Da Ravenna in linea Massimo Ristuccia 'La fuga di Lipari: nuova puntata'
di Massimo Ristuccia
Quando si parla della fuga da Lipari di Carlo Rosselli, Emilio Lussu e Francesco Fausto Nitti, è doveroso ricordare Paolo Fabbri.
Paolo FABBRI Nato a Conselice (RA) il 26 agosto 1889 e morto a Gaggio Montano il 14 febbraio 1945.
in breve 1
Dopo la condanna a tre anni di reclusione subita per aver favorito la celebre fuga da Lipari di Carlo Rosselli, Emilio Lussu e Francesco Fausto Nitti, il sindacalista e antifascista Paolo Fabbri rientrò a Lipari e fu successivamente trasferito a Ponza il 3 gennaio 1933.
in breve 2
Dopo l'avvento al potere del fascismo il F. venne perseguitato e fu quindi colpito da un mandato di cattura in relazione a fatti risalenti alle lotte contadine del 1920. Si rese latitante e il 16 nov. 1926 gli fu comminata la pena di tre anni di confino. Arrestato a Bologna il 4 maggio 1927. fu inviato nell'isola di Lampedusa e da qui venne poi trasferito nell'isola di Lipari, dove incontrò alcuni noti esponenti dell'antifascismo come Emilio Lussu, Carlo Rosselli, Francesco Fausto Nitti.
E sono proprio le testimonianze di costoro a tratteggiare un vivido ritratto del Fabbri durante quel periodo. "Fabbri è la riprova della vitalità del socialismo ... è un grande organizzatore - ha scritto Carlo Rosselli - a Lipari si accontentava di fare il lavandaio. Ma un lavandaio autoritario. Quando veniva a prendere la biancheria il servo eri tu, non lui. Terminato il bucato, Fabbri studiava il francese e leggeva con la stessa energia con cui per tanti anni aveva maneggiato la vanga" (Rosselli, Scritti politici, p. 41).
E Francesco Fausto Nitti ha così ricordato Fabbri: "Era un carattere adamantino, un'intelligenza vivace, una tempra di lottatore ... figura di combattente puro e sincero" (Nitti, Le nostre prigioni..., p. 284).
Il Fabbri fu partecipe del tentativo di fuga da Lipari messo in atto da Lussu, Rosselli e Nitti. La notte del 27 luglio 1929 avrebbe dovuto fuggire anche il Fabbri, ma all'ultimo momento venne intercettato da una pattuglia di sorveglianza e allora si finse ubriaco e trattenne i militi, dando così modo ai suoi compagni di allontanarsi in motoscafo. Il giorno successivo, allorché fu scoperta l'evasione, il Fabbr venne subito arrestato. Il 23 genn. 1930 il tribunale di Messina lo riconobbe colpevole di complicità nella fuga e gli inflisse una condanna a tre anni e tre mesi di carcere. Il F. trascorse il periodo di detenzione negli istituti di pena di Milazzo, Saluzzo e Castelfranco Emilia, da dove fu infine liberato il 24 nov. 1932. Tornato a Lipari, il 3 genn. 1933 venne trasferito nell'isola di Ponza, dove trascorse gli ultimi otto mesi di confino. Liberato il 4 settembre, il F. fece ritorno a Bologna e qui, utilizzando come copertura un'attività di commercio in detersivi, riprese i contatti con altri esponenti socialisti, tra cui G. Bentivogli, per organizzare una rete clandestina.
In breve 3
Paolo Fabbri, l’uomo dietro Via Paolo Fabbri 43
Francesco Guccini, cantautore e oggi scrittore, con il suo settimo album, “Via Paolo Fabbri 43”, ha reso celebre il nome di una strada di Bologna. Nella canzone omonima racconta infatti gli anni trascorsi in quella via, trasformando quel nome in uno dei più riconoscibili della sua produzione. Ma chi era davvero Paolo Fabbri, l’uomo a cui quella strada è dedicata?
La sua storia è legata a uno degli episodi più importanti dell’antifascismo italiano. Paolo Fabbri, nato nel 1889 a Conselice, in provincia di Ravenna, era socialista e dirigente del movimento contadino nella sua provincia. Per le sue idee politiche venne mandato al confino a Lipari, dove conobbe altri antifascisti condannati dal regime.
Fu proprio a Lipari che, nella notte del 27 luglio 1929, si verificò una fuga destinata a entrare nella storia. Un motoscafo d’altura, il “Dream V”, arrivò vicino all’isola per permettere a Emilio Lussu, Carlo Rosselli e Francesco Fausto Nitti di fuggire dal confino. Al timone c’era Italo Oxilia, già protagonista nel 1926 della fuga di Filippo Turati verso la Francia. Con lui viaggiavano Paul Vonin, addetto ai motori, e Gioacchino Dolci, ex confinato a Lipari.
Il motoscafo avanzò nel buio con il motore spento, aspettando il segnale dei fuggitivi. Il primo ad avvicinarsi fu Paolo Fabbri, che raggiunse la barca a nuoto. Dopo aver salutato gli uomini a bordo, tornò sulla costa per avvertire gli altri. Poco dopo arrivò anche Francesco Fausto Nitti, seguito da Carlo Rosselli ed Emilio Lussu.
Il piano, però, non andò completamente come previsto. Mentre i tre erano già sul motoscafo, Fabbri venne fermato da una pattuglia prima di riuscire a raggiungere nuovamente l'imbarcazione. Invece di denunciare la fuga, cercò di confondere i militari fingendosi ubriaco e riuscì così a distrarre l'attenzione delle forze del regime.
Il “Dream V” poté quindi partire verso la Tunisia con Lussu, Rosselli e Nitti a bordo. Paolo Fabbri, invece, rimase sull’isola. Il suo gesto permise agli altri tre di conquistare la libertà, ma gli costò caro: venne arrestato e condannato a tre anni di carcere per complicità nella fuga.
La vicenda di Fabbri non finì però con il carcere e il confino. Negli anni Trenta tornò in Emilia e, successivamente, partecipò alla Resistenza. Nel dicembre del 1944, mentre la Linea Gotica divideva ancora l’Italia, il Comitato di Liberazione Nazionale dell’Emilia-Romagna gli affidò una missione particolarmente importante.
Insieme al partigiano Mario Guermani, Fabbri doveva raggiungere il territorio controllato dagli Alleati per prendere contatti con i dirigenti del Psiup, con il governo dell’Italia liberata e con gli alti ufficiali delle forze alleate, compresi quelli statunitensi. La missione aveva un'importanza strategica sia per la futura liberazione di Bologna sia per ottenere sostegno e finanziamenti alle attività militari del Cnl.
Durante il viaggio di ritorno, però, accadde qualcosa di tragico. Fabbri e Guermani morirono in circostanze misteriose nei pressi di Bombiana. Con loro viaggiava una guida di montagna, Adelmo Degli Esposti, che riuscì a salvarsi.
I corpi dei due antifascisti vennero ritrovati soltanto un anno dopo la Liberazione, dopo che i familiari avevano insistito affinché venissero avviate indagini sulla loro morte. Il processo contro Degli Esposti si concluse tuttavia con un non luogo a procedere, lasciando senza una risposta definitiva molti interrogativi sulla vicenda.
Paolo Fabbri rimane così una figura importante della storia dell’antifascismo e della Resistenza italiana. Fu un uomo disposto a mettere a rischio la propria libertà per aiutare i compagni e, nel 1929, il suo sacrificio contribuì concretamente alla fuga di Lussu, Rosselli e Nitti, che avrebbero poi continuato la loro battaglia contro il fascismo dall’estero.
Oggi il suo nome è conosciuto soprattutto grazie a Francesco Guccini e alla sua celebre canzone. “Via Paolo Fabbri 43” ha infatti riportato alla memoria un uomo che rischiava di essere dimenticato dalla storia. Dietro quel nome, ripetuto tante volte in una canzone, c’è dunque la vicenda di un socialista, antifascista e partigiano che dedicò la propria vita alla libertà e che, per aiutare i suoi compagni, arrivò anche a sacrificare la propria.