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Prestito all’ex
Hai prestato soldi al tuo partner durante la convivenza e ora li rivuoi indietro? Non è così semplice. La guida completa che spiega perché, senza prove scritte, quel “prestito” è considerato un regalo che non puoi più recuperare.
Durante una relazione, specialmente una convivenza stabile, è normale e naturale aiutarsi economicamente. Un bonifico per comprare l’auto nuova, un contributo per avviare un piccolo progetto, un aiuto per superare un momento di difficoltà. Sono gesti che nascono dall’affetto e da un progetto di vita comune. Ma cosa succede quando quell’amore finisce? Quando la relazione si rompe, spesso in modo burrascoso, quei soldi possono essere richiesti indietro? Di fronte a questa situazione, tanto comune quanto dolorosa, la domanda è una sola: per un prestito all’ex, come riavere i soldi?
Molti sono convinti che basti un estratto conto per dimostrare il passaggio di denaro e ottenere la restituzione. Ma la legge, come ha recentemente chiarito una fondamentale sentenza del Tribunale di Genova (n. 1911 del 23 luglio 2025), la pensa in modo molto diverso. Senza una prova chiara e inequivocabile di un accordo di restituzione, quel “prestito” viene considerato un dovere morale, un regalo che, una volta fatto, non si può più chiedere indietro.
La legge (articolo 2697 del Codice Civile) stabilisce un principio ferreo: chi agisce in giudizio ha l’onere di provare i fatti che stanno a fondamento del suo diritto.
Se tu chiedi la restituzione di una somma, non ti basta dimostrare di averla consegnata (ad esempio, con la contabile di un bonifico). Devi provare anche il “titolo” di quella consegna, ovvero la ragione giuridica per cui quei soldi devono tornarti indietro. Devi, in sostanza, provare l’esistenza di un contratto di mutuo (un prestito), anche se verbale.
Il problema è che un passaggio di denaro può avvenire per mille ragioni diverse:
un regalo (donazione);
il pagamento di un debito pregresso;
un contributo alle spese comuni;
l’adempimento di un dovere morale di assistenza.
Un semplice bonifico, quindi, è una prova ambigua, che non dimostra, di per sé, l’esistenza di un obbligo di restituzione.
Peraltro, nell’ambito dei rapporti matrimoniali e di convivenza, ogni spesa fatta in favore dell’altro partner si presume essere un’obbligazione naturale, ossia un adempimento del dovere di solidarietà familiare: un dovere morale imposto dalla Costituzione che impone a ciascun membro di adoperarsi per aiutare gli altri.
È chiaro quindi che, stando così le cose, spetta a chi eccepisce la natura di prestito dell’operazione dimostrare l’accordo sottostante. In assenza di tale dimostrazione, il bonifico si considera una donazione che, in quanto tale, non deve essere restituita!
Cosa succede se l’ex ammette di aver ricevuto i soldi?
Questa è la trappola in cui cadono in molti. Pensi: “Lui non può negare di aver ricevuto i soldi, c’è il bonifico!”. È vero. Ma questo non sposta l’onere della prova.
Se il tuo ex partner, in tribunale, ammette di aver ricevuto la somma, ma contesta il titolo – ad esempio, dicendo: “Sì, mi ha dato 10.000 euro, ma era un regalo per il mio compleanno” oppure “Era il suo contributo per le spese della casa in cui vivevamo insieme” – la palla torna a te.
La sua contestazione non si trasforma in un’eccezione che inverte l’onere della prova. Sei sempre e solo tu a dover dimostrare che la causa di quella consegna era un prestito, e non un’altra.
Come vengono considerati i soldi dati all’interno di una coppia di fatto?
Qui entra in gioco un principio fondamentale che equipara, sotto il profilo della solidarietà, le coppie di fatto alla famiglia basata sul matrimonio. La giurisprudenza riconosce le unioni di fatto come “formazioni sociali” tutelate dall’articolo 2 della Costituzione.
Questo significa che si presume che, all’interno di una convivenza stabile e duratura, esistano dei doveri di natura morale e sociale di assistenza e contribuzione reciproca. Le elargizioni di denaro tra i partner, quindi, non vengono lette come fredde transazioni commerciali, ma come atti che rientrano in questa logica di solidarietà familiare.
Cos’è l’ “obbligazione naturale” e perché mi impedisce di chiedere la restituzione?
Nel quadro che abbiamo delineato si inserisce il concetto di “obbligazione naturale“, previsto dall’articolo 2034 del Codice civile. Un’obbligazione naturale è un dovere non giuridico, ma morale o sociale. Non sei obbligato dalla legge a compierlo, ma se decidi spontaneamente di farlo, non puoi più chiedere indietro ciò che hai dato. È il principio della soluti retentio (ritenzione di ciò che è stato pagato).
Secondo i giudici, le attribuzioni patrimoniali a favore del convivente, effettuate durante il rapporto, configurano proprio l’adempimento di un’obbligazione naturale. Sono considerate l’espressione di quella solidarietà che ci si aspetta tra due persone unite da un legame stabile.
Attenzione, però: per essere considerata un’obbligazione naturale, la dazione di denaro deve essere proporzionata e adeguata alle tue capacità economiche e al contesto della vita di coppia. Un regalo di 1.000 euro è una cosa; trasferire l’intero proprio patrimonio è un’altra.
Il caso pratico: il furgone e i 10.000 euro “regalati”
La recente sentenza del Tribunale di Genova (n. 1911 del 23 luglio 2025) è un esempio perfetto di applicazione di questi principi.
Una donna, durante la convivenza, ha prestato al suo compagno 10.000 euro, con un bonifico, per permettergli di acquistare un furgone.
Dopo la fine della relazione, la donna gli ha fatto causa per ottenere la restituzione della somma. Il giudice ha respinto la sua domanda.
La donna è riuscita a provare solo la consegna del denaro (il bonifico), ma non il titolo. Non ha prodotto alcun documento, nemmeno un messaggio WhatsApp o un’email, da cui emergesse un accordo o un impegno del compagno a restituire quella somma.
In assenza di questa prova, il Tribunale ha qualificato quel trasferimento di denaro come l’adempimento di un’obbligazione naturale, un atto di solidarietà all’interno della coppia, e come tale irripetibile. I sacrifici personali della donna (come aver lasciato il lavoro per trasferirsi) sono stati considerati irrilevanti, perché queste dazioni non hanno una funzione “indennitaria”, ma sono espressione di un legame affettivo.
Come posso tutelarmi se presto dei soldi al mio partner?
La lezione che arriva da questa sentenza è tanto dura quanto chiara: la fiducia e l’affetto, in materia di soldi, non bastano. Se stai prestando una somma di denaro al tuo partner e vuoi essere sicuro di poterla riavere indietro in caso di problemi, devi creare una prova scritta. Non serve necessariamente un contratto redatto da un avvocato. A volte, può essere sufficiente:
una causale del bonifico inequivocabile: invece di scrivere “contributo spese” o “regalo”, scrivi “Prestito a [Nome], da restituire entro il [Data]”;
un accordo scritto semplice (scrittura privata): bastano due righe, datate e firmate da entrambi, in cui si attesta che la somma X viene data a titolo di prestito e che dovrà essere restituita secondo determinate modalità;
uno scambio di messaggi o email: anche un carteggio su WhatsApp, in cui il tuo partner riconosce esplicitamente di aver ricevuto una somma in prestito e si impegna a restituirla, può avere un valore probatorio fondamentale in un eventuale giudizio.
Conclusioni: senza prove scritte, un prestito è un regalo
In sintesi, il quadro legale è netto. Chi presta soldi ha l’onere di provare non solo la consegna, ma anche l’obbligo di restituzione.
Un bonifico da solo non è una prova sufficiente.
All’interno di una coppia di fatto, i trasferimenti di denaro si presumono essere atti di solidarietà (obbligazioni naturali) e, come tali, non possono essere richiesti indietro. Salvo prova contraria volta a dimostrare che c’è stato un contratto di mutuo (un prestito).
È un principio che mira a proteggere la natura affettiva e solidale delle unioni di fatto, distinguendole da freddi rapporti commerciali. Ma è anche un monito severo: se l’amore finisce, solo le prove scritte possono garantire che anche i soldi tornino indietro.