Lipari, partono i lavori per la copertura delle buche nelle strade. Le reazioni nel web

Lipari, partono i lavori per la copertura delle buche. 

All'opera la ditta di Antonino Ziino di Pianoconte.

La giunta Gullo ha stanziato 50 mila euro.

LE REAZIONI NEL WEB 

Giovanni Bartolino Butera Ligruti Sono dei pannicelli caldi! Alla prima pioggia saremo punto e a capo. Soldi buttati al vento!

Adolfo Sabatini Assurdo. Nei prossimi giorni pioverà e la pioggia porterà via quella specie di asfalto e 50.000€

Emanuele Megna Sante parole

Giovanni Iacono di Quattropani Ma ci sono due ditte nella provincia di Messina e una non vuole venire a Lipari perché avanza Soldi della vecchia amministrazione quale sarà non lo so

Giusi Mavilia Si chiama tappa buchi. Soldi spesi non nel modo giusto, fra un mese sarà peggio di prima. Si deve rifare il manto, questo si chiama rattoppo.

Mariarosa Cortese Ha ok riparano le scola pasta? Vergogna Cosa che si dovrebbe rifare tutto 

Renzo de Biase Venite a Filicudi: ci cadete dentro

Nicolas Rando Qui a Filicudi si pensa ad altro. L'isola è un disastro ovunque! I lavori della strada di Pecorini quando cominciano? I respingenti a mare si fanno le immersioni, per non parlare di altro, la gente vede immondizia strade strade, e nessuno parla!

Giuseppe Russo L'asfalto non si rattoppa diventa pericoloso e rispunta peggio di prima nelle strade della Germania se si verifica un incidente controllano anche il tipo di asfalto e chi è responsabile paga

Patrizia Portelli In Germania, il rattoppo delle buche stradali segue un processo preciso per garantire la qualità e la durata nel tempo:
la zona danneggiata viene tagliata in forma quadrata, ripulita, riempita di asfalto caldo e compressa con rulli, spesso utilizzando catrame liquido per sigillare le crepe, risultando quasi invisibile.

Matteo Belfiore Stiamo parlando della Germania… in Germania il popolo scende in piazza, come in Francia ed in Spagna per i loro diritti, noi facciamo solo bau bau ma nessuno fa niente... ma non solo per le strade! Anche per le patate calde che ci infilano

Quique Fabregat Sono rimedi che non curano la malattia. Tra quattro giorni i buchi ancora più grandi... Non ci sono 100 metri nella strada a Quattropani senza un buco. Per non parlare di Aria Morta che ha voragiòni da anni…

Matteo Belfiore Trovo assurdo nel 2026 a rattoppare ancora… tutti gli anni che abbiamo perso per rattoppare oltre i soldi spesi che messi tutti insieme avrebbero potuto permettere a tutti di ripristinarne al100% tutte le strade. Grazie alle sovvenzioni, agli appalti di provincia, stato e metropolitana… il popolo deve stare zitto e adattarsi a tutto.. però ogni 31 dicembre scade il bollo e l’agenzia delle entrate pretende questa tassa pagata annualmente perché così si possono mantenere le strade, ma ste strade mantenute dove sono? O comunque sopratutto la fatidica domanda.. sti soldi che fine fanno? 

Giuseppe La Greca Invece secondo me è un buon lavoro Cosi come le strisce nuove fatte sulle strade disastrate.. questo è il livello e l'emblema della amministrazione attuale... Eppure chiederei a chi ha ordinato questi lavori, delle spiegazioni, perché alla fine i soldini che hanno "regalato" alla ditta sono nostri... Che schifo…

 Giuseppe Velardita Quello è il lavoro da fare? Evitate di bruciare 50.000 euro così

Anna Maria Mandarano Ma io non so se questi tappa buche si chiamano lavori ,secondo me la parola giusta è tappa buche per le macchine e pericolo per mezzi a due ruote ,perché lasciano il catrame così basta una frenata ed hai perso il mezzo 

Francesco Coscione È quantomeno singolare che, di fronte a una richiesta di sicurezza elementare, la risposta di chi governa si trasformi in una requisitoria contro i cittadini. Liquidare il sacrosanto diritto a strade percorribili come un "vezzo estetico" o, peggio, come una pretesa da "indignati da tastiera" è un esercizio di retorica qualunquista che elude il nocciolo della questione: la responsabilità amministrativa. La sicurezza stradale non è un premio fedeltà per contribuenti esemplari, ma un dovere primario dell'ente pubblico. Affermare che gli interventi siano "tamponi" perché mancano i fondi è un’ammissione di debolezza che solleva un dubbio immediato: com'è possibile che la manutenzione ordinaria sia stata ignorata fino a trasformarsi in un’emergenza cronica? Un’amministrazione lungimirante sa che tappare una buca oggi costa infinitamente meno che ricostruire una strada domani o gestire i contenziosi derivanti dai sinistri.
Certamente, la responsabilità del degrado attuale non può essere ascritta interamente a chi siede oggi in Giunta; è evidente che si tratta di un'eredità pesante accumulata nel tempo. Tuttavia, al cittadino che vive il quotidiano poco importa il rimpallo di responsabilità tra chi c'era prima e chi c'è ora: ciò che si chiede a chiunque amministri è di onorare il proprio mandato garantendo servizi di qualità. Chi subentra ha l'onere di risolvere i problemi ereditati, non di usarli come scudo per giustificare il paludismo polito-amministrativo.
L'aspetto più inaccettabile resta la sistematica colpevolizzazione collettiva attraverso il paravento dell’evasione fiscale. È una generalizzazione tanto comoda quanto offensiva: puntare l’indice contro l’evasore ignoto per giustificare il dissesto presente significa offendere profondamente quel cittadino che le tasse le paga, e le paga puntualmente nonostante servizi spesso non all’altezza. Usare l'evasione come l'eterno alibi per ogni inadempienza è un espediente per spostare il bersaglio: se il Comune non riesce a riscuotere, è un fallimento della macchina burocratica e dei sistemi di controllo, non una colpa che può essere spalmata indiscriminatamente su chiunque esprima dissenso.
Etichettare la critica come "dissenteria digitale" non è solo uno scivolone di stile che poco si addice a un ruolo istituzionale, ma rivela un pregiudizio pericoloso verso gli strumenti di partecipazione moderna. Colpevolizzare i social network e chi li utilizza è un atteggiamento discriminante che ignora la realtà dei fatti: oggi le piattaforme digitali sono mezzi di comunicazione fondamentali, presidi di libertà che permettono una circolazione delle idee indipendente e spesso agiscono come unico argine contro le oppressioni politiche o il silenzio delle istituzioni. Definire "rumore inutile" il dibattito online significa disprezzare il diritto dei cittadini a una comunicazione libera e immediata.
Il giornalismo e il dibattito pubblico non chiedono "mi piace", chiedono risposte concrete e cronoprogrammi certi. Invitare i cittadini a fare "meno copia-incolla e più ricevute" è un modo per ribaltare l’onere della prova: chi amministra ha il dovere di gestire il bene comune con le risorse di cui dispone, ottimizzando la spesa ed evitando di considerare la cittadinanza attiva come un disturbo alla quiete del Palazzo. Le buche non si chiudono con l’ironia o con i teoremi sociologici, ma con una programmazione che non aspetti la pioggia o l'incidente per diventare, finalmente, "emergenza".

Gianni Iacolino*

A Lipari , da qualche giorno, si stanno effettuando interventi di messa in sicurezza sulle buche stradali , buche che, in alcuni casi, hanno raggiunto livelli tali da rappresentare un rischio concreto per auto, scooter e pedoni. Non si tratta di un vezzo estetico né di un capriccio amministrativo: è manutenzione d’emergenza, sottolineo d'emergenza, quella che serve a evitare incidenti, danni e contenziosi. Chi conosce anche solo superficialmente la gestione della viabilità sa che gli interventi definitivi , ben diversi da quelli attuali ( emergenza ), richiedono risorse importanti, progettazioni complesse ed anche , soprattutto , bilanci solidi. In altre parole: servono fondi che i Comuni virtuosi — quelli con un’evasione fiscale contenuta e una base contributiva responsabile — possono programmare. Il comune di Lipari, purtroppo, non rientra ancora in questa categoria. E non certo per colpa dei vigili urbani , dei tecnici o degli operai che lavorano sul campo. L’evasione fiscale rappresenta il convitato di pietra. È curioso , ed anche un po’ istruttivo , notare come tra i più indignati sui social si annidino spesso gli stessi indignati permanenti che, quando si tratta di contribuire al bene comune, diventano improvvisamente timidi, distratti o “creativamente interpretativi” con le proprie dichiarazioni fiscali. Un dettaglio, questo, che non impedisce loro di dispensare giudizi trancianti con la sicurezza di chi non ha mai letto un bilancio comunale ma ha molta dimestichezza con il copia-incolla indignato. Gli interventi di manutenzione di questi giorni , con le limitate risorse disponibili, sono mirati soprattutto a tamponare rischi immediati , seguendo due criteri semplici e razionali: 1) Priorità alle situazioni più pericolose, segnalate dai vigili urbani. 2) Condizioni meteo idonee, perché il catrame non è una pozione magica: ha bisogno di temperature e umidità adeguate per aderire e durare. Ed ecco partire subito sul web la dissenteria da tastiera, per giunta amplificata da siti giornalistici che , per loro stessa natura, dovrebbero distinguersi da Facebook, anziché nutrirsene a piene mani. Il giornalismo cerca i fatti e li analizza. Facebook cerca i like, cosa del tutto diversa. L’ondata improvvisa di critiche “a prescindere” -- tutte uguali, tutte con lo stesso tono, tutte con la stessa superficialità — somiglia più , ripeto, a una dissenteria digitale che a un dibattito pubblico. Un fenomeno soltanto rumoroso e soprattutto per niente utile. C’è chi, a forza di incollare post, ormai potrebbe asfaltare una strada da solo. La verità è semplice: si sta intervenendo per mettere in sicurezza le strade, con i mezzi disponibili e secondo le corrette procedure tecniche. È un lavoro necessario, svolto con responsabilità e nel rispetto delle priorità individuate. Resta però un dato che non può essere ignorato: la qualità dei servizi pubblici dipende in modo diretto dalla capacità del Comune di disporre delle risorse necessarie. E questa capacità cresce solo quando tutti, senza eccezioni, contribuiscono al bene comune in modo puntuale e completo. E, diciamolo con un filo di ironia: chi vuole davvero migliorare le cose può iniziare da un gesto rivoluzionario : pagare le tasse. Perché il bene comune non si costruisce con gli ossessivi post indignati, ma con i contributi veri. E se qualcuno, ogni tanto, “si dimentica” di farlo… beh, può sempre impostare un promemoria con meno copia-incolla su Facebook e più ricevute fiscali. Solo così le buche si chiudono davvero e non solo quelle sull’asfalto.

*Assessore

Categoria
cronaca

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