con le loro barche gli furono intorno mentre gli ormeggiatori in divisa blu e berretto marinaro, vogando con forza si portarono sottobordo. Dall'alto dei merli della torre del carcere echeggiarono dei colpi di cannone a salve e dalla nave con gesti lenti ed eleganti, risposero col fischio al chiassoso saluto. Il barcone a sei rematori fece molti viaggi ed ogni qual volta questa imbarcava gli arrivati, accentuava i movimenti di rollio lasciando credere di voler capovolgersi. A dir vero, forse qualche maligno avrebbe voluto vedere qualche bagno inopportuno, ma grazie alla bravura dell'equipaggio, questo non avvenne. Come l’arrivo delle Reggina e del Re in tempi passati, anche adesso la loro l'accoglienza allo sbarco fu grande. La popolazione fece ala lasciando un corridoio di strada ove le Dame, sollevata appena le lunghe gonne, iniziarono a lasciare le proprie impronte sul piccolo molo. A portarle in paese dovevano essere alcune some messe a disposizione delle autorità, ma non furono adoperate avendo preferito andar a piedi. Certo la vita sull'isola non era la stesa di quella della loro città, non vi erano quelle bellezze ne quelle eleganze ma noi eravamo contenti lo stesso. In quei giorni furono allestiti dei tavoli ove veniva offerto vino a volontà, lenticchie rosse lesse e quanta altra specialità del luogo... Finalmente i coatti riuscirono a mangiare qualcosa di buono e di diverso. Avrebbero voluto che le Autorità restassero a lungo. '' Giasillo brindò anche lui col bianco vino dei miei vigneti.’’ Riprese Salvatore. ‘’ Il mio Albanella non era come le sue zucche, non avrebbe mai saputo quanta libertà dava allo spirito ed alla mente.’’ L’internato fu deriso, ma sorrise anche lui pensando al progetto. Avrebbe voluto andare incontro agli arrivati per porgere i saluti da parte di tutti dando in omaggio alle Sovrane le rose appena raccolte. Avrebbe voluto salutare anche il seguito, che pian piano non avendo approfittare della soma avevano preferito raggiungere il paese a piedi. Quando venne fuori con un papero addomesticato. Un vero spettacolo da circo.'' '' Un papero addomesticato?'' '' Già! '' ribadì il frate '' Gli aveva insegnato che per beccare il cibo doveva passare in equilibrio su due lunghe canne di tre metri sollevate ad un metro da terra. Sarebbe stato e fu uno spettacolo indimenticabile. Anche altri avevano preparato giochi piacevoli, ma quella del papero fu fantastico.'' '' Come avrà fatto?'’ '' So bene io..'' intervenne un altro presente esiliato.'' Con tanta pazienza aveva iniziato a porre pezzetti di zucca da far beccare su una passerella corta e larga. Poi un poco per volta iniziò a sostituirla rendendola sempre più lunga ed in secondo tempo via via più stretta. Il pennuto sembrava si divertisse. Sapessi quanto granone, lenticchie e pezzetti di zucche ha mangiato prima di imparare a non cadere.. In compenso è stato un successo..’’ ‘’Un successo che non ha dato i frutti sperati.. Ho avuto l'impressione che quel suo fare sia stato interpetrato con malafede.. Qualcuno si è visto nel papero...si è sentito assoggettato alla volontà altrui.'' Tacquero ed entrambi si guardarono curiosi. '' Che fine avrà fatto il papero?'' '' Cara signorina, questo proprio non lo so!'' Con queste parole e con il giungere di altri colleghi il discorso ebbe fine.


16 Ustica. Dove sei papa Capitolo 32. La fuga

'' Lasciate che impari la musica così potrò portarmi fuori dalla prigione seguendo in catene la sperata libertà!'' aveva più volte detto...L'arrivo dei reali ad Ustica aveva portato tanta gioia ma aveva lasciato anche tanto dolore. Giasillo con rassegnazione aveva continuato il suo andare in campagna. '' Che ti succede? Il tuo rientro questa sera non è puntuale...come mai?'' '' Mi sono attardato un poco, è vero. Sai, a volte la stanchezza fa brutti scherzi... mi sono addormentato.'' '' Cerca che non si ripeta, potresti essere punito per così poco e tu non lo meriti...Noi ti siamo amici ma ci metteresti in difficiltà... Comprendimi.'' disse il capoposto formulando un amichevole richiamo.'' Vedrai non sarà più, almeno spero. In questi giorni ho proprio faticato tanto.'' La barba era incolta ed il suo corpo appesantito dalla stanchezza. Rimessosi la sacca sulle spalle si diresse al camerone. '' Hai rischiato di perdere il pasto!'' proruppe un altro nel vederlo giungere in ritardo. '' Importante sia presente all'appello serale. Il resto ha poca importanza.'' Il papero, prigioniero in una gabbia di giunco era stato donato agli importanti ospiti e questi l' avevano accettato con apparente soddisfazione. Sarebbe stata la sorpresa per i nipotini, si sarebbero divertiti un mondo nel vedere il volatile equilibrista...Almeno lui sarebbe stato libero sperando di non in pentola! Il loro pranzo era stato preparato con prodotti isolani dal cuoco Rosolino. Un pacifico ergastolano che li aveva idealizzati supremi. Non voleva di certo avvelenarli ma desiderava che portassero via il ricordo di quella gente accantonata dal destino. Non erano trascorsi molti giorni da quando il bianco piroscafo, mollate le cime e tirate a bordo, aveva salpato lentamente la catena con la sua ancora. Al termine lo scampanare aveva dato il consenso di libero e la ciminiera aveva iniziato a soffiare più fumo. Un lungo fischio era stato il saluto d'addio. L'elica aveva cominciato a schiumeggiare e la prua aveva puntato verso Palermo lasciando dietro centinaia di braccia con sventolanti fazzoletti bianchi e bandierine tricolori. Il viaggio sarebbe stato un ricordo ma malgrado ciò, fu fatta la promessa di un futuro ritorno. I delfini saltando loro intorno, avevano fatto delle evolute e capriole. Tutto era stato un gioire ed essi intuendo questa felicità avevano saltato con foga ancora più in alto. '' Che belli.'' '' La gioia è data dalla loro libertà.'' aveva risposto il barbuto comandante. '' E' vero... ma essi non fanno alcun male ai propri simili..'' Giasillo aveva tagliato molti rami di ginestra e come i giunchi, li aveva messi in acqua a macerare. Questa operazione si ripeté speso fin a diventare un assillo. ‘’Cosa devi fare con tanta ginetra? '' gli avevano chiesto, ed egli di contro: '' Sta per arrivare l' autunno e con esso i forti venti...Ho bisogno molta corda per rinforzare i pali ed i tetti dei capanni.'' Dicendo ciò aveva continuato a percuotere con un grosso randello i rami zuppi di acqua rendendoli filamentosi. Per lui ormai era uno scherzo ricavare corde. Sciacquava le fibre per liberarle dalle scorie e poi, allargatole le poneva ad asciugare. Non erano fibre resistenti come quelle delle agave ma ugualmente buone, erano più manovrabili e meno rigide. Le fibre di agave più resistenti, andavano bene per lavori più impegnativi ma nelle mani davano di spinoso. Grazie alla presenza degli importanti ospiti un pomeriggio di calma di mare e di vento indicato dallo Scoglio del Medico, il faraglione spia del tempaccio, la corrente di marea puntualmente era iniziata a ribollire intorno agli scogli andando verso sud-ovest. I pipistrelli svolazzanti non erano ancora apparsi e qualche rondine temporeggiava in volo. Giasillo, preso un foglio di carta scrisse:'' Ustica è stata la mia seconda patria ed il suo fascino è così tanto che non posso non amarla. Il mio destino è nelle mani del cielo.. Il mio corpo lo troverete nel vascone di S Bartolicchio legato ad un masso. La mia anima nelle mani di Dio!'' Posto il foglio a vista in un angolo seminascosto ma in modo visibile, iniziò ad assemblare tutto ciò che pazientemente aveva preparto facendoli credere per motivi diversi. La lunga ampia rete divenne un enorme sacco. Le grosse zucche lasciate per seme, furono imprigionate in esso legate in modo incroiato affinchè non scivolassero e restassero a galleggiare formando una zattera. I pali di sostegno del pergolato divennero albero , il remo per timone . La tenda servita per far ombra al capanno, divenne una vela. Trascinato il tutto con forza, la lasciò cadere con ferma precisione là ove aveva più volte lanciato le piccole zucche in prova.. In meno che non si dica , raggiunti gli scogli, senza togliersi né abiti né scarpe, con un tonfo si lanciò in acqua e con un paio di bracciate si portò al suo capolavoro. Salito in groppa, iniziò a dondolarsi pieno di gioia. La zucca più grossa, sistemata opportunamente in mezzo, fu percossa nella parte centrale violentemente col braccio del remo facendole un buco. Inserito l'albero con attaccata la vela quadra, tirata la corda ove erano legate tre altre zucche secche non grosse, le trasformò in scotte lasciando che la corrente di marea e la brezza di terra facessero il resto.... Quando i pipistrelli si librarono zigzagando in volo, si trovò lontano...e quando l'eco dell'allarme dato dal colpo di cannone lo raggiunse, era ormai nel buio della notte. Tenute strette a se le tre zucche, le accarezzò. Una conteneva una fiasca d'acqua, l'altra pane e l'altra ancora il grosso fascicolo di appunti. '' Addio Ustica. Addio caro amico.. puoi ridere adesso, il tuo bianco vino Albanella dà la libertà allo spirito ed alla mente, le mie zucche invece hanno dato la libertà al mio corpo.''.. Quando il riflesso divenne piccolo, si voltò e lo rivide grande, piccola invece era diventata l'isola ormai lontana! Gli unici che avevano capito le sue intenzioni erano stati due compagni d’esilio che con le torture avevano acquistato la vera libertà. Salvatore Celi, grande meccanico, grande maestro ed oppositore col dirgli: ‘’Tu non fai campare nessuno’’ economicamente parlando, ed il barcaiolo Vincenzo Buonanotte con la frase: ‘’ U paisi si malu canusciutu, infatti si ca’, e contunuanu a disprezzarti….’’ Giasillo rievocando, fatta ruotata su se stesa la zattera in cenno di saluto, si pose a seguire la rotta del ponente nel riflesso danzante del sole. Cinzia portatasi lentamente al Passo della Madonna, stette ad ammirare lo scintillio d'oro del lungo riflesso che invadeva la riserva marina dando un particolare risalto al dominante villaggio, alle gialle boe con inglobato l'antico porticciolo ed il vecchio scalo d'alaggio. Rimase ad ammirare a lungo. Il ventaglio di rossi, folti, lunghi capelli ricci le coprirono le spalle scintillando insieme al sole. Stringendo i denti voleva vedere anche quelli di suo padre, e ad ogni bagliore il cuore le esultava. Avrebbe voluto vedere lo sguardo del sole...Un tonfo...non era lui! Era il raggio verde del tramonto. Aperte le braccia, lasciato scivolare un ampio fine tessuto di seta, adoperato come ali, sentì di essersi trasformata in grande farfalla pronta a danzare saltellando da uno scintillio all'altro e raggiungere suo padre. Invece, lasciando echeggiare nella mente e nel cuore le parole di Padre Carmelo: '' Figliola, se vuoi trovare tuo padre, avvicinati a Dio, di qualunque religione esso sia perché noi non siamo eterni!'' Quel giorno fuori dal porto era ormeggiata all’ancora con cavi a terra la M/navecisterna militare Piave addetta al trasporto dell’acqua per l’isola. A bordo stavano organizzando una festa per tutti i turisti partecipanti al concorso di foto subacquea. Per i marinai Lio, temporaneo medico di bordo e tutto l’equipaggio in elegante divisa si preparavano a fare conquiste con le turiste salite a bordo. Ma il comandante stava dando disposizioni per effettuare una gara di nuoto, dalla nave alla scogliera difronte e ritorno, al vincitore sarebbe stata regalata una bottiglia di whisky, certo per non berla da solo. Ed a tutti toccò svestirsi e mettersi in costume. Cinzia, imbarcata col suo trolly sull’alisacafo partì e tornata a Palermo, allo scampanellio la porticina dell'ampio portone del convento si aprì. ‘’Accomodati figliola '' invitò la suora '' Che tu sia la benvenuta.. Questa casa è anche per te!''

Ustica, Falconiera Dove or dimorano gli ulivi nani, // i ciuffi spigati di anici selvatici, / la sofferenza maggiore fu l’acqua. // Scavati nella roccia rigagnoli, // gronde, cisterne, vasche di raccolta ovunque possibili // anche sulla cima di vecchio muschio invasa // ove l’orizzonte intorno è infinito. // Ogni cosa detta l’operosità di un popolo // ch’ebbe da sopravvivere. // Lo scavo del giallo tufo dette loro alloggi, gradini // or consumati d’uso, tombe e cisterne // ed unitamente alle strutture dette lor vita e vivere.// Or col mio passar ricalco ii loro cammini,// col mio calpestio sembra sprofondarli.// Mi fermo, guardo. // Con lo sguardo sento d’interrogare // quella terra quella roccia, ed essa grata // mi dice parte del passo // con l’eco della brezza del vento // e col garrire delle sfreccianti rondini. // Quel vento che // lentamente cerca di cancellar l’impronta // dell’affannoso passato // con l’aiuto dei cardi, delle erbe,// di sempreverdi cespugli nani // dai rossi piccoli grappoli di rotondi frutti..// Il resto tutto è silenzio e tacita sfida.// E mentre alla Falconiera tutto è passato,// dalla valle giunge l’eco di un nuovo popolo// che lotta per un nuovo popolo// che lotta per un vivere diverso! Ustica, Domenica 26.09. 1984. FINE

 



 



 

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cultura

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