Da Milazzo Ettore Resta. Ustica. Dove sei papà. Puntata n.12 capitolo 23


di Ettore Resta

12 Ustica. Dove sei papa. Puntata 12 Capitolo 23

Le vele completamente afflosciate erano state tirate e la Scolopendra stava navigando solo a motore. '' Guarda quante luci fioche, cosa sono?'' '' Totanari...pescatori di totani. '' '' Non vedo nessuna barca?'' '' Quando saremo più vicino le noterai.'' Lentamente, ad una ad una le oltrepassarono e queste, al chiarore della debole luce, avevano un' espressione rassegnata, paziente ed infastidita. Il passare della barca avrebbe fatto scappar via il pesce, a parte la paura di una collisione. In quel mare calmissimo e di colore unico, i pescatori erano tanti, tutti intenti a giostrare quelle lenze che al posto di ami avevano canestrelli di aghi ricurvi saldati a bianchi fusi di piombo. Intorno ad essi era legata l'esca ed i totani per poterla mangiare erano costretti a rimanere infilzati. Un marchingegno semplice ed efficace. In quella penombra le barche apparirono magiche. Il lieve chiarore rossastro emanato dallo stoppino acceso dei lumi a petrolio serviva più a segnalare la loro presenza che per la pesca effettiva. Li guardarono e nell'andare oltre, un odore di pini iniziava a profumare l'aria. Da lì a poco, un qualcosa di forma più scura iniziò a distinguersi. '' Ecco l'isola, stiamo per arrivare. Speriamo vi sia un posto per l'ormeggio.'' A queste parole le donne di bordo fecero un sospiro. '' Finalmente !'' proruppero, '' stavamo per annoiarci parecchio. Il viaggio è stato lungo fore più del previsto. '' L'euforia del navigare pian piano era scomparsa con lo sparire del sole. '' In porto prepareremo qualcosa da mettere sotto i denti.. ‘’Ho fame!'' '' Lo abbiamo anche noi.'' ribadirono le amiche. Cinzia non avendo retto alla stanchezza, vestita, si era addormentata nella sua cuccetta. Pian piano la costa sembrò schiarirsi. Quando dinnanzi alla prua iniziò ad apparire il molo semi illuminato '' Ci siamo!'' esclamarono. Le luci di alcuni lampioni rischiararono delle costruzioni e molte altre cose lasciando nella penombra e nel buio quanto non riusciva a colpire. Il porto era un brulichio di gente a passeggio. Per lo più stranieri giunti nell'isola per godere con ammirazione delle meraviglie e del fascino che questa concedeva. Quando anche il molo fu doppiato, si sentirono a casa. Una rupe alta lasciava apparire un oscuro varco nella penombra. Frugato con lo sguardo lungo il porticciolo, alcune barche erano all'ancora ed altre in banchina. '' Là guarda quanto spazio.'' '' No, qui non potete attraccare.. è lo spazio riservato alla nave.. dovrebbe giungere da un momento all'altro.'' suggerirono da terra avendo notato la loro intenzione. '' E dove possiamo attraccarci?'' '' Più in là od in testata al pontile.'' '' Grazie '' rispose rimanovrando. La barca a piccoli tonfi si allontanò per avvicinarsi al pontile. ''E' molto alto per noi'' commentarono le donne nel vederlo '' Non vi è altro posto?'' '' Possiamo tornare là, quando arriverà la nave, ci sposteremo.'' '' Potremmo approfittare per cenare.'' ''L' idea è buona ma desidero anche sgranchirmi le gambe. Sono stanca di stare a bordo, voglio scendere a terra.'' riprese Donatella. Non che avesse torto... a dir vero tutti e quattro sentivano la stessa necessità. Per prendere l'abitudine a vivere in quel luogo ristretto avrebbero dovuto trascorrere almeno un paio di giorni. Il trovarsi in quella specie di prigione era stato duro. '' Preparate i parabordi.'' '' Non diamo fondo all'ancora?'' '' No, non è necessario, attraccheremo alla banchina col fianco. Una cime a prua ed una a poppa sono sufficienti. Nello stesso tempo siamo presto liberi.'' La manovra d'attracco fu quasi perfetta. '' Il problema però è rimasto. Anche il molo è troppo alto per noi.'' Giasillo non si perse d'animo. Presa una torcia elettrica, iniziò ad ispezionare il buio. '' Ho trovato !'' esclamò. '' Ho trovato'' ripetè.  Le donne guardarono. Ingranato l'elica, la barca fece un sussulto in avanti. Appena questa si fermò , i gradini in pietra lavica rimasero affiancati alla battagliola. In quello, Doris fatto un balzo . '' Finalmente terra, siamo fortunate.. avevo creduto dovermi arrampicare! '' commentò nel legare con solerzia la cime al grosso anello a terra. Portatasi verso poppa camminando a piedi nudi sul cemento corroso dal salino, diede volta all' altra cima lanciatole da bordo. Quando il motore diede l'ultimo sussulto prima di tacere, l'equipaggio fece un sospiro di sollievo. Scesi da bordo, la banchina sembrò vacillare. Era veramente dondolante. Intorno vi era tanto silenzio accompagnato dallo stridio dei grilli. Così alla luce della torcia si incamminarono non curandosi di chiudere l'ingresso della barca. Il contatto con il molo fece tornare in loro la vecchia sensazione di stabilità e sicurezza. '' Facciamo un giro, vediamo cosa c’è?'' Nessun rifiuto echeggiò. Così postosi con animo curioso iniziarono a dirigersi verso le vetrine di alcuni negozi rischiarati dalla luce di lampare a gas. '' Che bei gioielli !'' esclamò una delle donne. Così passando da vetrina in vetrina, la passeggiata era continuata. '' Quante cose belle vi sono esposte! '' '' E quanto costano..'' ''Altrimenti non sarebbero belle..'' ridacchiarono. '' Pensate sia meglio tornare a bordo.. visiteremo l'isola con calma domani. Rimarremo nell'isola qualche giorno.'' '' Per me va bene!'' confermò Doris. Un giorno in più a terra significava un giorno in meno in mare.. ed era tanto di guadagnato. Tornati a bordo, la tranquillità li accolse seduti sulle panche. '' Come si sta bene ..è meraviglioso...Giasillo prepara tu da mangiare, non seccarti..'' '' Ti pareva...avrei scommesso. Avete paura di impuzzolirvi le mani?'' Portatosi in cucinino: '' Almeno preparate la tavola.'' aggiunse. ''Non ti va a quest'ora mangiare col piatto nelle mani?'' '' Almeno accendete il lume.'' Dopo poco la lampada a gas da campeggio lanciò attorno il suo chiarore. '' Dove lo mettiamo?'' ''Appendilo alla testa del boma, lo sistemerò io poi. Un poi che quella sera non giunse, come non giunse lo spostarsi all'arrivo della nave. Questa era arrivata e ripartita filando con fragore tanta catena e rischiarando con le sue luci parecchio mare ed il fondale. Un barcone a remi si era avvicinata alla scala laterale ma non era sceso alcun passeggero. Ne altri erano stati fatti salire. Lo scafo semibuio era parecchio immerso. Non essendoci stato movimento di sbarco ed imbarco, i barcaioli non chiesero di spostare la Scolopendra. Giasillo non aveva seguito le operazioni, la cucina lo aveva tenuto impegnato e questo mancato spostarsi fu da lui tanto gradito. Le donne invece erano tornate ai negozi e non si erano accorti di nulla. Allungato lo sguardo, nella cabina di prua, in cuccetta era stesa Cinzia in pieno sonno. Il visino lentigginoso era sereno. Chissà quali sogni le stavano passando per la mente. Avvicinatosi, le diede un bacio sulla fronte ..si commosse. Era così dolce che non ebbe la forza di allontanarsi. Continuò a contemplarla ed immobile stette a sentire il suo respiro...Sentì anche il proprio cuore battere di gioia e palpitare d'affetto.. '' Sei tutta la mia vita!'' esclamò tornando ai fornelli. L'acqua nel basso tegame bollendo in parte era evaporata lasciando allo scoperto ma in cottura nel poco olio i capperi, l'aglio, il prezzemolo, i pezzetti di pomodori . Quando credette opportuno, vi pose alcune fette di pesce che posti sotto coperchio a fuoco basso, lasciò cuocere. Nell' attesa aveva tirato fuori dal gavone e sistemato nel pozzetto il tavolino rosso dai piedi pieghevoli, aveva posto su una tovaglietta, delle salviettine, posate, bicchieri, piatti, pane e bevande. Sedutosi su una delle panche, rimase ad annusare l'odore delizioso della cottura. Sistemato il lume al boma, attese il ritorno delle donne. Forse il pesce avrebbe voluto qualche minuto in più di cottura, ma al buio ed a quell'ora tutto fu buono. '' Adesso sì che mi sento meglio.'' La stessa sensazione l'ebbero le donne le quali proruppero: '' Giacché hai iniziato, completa l'opera.. prepara il caffè... portaci anche una sigaretta.'' '' Volete altro?'' Cinzia era talmente presa dal sonno che per svegliarla dovettero faticare. '' Devi mangiare qualcosa, non puoi rimanere digiuna.'' le avevano detto ed ella insonnolita aveva ubbidito. Infine '' Buona notte '' disse loro. Dato un bacetto ciascuno sulla guancia, tornò in cuccetta ecclissandosi nuovamente. 

Categoria
cultura

Articoli correlati

21 febbraio 2026

Abbazia di Casamari, gioiello gotico-cistercense

Fu fondata dai benedettini nel 1035

18 febbraio 2026
15 febbraio 2026

L'intervento alla Camera dei Deputati del Filosofo Leonardo Dini per la pace. Video

Guerre, Confini, Dialogo. Ipotesi concrete per costruire la pace nel disordine globale...