Lipari, il giorno in cui si disse no a Mussolini
IL GIORNO IN CUI LIPARI DISSE NO A MUSSOLINI
Le isole hanno sempre avuto un difetto agli occhi del potere: sono circondate dal mare. Per chi vuole andarci in vacanza è una bellezza, per chi deve costruire una prigione è meglio ancora.
#Lipari lo sapeva bene. Già i Borbone l'avevano usata per relegare gli indesiderabili, poi dal 1863 lo Stato italiano vi mandò coatti, delinquenti comuni e sovversivi. La ragione era semplice: un'isola è una galera alla quale il mare ha costruito gratis le mura.
Il problema era che dentro quelle mura naturali vivevano pure i liparoti.
Nel 1926 #Mussolini decise di ripristinare e ampliare la colonia. Nel Castello si progettavano nuove camerate, due grandi padiglioni sulla via della Cattedrale, altri presso la chiesa delle Grazie, utilizzando persino locali dell'ospedale civile.
Roma aveva trovato il posto perfetto. Peccato che nessuno avesse chiesto il parere di quelli che ci abitavano.
I liparoti temevano il ritorno della criminalità, problemi di sicurezza, danni al commercio e soprattutto quel marchio che trasformava il nome dell'isola in sinonimo di galera. Nacque un comitato, protestarono ex amministratori, cattolici, democratici, professionisti, contadini e Chiesa.
Il governo tirò dritto.
Il 28 agosto 1926 arrivò il commissario di Pubblica Sicurezza Attilio Stagni per sorvegliare i lavori.
Furono le donne a muoversi per prime.
Una delegazione chiese spiegazioni, poi un corteo volle entrare nel Castello. La polizia tentò di impedirlo, ma la gente aumentava. A un certo punto cominciarono a suonare le campane.
Dalle campagne arrivarono contadini, dal paese cittadini e pescatori.
Il cordone di polizia cedette e qui finì la petizione e cominciò il piccone.
Uomini e donne entrarono nel Castello con zappe, vanghe, badili e picconi e demolirono cameroni, casette e strutture destinate alla colonia.
Andarono avanti per sette ore.
Non risultano morti né un bilancio documentato di feriti, ma era una vera insurrezione popolare contro una decisione del regime, proprio nel 1926, quando Mussolini stava ormai trasformando l'Italia in una dittatura.
Roma non la prese bene.
Arrivò una torpediniera carica di militari, il paese venne presidiato, cominciarono arresti e intimidazioni. Molti giovani fuggirono in barca verso Vulcano. Nella notte fra il 29 e il 30 agosto furono arrestate 18 persone, caricate su un rimorchiatore e portate nel carcere di Milazzo; altri provvedimenti seguirono.
Era la risposta feroce di un regime che non poteva permettere che un'isola dimostrasse una cosa pericolosissima: Mussolini poteva ricevere un no.
Eppure i liparoti quella battaglia la vinsero: il grande progetto per i delinquenti comuni fu abbandonato.
Poi arrivò il paradosso.
Pochi mesi dopo il fascismo trasformò Lipari in una delle principali colonie di confino politico d'Italia. Vi passarono circa 1.400 antifascisti, fra loro Carlo Rosselli, Emilio Lussu e Francesco Fausto Nitti.
Ma stavolta l'isola reagì diversamente. Quegli uomini non furono percepiti come criminali e fra confinati e popolazione nacquero rapporti, attività culturali, scuole, mense e solidarietà. La durezza veniva soprattutto dal regime: sorveglianza, censura, punizioni, arresti e trasferimenti.
Perché Lipari, in fondo, non aveva rifiutato gli uomini. Aveva rifiutato che qualcuno trasformasse la sua casa in una galera senza nemmeno chiederle permesso.
Il 28 agosto 1926 Roma disse: «Si fa».
Lipari prese i picconi e rispose:
«Ccà no.»
Fonti: Giuseppe La Greca, La lunga notte di Lipari. Anarchici e socialisti al confino coatto, Centro Studi Eoliano, 2010.
Alessandra Pagano, Il confino politico a Lipari. 1926-1933, FrancoAngeli, Milano, 2003.
Centro Studi e Ricerche di Storia e Problemi Eoliani, Il confino politico a Lipari, Pungitopo, 1990.
ANPI, Patria Indipendente, recensione e documentazione sul confino politico di Lipari e sulla repressione fascista.
Biblioteca Nazionale Braidense, catalogo storico-bibliografico, Il confino politico a Lipari: 1926-1933.
Dalla bacheca di @Ludum - Science Center Catania (Sicily World)