Sicilia, una terra per agricoltori affaticati e politici fiacchi di Sergio Beninati

di Sergio Beninati

Sicilia: Una terra per agricoltori affaticati e politici fiacchi

Salve a tutti, ho 19 anni e sono uno studente del primo anno dell’università di Torino in Giurisprudenza. Fortunatamente sono nato alle Isole Eolie, un arcipelago di 7 isole nel mar mediterraneo, un’ostrica la cui perla è composta: da una paesaggistica unica, da 4 millenni di cultura stratificata, acque cristalline e un’eccellente biodiversità. Sono nato, come altri, all’interno di un patrimonio Unesco, con il sole che tramonta dietro Vulcani ancora in attività. Una bellezza unica, come il resto della regione.

  
Purtroppo però questa è solo una faccia della medaglia, dall’altro lato si celano i mali che pandora avrebbe dovuto contenere nel vaso. E dai quali la Repubblica alla quale abbiamo giurato Fedeltà dovrebbe liberarci. Questo non è un mio giudizio. Questa è la parola della nostra costituzione:
Art. 3, due commi https://www.governo.it/it/costituzione-italiana/principi-fondamentali/2839
Prendendo come riferimento il sito ufficiale del governo, alla voce Principi Fondamentali, possiamo leggere testuali parole:
Comma 1: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
Comma 2: È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
L’autore, che ha realizzato il manuale di Storia del diritto in età medievale e moderna dal quale sto apprendendo, verso pagina 13, dopo aver approfondito la discesa dei longobardi in italia si esprime così riguardo la frammentazione territoriale della penisola: “ Per molti secoli resterà suddivisa e frammentata sul piano politico, sino all’unificazione del 1861”. Dal punto di vista puramente storico e formale non trovo nulla da eccepire. La realtà pragmatica è però assai distante da quanto scritto. 
Dal 1861 ad oggi, questa regione non ha raggiunto, ancora, la parità di condizioni sociali ed economiche delle regioni più avanzate della nostra nazione. Da prima dell’avvento della repubblica fino ai vari governi che si sono successi non si sono mobilitati abbastanza per arginare il problema, al contrario spesso hanno promosso politiche che hanno unicamente acuito la forbice sociale e distanziato la nostra terra dallo sviluppo che meriterebbe. Incrementando la “questione meridionale”
Reputo, in base a quanto studiato dai programmi scolastici, promossi dal ministero dell’istruzione, e in base a come vivo la mia regione, che di esempi e denunce il passato ed il presente ce ne abbia fornite abbastanza. Evito di risultare tedioso menzionando tutte le occasioni. Cito soltanto brevemente alcuni nomi di uomini che attraverso la loro identità storico morale hanno saputo denunciare le ingiustizie Siciliane.
Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Rocco Chinnici, Peppino Impastato, Leonardo Sciascia, Andrea Camilleri, Giovanni Verga, Luigi Pirandello, Franco Battiato, Rosa Balistrieri, Letizia Battaglia.
 
Tutti questi sono nomi che rappresentano identità, tradizione, coraggio e talento. Una concezione di tradizione in maniera sana, riprendendo Pierangelo Bertoli, una tradizione: “con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro”.
In gran parte questi personaggi ci sono stati inculcati, li abbiamo ritrovati nei libri di letteratura e ci vengono dati in pasto da parte del ministero. Ci vengono trasmessi i valori della lealtà e della fiducia e della costante lotta alla mafia. 
La nostra regione resta però avvolta dal velo di maya, tante promesse, tante belle parole, un’unica terribile realtà. Siamo rimasti indietro. In Sicilia il tasso di dispersione scolastica ha toccato il 17,1%, quasi il doppio della media nazionale. La disoccupazione giovanile in Sicilia tocca punte del 36%. L'assenza di prospettive lavorative stabili alimenta l'emigrazione: la popolazione residente nell'Isola è scesa sotto i 4,8 milioni, con oltre 826.000 siciliani ormai iscritti all'AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero). La rete ferroviaria siciliana è in gran parte a binario unico (circa l'85% dell'intera rete) e molte tratte interne non sono elettrificate. Trapani- Siracusa si svolge in 11 comode ore, con 3 cambi da effettuare per un totale di 256 km, Milano- Parigi in 8 ore per 900 km. La mafia esiste ancora, ha solo cambiato volto. È all’interno degli edifici pubblici, tramite il favoritismo, il nipotismo e le minacce lavorative. Non ci ha mai abbandonato. 
                                              
Questa è la realtà, ben distante dalle promesse politiche, ben distante dall’ideale che desideravano i nostri compaesani. 
Se è vero che studiare è un’arma, le armi non si dovrebbero più usare. I soldi pubblici non dovrebbero essere investiti in riarmo, ma in Sanità, infrastrutture, edifici scolastici e tutto ciò che promuova il progresso anziché la desolazione, la carestia e la paura.  A noi non servono ponti a campata unica, promossi da uomini che prima ci ripudiavano, e neanche un taglio temporaneo al bollo auto. A noi servono risposte pragmatiche ed immediate per aiutare regioni al collasso. 
La protesta di agricoltori ed operai, è solo l’ultimo dei tentativi disperati di più generazioni che cercano una risposta. E la risposta è arrivata. Il silenzio, il fantasma che ci ha accompagnato per più di un secolo senza mai abbandonarci, è ancora lì. Neanche una parola per i Siciliani, Neanche una parola per gli attivisti al sud. Supermercati vuoti, famiglie senza il pane a tavola ed il governo posa lo sguardo su Milano, sulle vetrine rotte e i danni ai beni materiali. 
Se lo stato decide di non tutelare il cittadino, sta mancando di rispetto a sè stesso e alla carta costituzionale alla quale ha giurato fedeltà. Se quella carta un po’ sgualcita e quei libri ridondanti, simboleggiano anche per voi il valore della libertà di pensiero ed espressione, se credete nella libertà fornita unicamente dalla cultura e se il vostro cuore desidera che gli esempi che studiamo siano esempi di realtà fisiche e non di realtà astratte, allora discostatevi dal finto nazionalismo. 
Perché l’Italia inizia si in Trentino ma termina in Sicilia. Ed è la punta dello stivale che ci permette di appoggiare bene il piede. 
 

 

 

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