Piccoli tribunali in affanno: la mappa dei vuoti in Sicilia

di Sebastiano Adduso

Il CSM ha analizzato la mobilità dei Magistrati e la durata delle scoperture nei tribunali di primo grado tra il 2020 e il 2024. La percentuale dei posti vacanti non è risultata più alta nei piccoli uffici, ma è proprio lì che una posizione rimane senza titolare molto più a lungo: fino a 175 giorni di media nelle sedi con non più di 12 magistrati, contro 34 giorni in quelle con oltre 60. Un posto che in un grande tribunale viene coperto in poco più di un mese può restare vuoto quasi 6 mesi in uno piccolo.

La Sicilia presenta situazioni differenti nei distretti di Messina, Caltanissetta, Catania e Palermo. Le relazioni inaugurali del 2026 confermano che trasferimenti, assenze e difficoltà nel ricambio incidono soprattutto sulle sedi periferiche e con organici ridotti. Lo stesso numero di posti vuoti può produrre conseguenze molto più pesanti dove i Magistrati sono pochi. Nel distretto messinese, la relazione 2026 ha segnalato 4 posti di giudice scoperti al Tribunale di Messina, 3 a Barcellona Pozzo di Gotto e 2 a Patti, oltre a vacanze nelle rispettive Procure. Per Barcellona Pozzo di Gotto e Patti è stato evidenziato anche un ricambio continuo dei magistrati, con tassi indicati tra i più elevati d’Italia. Nei tribunali più piccoli la partenza di poche persone può mettere sotto pressione interi settori.

Nel distretto di Caltanissetta la relazione ha richiamato una scopertura del 31,25%, contro una media nazionale del 18,1% rilevata nel diverso monitoraggio citato dal documento. Al 30 giugno 2025 il Tribunale di Caltanissetta aveva vacanti la presidenza della sezione civile e 5 posti di giudice, mentre difficoltà significative risultavano anche a Gela, Enna e nel Tribunale per i minorenni. Alcune posizioni sono state successivamente coperte nel 2026, per cui quella percentuale non descrive automaticamente la situazione odierna. Caltanissetta ha presentato il quadro di partenza più critico, ma durante il 2026 sono intervenuti cambiamenti. Catania ha mostrato una situazione più articolata. La Corte d’Appello ha indicato scoperture intorno al 12% dei posti di consigliere, ma contemporaneamente ha registrato una riduzione delle pendenze e dei tempi nel civile. Nel febbraio 2026 il consigliere CSM Marco Bisogni ha inoltre annunciato l’arrivo di nuovi magistrati nei tribunali del distretto, con particolare attenzione a Caltagirone, che aveva raggiunto il 50% di scopertura. Le carenze sono state gravi ma in alcuni uffici sono già arrivati rinforzi e i risultati statistici sono migliorati.

A Palermo, al 30 giugno 2025, risultavano presenti 392 magistrati sui 482 previsti, con 90 posti vacanti e una scopertura media del 18,67%. Le differenze interne erano notevoli: 24 posti mancavano nel solo Tribunale di Palermo, mentre il Tribunale di Marsala aveva 7 vacanze su 24 e la Procura di Trapani 8 su 13. Dietro la media distrettuale si nascondono uffici quasi completi e altri nei quali la carenza di personale assume dimensioni molto maggiori. Nel frattempo sono state avviate misure nazionali destinate a modificare ulteriormente il quadro: la legge di bilancio 2026 ha autorizzato 718 assunzioni di magistrati nel biennio 2026-2027, a luglio è stata pubblicata la graduatoria del concorso a 400 posti e sono proseguite le procedure per stabilizzare il personale degli Uffici per il processo nei 4 distretti siciliani. Le risorse stanno aumentando, ma servirà verificare dove verranno effettivamente collocate e quanto rapidamente riusciranno a ridurre le scoperture più persistenti.

Costituzione e Corte europea impongono processi in tempi ragionevoli, ma nei piccoli tribunali le lunghe scoperture di organico continuano a pesare su udienze, fascicoli e cittadini. Il problema non è soltanto quanti posti mancano. La giustizia lenta non è un’impressione astratta quando la scopertura di un posto costringe un ufficio a ridistribuire fascicoli, modificare ruoli, spostare udienze e inserire periodicamente nuovi magistrati. Emerge un problema organizzativo misurabile, che riguarda la durata delle vacanze, la distribuzione dei magistrati sul territorio, il continuo ricambio nelle sedi meno richieste e, parallelamente, le carenze del personale amministrativo.

Il Consiglio superiore della magistratura (CSM), nella nella delibera approvata dal plenum del 29 luglio 2026,, ha studiato la mobilità e la durata delle scoperture negli uffici giudicanti di primo grado durante il quinquennio 2020-2024. Il punto più significativo è apparso quasi controintuitivo. La percentuale delle vacanze cresce tendenzialmente con la dimensione dell’ufficio, attestandosi attorno al 10% nei tribunali piccoli, al 13% in quelli medi e al 13-14% in quelli grandi, ma la durata della scopertura segue la direzione opposta.

I dati sulla durata media descrivono con maggiore precisione il fenomeno: nei tribunali con organico fino a 12 magistrati una vacanza è durata mediamente 175 giorni, pari a circa 5,8 mesi; negli uffici con 13-20 magistrati 133 giorni, circa 4,4 mesi; nella fascia 21-40 magistrati 105 giorni, circa 3,5 mesi; nei tribunali con 41-60 magistrati 72 giorni; nelle sedi con più di 60 magistrati appena 34 giorni. Tra i 2 estremi il divario supera quindi 140 giorni.

La conseguenza è evidente. In un tribunale grande la mancanza temporanea di un magistrato può essere assorbita da un organico numeroso. In una sede con 8, 10 o 12 togati la stessa assenza sottrae invece una quota consistente della capacità di lavoro e può incidere contemporaneamente sulla redistribuzione dei fascicoli, sulla composizione dei collegi, sulla fissazione delle udienze e sulla continuità dei procedimenti. Il turnover (ricambio del personale), dunque, pesa non soltanto per la sua consistenza ma per la frequenza e per il tempo necessario a sostituire chi parte.

Messina, il peso del ricambio nelle sedi periferiche. La relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 della Corte d’Appello di Messina, riferita prevalentemente al periodo dal 1° luglio 2024 al 30 giugno 2025 e integrata con la situazione esistente al momento della sua redazione, ha descritto “persistenti vuoti di organico” nella magistratura del distretto.

A Messina mancavano 4 giudici al Tribunale ordinario. A Barcellona Pozzo di Gotto (Comune costiero tirrenico della Città metropolitana di Messina) risultavano scoperti 3 posti di giudice e a Patti (Comune costiero tirrenico della Città metropolitana di Messina) altri 2. Sul versante delle Procure il quadro indicato era il seguente: 2 posti di sostituto procuratore vacanti a Messina; 1 a Barcellona Pozzo di Gotto; 1 a Patti. La Corte d’Appello aveva inoltre 2 posti di consigliere scoperti e risultavano vacanti tutti i 4 posti della pianta organica flessibile giudicante del distretto. Il dato più vicino alla questione posta dallo studio nazionale del CSM riguarda però Barcellona Pozzo di Gotto e Patti. 

I presidenti dei 2 tribunali hanno segnalato difficoltà gestionali derivanti dal continuo avvicendamento di magistrati, spesso di prima nomina, e da tempi non brevi per riempire le posizioni lasciate libere. La relazione ha definito il ricambio “continuo e massiccio” e ha collocato i relativi tassi tra i più elevati d’Italia. Per questi uffici la dimensione dell’organico si intreccia anche con la complessità dei processi. La Corte ha richiamato espressamente i procedimenti per criminalità organizzata, che possono coinvolgere numerosi imputati, molti dei quali detenuti, e impegnare per mesi collegi e cancellerie. È proprio in casi del genere che una scopertura apparentemente limitata in termini assoluti può diventare un problema organizzativo molto più rilevante.

Caltanissetta, il distretto con la fotografia più critica. La relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 della Corte d’Appello di Caltanissetta ha utilizzato toni particolarmente netti. Il documento ha richiamato una rilevazione del CSM che attribuiva agli uffici giudiziari del distretto una scopertura del 31,25%, rispetto a una media nazionale del 18,1%. A Caltanissetta, al 30 giugno 2025, il Tribunale aveva vacanti la presidenza della sezione civile e 5 posti di giudice in settori delicati, compresi il dibattimento penale, le indagini e le udienze preliminari, il riesame e le misure di prevenzione. A queste carenze si erano aggiunte le assenze prolungate di 3 magistrati per maternità. A Gela (Comune costiero del libero consorzio comunale di Caltanissetta) erano presenti 4 giudici civili rispetto ai 6 previsti. A Enna, per gran parte dell’anno, erano risultati scoperti 3 degli 8 posti di giudice civile.

Ancora più delicato era stato il Tribunale per i minorenni. La pianta organica prevedeva un presidente e 4 giudici, ma per una parte consistente del periodo l’ufficio aveva lavorato con il presidente e soltanto 2 giudici. Dopo ripetute richieste, il CSM ha disposto il 17 dicembre 2025 l’applicazione extradistrettuale di un magistrato proveniente da Palermo per 6 mesi, con decorrenza dal 20 gennaio 2026. È un esempio concreto di quanto possa essere complesso mantenere operativo un piccolo ufficio quando l’organico si riduce di poche unità. Il quadro non è però rimasto immobile. La pagina ufficiale attualmente pubblicata dal Tribunale di Caltanissetta relativa all’assegnazione dei magistrati indica oggi Gabriella Canto alla presidenza della sezione civile, uno dei posti che nella fotografia al 30 giugno 2025 risultava scoperto. Questo passaggio è importante perché dimostra che i dati annuali descrivono una situazione precisa nel tempo e non possono essere automaticamente trasformati in una fotografia dell’agosto 2026.

Catania, le scoperture insieme ai risultati in miglioramento. Il distretto di Catania offre la dimostrazione che carenza di personale e andamento dei procedimenti non sempre procedono meccanicamente nella stessa direzione. La relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 della Corte d’Appello di Catania ha indicato scoperture ormai croniche attorno al 12% dei posti di consigliere della Corte, ma ha contemporaneamente documentato risultati positivi nel settore civile. I procedimenti contenziosi civili pendenti in Corte sono scesi da 5.987 al 30 giugno 2023 a 5.172 al 30 giugno 2024 e a 4.775 al 30 giugno 2025. La durata prognostica è diminuita da 722 a 547 giorni. Nei tribunali del distretto le pendenze civili finali sono passate da 62.601 procedimenti nel 2023 a 56.063 nel 2024 e a 54.638 nel 2025. La relazione ha quindi mostrato che l’organizzazione degli uffici e l’apporto dell’Ufficio per il processo hanno consentito, almeno in alcuni settori, di ridurre l’arretrato nonostante le vacanze.

Il 3 febbraio 2026 Marco Bisogni (componente del CSM), intervenendo all’inaugurazione dell’anno giudiziario, ha fornito un aggiornamento molto significativo. I nuovi magistrati che avevano scelto in quel periodo le sedi del distretto erano stati destinati secondo questa distribuzione: 5 al Tribunale di Caltagirone (grosso Comune della Città metropolitana di Catania); 5 al Tribunale di Siracusa; 2 al Tribunale di Catania; 1 al Tribunale di Ragusa. Bisogni aveva sottolineato che Caltagirone aveva raggiunto il 50% di scopertura e che le nuove assegnazioni avrebbero dovuto alleggerire ritmi di lavoro particolarmente gravosi. Lo stesso intervento ha richiamato un’altra componente del problema, indicando scoperture del personale amministrativo attorno al 40% nel distretto. È un dato da non confondere con quello dei magistrati, ma è altrettanto importante. Un giudice presente non può infatti lavorare senza cancellerie, assistenti, funzionari e personale capace di assicurare gli adempimenti che precedono e seguono l’udienza.

Palermo, 90 magistrati mancanti nell’ultima fotografia completa. Nel distretto di Palermo la ha fornito uno dei prospetti più dettagliati. Al 30 giugno 2025 la pianta organica prevedeva complessivamente 482 magistrati, mentre quelli presenti erano 392. I posti vacanti erano quindi 90, con una scopertura media del 18,67%. Le differenze tra gli uffici erano molto marcate: Corte d’Appello di Palermo 10 vacanze su 61 posti; Tribunale di Palermo 24 su 130; Tribunale di Agrigento 5 su 32; Tribunale di Trapani 1 su 25; Tribunale di Marsala 7 su 24; Tribunale di Sciacca nessuna vacanza su 10; Tribunale di Termini Imerese 5 su 25; Procura di Palermo 13 vacanze su 71; Procura di Agrigento 4 su 14; Procura di Trapani 8 su 13. Proprio la relazione palermitana ha messo in evidenza lo stesso meccanismo rilevato dallo studio nazionale del CSM. Nei tribunali cosiddetti di periferia il ricambio è elevato, le scoperture possono diventare frequenti e significative e le sostituzioni avvengono spesso attraverso magistrati di prima nomina. Tra una partenza e un nuovo ingresso si creano però interruzioni che incidono sulla regolarità dell’attività giudiziaria. Anche il personale amministrativo mostrava difficoltà. Al 30 giugno 2025 erano in servizio 1.858 unità rispetto alle 2.196 previste, con 338 posti scoperti e una percentuale del 15,39%. In alcune professionalità il deficit era molto superiore alla media, circostanza che trasferisce ulteriori compiti sui dirigenti e può rallentare l’intera macchina dell’ufficio.

Concorsi e stabilizzazioni, il 2026 ha aperto una fase nuova. La fotografia delle scoperture deve essere letta insieme alle misure adottate successivamente. La legge 30 dicembre 2025 n. 199, legge di bilancio 2026, all’articolo 1, comma 302, ha autorizzato il Ministero della Giustizia ad assumere nel biennio 2026-2027 718 magistrati ordinari vincitori di concorsi già banditi alla data di entrata in vigore della legge. La scansione prevista è questa: 440 unità in data non anteriore al 1° luglio 2026; 278 unità in data non anteriore al 1° luglio 2027. Un altro passaggio concreto è arrivato a luglio. La graduatoria del concorso a 400 posti di magistrato ordinario, bandito con decreto dell’8 aprile 2024, è stata pubblicata nel Bollettino ufficiale del Ministero il 15 luglio 2026 e l’avviso è apparso nella Gazzetta Ufficiale il 21 luglio. Questo significa che una delle procedure dalle quali devono provenire nuovi magistrati ha superato la fase concorsuale ed è entrata in quella che precede l’effettiva immissione nelle funzioni.

Il tema è stato al centro anche di un confronto pubblico del 25 febbraio 2026. Carlo Nordio (ministro della Giustizia) ha sostenuto che, attraverso 6 concorsi, il Ministero stava progressivamente colmando gli organici e ha indicato una previsione di 10.853 magistrati complessivamente in servizio entro la fine del 2026. Nicola Gratteri (procuratore della Repubblica di Napoli) ha posto invece l’accento sulla necessità di coprire innanzitutto tutte le scoperture e, successivamente, di ripensare la geografia giudiziaria, sostenendo che l’eccessiva frammentazione degli uffici renda particolarmente vulnerabili i piccoli tribunali. Sono 2 valutazioni differenti sulla politica giudiziaria, ma entrambe riconoscono come centrale la questione degli organici.

Accanto ai magistrati c’è poi il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), che ha costruito una parte rilevante della strategia di accelerazione sull’Ufficio per il processo. Gli addetti all’Ufficio per il processo (AUPP) affiancano i magistrati in attività di studio, ricerca, organizzazione e preparazione degli atti, senza sostituirsi al giudice. La procedura del Ministero della Giustizia per la stabilizzazione del personale assunto nell’ambito del PNRR ha previsto nelle graduatorie definitive questi posti per i distretti siciliani: Caltanissetta 102; Catania 309; Messina 145; Palermo 383. Si tratta di stabilizzazioni del personale di supporto e non di altrettanti nuovi magistrati, distinzione essenziale per interpretare correttamente i numeri.

La durata ragionevole è un diritto, non un obiettivo facoltativo. Sul piano giuridico la questione dei tempi della giustizia non è soltanto organizzativa. L’articolo 111 della Costituzione stabilisce che la legge assicura la ragionevole durata del processo. A questo principio si aggiunge l’articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU), mentre la legge 24 marzo 2001 n. 89, conosciuta come legge Pinto, ha introdotto il rimedio dell’equa riparazione nei casi in cui venga violato il termine ragionevole. La Corte costituzionale, con la sentenza n. 102, depositata l’8 luglio 2025, è tornata sul tema esaminando la durata delle procedure concorsuali. La Consulta ha chiarito che non basta stabilire per legge quanto dovrebbe durare un procedimento: quei tempi devono essere realmente ragionevoli e rispettare anche i criteri fissati dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. In sostanza, la giustizia non può essere considerata efficiente solo sulla carta se, nella pratica, i cittadini aspettano troppo a lungo.

Per il cittadino tutto questo ha una conseguenza molto concreta. Un trasferimento, una mancata sostituzione o una cancelleria in difficoltà sono problemi interni all’organizzazione giudiziaria, ma finiscono per manifestarsi all’esterno attraverso rinvii, cambi di giudice, riassegnazioni dei fascicoli, udienze fissate a distanza e maggiore difficoltà a smaltire l’arretrato. La scopertura di organico, quindi, non è una questione riservata agli addetti ai lavori. Diventa qualità del servizio pubblico e, nei casi più gravi, tempo sottratto alla tutela effettiva di un diritto.

Il vero nodo dei piccoli tribunali. Lo studio del CSM aggiunge infine un elemento che modifica il modo di leggere le statistiche. Guardare soltanto la percentuale di posti vacanti rischia di non bastare. Un grande ufficio può presentare una percentuale di scopertura perfino superiore a quella di un tribunale minore e, tuttavia, riuscire a riempire i posti in tempi molto più brevi e ad assorbire meglio le assenze temporanee. È la persistenza del vuoto a diventare decisiva. Se una posizione rimane scoperta per 175 giorni invece che per 34, il problema non consiste soltanto in 141 giorni di differenza. In quel periodo altri magistrati devono assorbire fascicoli, cambiano i carichi individuali, aumenta il rischio di rinvii, diventa più difficile mantenere stabile la composizione degli uffici e il nuovo arrivato deve infine inserirsi in procedimenti iniziati da altri. Da Messina a Palermo, passando per Caltanissetta e Catania, i documenti siciliani confermano questa fragilità ma mostrano anche che non esiste una situazione identica per tutta l’Isola. Caltanissetta è partita da una condizione particolarmente critica.

 Messina ha segnalato il peso del ricambio continuo nelle sedi periferiche. Palermo presenta un numero assoluto molto elevato di posti vacanti e forti differenze tra uffici. Catania ha contemporaneamente documentato carenze, nuovi ingressi e miglioramenti misurabili nello smaltimento dei procedimenti. Le assunzioni autorizzate, i concorsi conclusi o ancora in corso e la stabilizzazione degli Uffici per il processo rappresentano perciò un cambiamento concreto, ma il loro effetto potrà essere giudicato soltanto verificando un dato che lo studio del CSM ha riportato al centro dell’attenzione: non semplicemente quanti posti risultano formalmente vacanti, ma quanto tempo occorre per coprirli e quali uffici continuano a perdere magistrati dopo averli appena ricevuti. È su questo terreno che si misura, per il cittadino, la differenza fra una giustizia formalmente organizzata e una giustizia realmente capace di dare risposte in tempi ragionevoli.(mediterranea24.it)

Categoria
cronaca

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