Il malcontento degli insegnanti nelle scuole italiane di Maria Ale Sferrazza e Graziella Bonica
di Maria Alessandra Sferrazza e Maria Grazia Bonica
Docenti tra frustrazione e senso di umiliazione: gli aumenti che non restituiscono valore alla professione.
Il rinnovo degli stipendi del personale docente continua ad alimentare un diffuso malcontento nelle scuole italiane. Gli incrementi retributivi, che per molti insegnanti si traducono in un aumento netto compreso tra i 20 e i 30 euro mensili, sono considerati del tutto insufficienti rispetto al forte incremento del costo della vita registrato negli ultimi anni. Una cifra che, secondo numerosi docenti, non solo non migliora concretamente il potere d'acquisto, ma appare quasi simbolica in un contesto caratterizzato da un'inflazione elevata che ha inciso pesantemente sui bilanci familiari.
A pesare non è soltanto l'aspetto economico, ma anche quello simbolico. Ricevere un incremento di poche decine di euro dopo anni di perdita del potere d'acquisto viene percepito da molti come un segnale di mancato riconoscimento del valore della professione. Da qui nasce un diffuso senso di umiliazione: la convinzione che il lavoro educativo, pur essendo essenziale per il futuro del Paese, continui a essere sottovalutato nelle scelte di politica economica.
Nel frattempo, le responsabilità dei docenti sono aumentate. Oltre all'insegnamento, gli insegnanti devono affrontare un crescente carico di adempimenti burocratici, partecipare a percorsi di formazione continua, gestire classi sempre più eterogenee, promuovere l'inclusione degli studenti con bisogni educativi specifici e mantenere un dialogo costante con le famiglie. Impegni che richiedono competenze professionali sempre più articolate e un investimento di tempo che va ben oltre l'orario delle lezioni, per non parlare del “lavoro sommerso” che in molti ignorano.
Il confronto con altri comparti del pubblico impiego rende ancora più evidente il malessere del personale scolastico. Mentre i docenti denunciano aumenti netti in busta paga di appena 20-30 euro, da articoli socializzati via web si rileva che il rinnovo del CCNL Sanità 2025-2027 prevede un incremento medio complessivo di 209 euro lordi mensili, che sale a circa 240 euro lordi per il personale infermieristico grazie alle specifiche indennità, con una crescita retributiva media stimata intorno al 7,7%.
Altro esempio: oltre agli incrementi previsti per il personale della sanità, anche il rinnovo contrattuale del comparto Difesa e Sicurezza si avvia alla conclusione con aumenti strutturali delle retribuzioni e il pagamento di arretrati che, secondo le stime diffuse, possono raggiungere i 2.400 euro per il personale delle Forze dell'Ordine.
Per molti docenti non si tratta di mettere in discussione la legittimità dei riconoscimenti economici destinati ad altre categorie, ma di evidenziare una disparità di trattamento che alimenta il senso di mortificazione della professione. La scuola viene indicata da tutti come un pilastro dello sviluppo del Paese, ma quando si passa dalle dichiarazioni agli stanziamenti, gli insegnanti continuano a vedere riconoscimenti economici che giudicano del tutto inadeguati. Il risultato è una crescente distanza tra il valore sociale attribuito all'istruzione nei discorsi pubblici e il valore economico concretamente riconosciuto a chi ogni giorno opera nelle aule scolastiche.
Rendiamoci anche conto che oggi viviamo in una società che tende a misurare purtroppo il valore delle persone anche in base alla loro remunerazione. Di conseguenza, quando una categoria professionale viene sistematicamente retribuita meno o valorizzata meno di altre, il messaggio che passa è che il suo lavoro abbia un'importanza inferiore. È una percezione profondamente sbagliata, ma purtroppo molto diffusa.
Il docente è sempre più spesso considerato l'ultima ruota del carro. Lo dimostrano anche i continui episodi di cronaca che raccontano aggressioni, minacce e mancanza di rispetto nei confronti degli insegnanti all'interno delle scuole. A ciò si aggiunge una crescente difficoltà nello svolgere serenamente il proprio ruolo educativo e valutativo: anche l'assegnazione di un voto, quando è coerente con il rendimento dell'alunno, può diventare motivo di contestazione da parte delle famiglie, che troppo spesso mettono in discussione il giudizio dell'insegnante anziché collaborare con la scuola.
In queste condizioni, la professione docente viene continuamente svilita. Se davvero si ritiene che l'istruzione rappresenti un pilastro fondamentale per il futuro del Paese, allora è necessario riconoscere ai docenti non solo un adeguato trattamento economico, ma anche il rispetto, l'autorevolezza e le condizioni necessarie per svolgere il proprio lavoro con serenità ed efficacia.