Da Ravenna in linea Massimo Ristuccia. I ricordi del passato. 'Mirtillino'
di Massimo Ristuccia
Grazie all'Istituto Storico Toscano della Resistenza e dell'Età contemporanea. Due fotografie a Lipari: Carlo Rosselli con in braccio il figlio primogenito John Giovanni Andrea e foto del figlioletto.
Alcune notizie e stralci di lettere che dove si parla di John Giovanni Andrea detto “mirtillino”.
Secondo varie fonti la moglie di Rosselli lo raggiunse a Lipari l’8 gennaio 1928, portando con sé il loro primogenito John (soprannominato "Mirtillino"), che aveva allora solo sei mesi.
La moglie era cittadina britannica con passaporto inglese ciò gli consentì di viaggiare e di muoversi con minor restrizioni rispetto ai cittadini italiani schedati dal regime fascista.
Negli stralci di lettere scritte o ricevute da Carlo Rosselli, egli parla del figlio a Lipari e in alcuni casi si capisce che la moglie non si trova a Lipari con il figlioletto.
Questi stralci sono tratti da: EPISTOLARIO FAMILIARE -Carlo, Nello Rosselli e la madre (1914 – 1937) - Introduzione di Leo Valiani - Prefazione e cura di Zeffiro Ciuffoletti - SUGARCO EDIZIONI 1979. (Si tratta della corrispondenza che Carlo ha con la Madre).
Lipari, 16 febbraio 1928: Il Mirtillino una delizia.
Lipari, 7 marzo 1928: Il Mirtillino continua a ingrassare specie di viso. Mi pare dieci volte più bellino che a gennaio, quando lo lasciasti. Schizza salute e allegria da tutti i porettini e ha un colorito roseo così deliziosamente sano e sfumato da formare l'ammirazione generale. Suo padre comincia a intenerirsi... anche perché da qualche giorno il figliolino va facendo energici sforzi per imparare a dire babbo-babbo. Il ménage continua normalmente e ottimamente, anche per merito della nuova luna apportatrice di sereno e di calore. Marion sempre occupatissima, anche troppo, dico io. L'arrivo dei tuoi pacchetti, ora con la lana, ora con una stoffa, o di quelli dei floricoltori, ecc. sono per lei motivo di grandissima soddisfazione e raddoppiata attività. In meno di due giorni si fece la giacchetta di lana rosa; in questi ultimi due giorni attese disperatamente alla fabbricazione di un bel cappellino estivo, ottimamente riuscito per il Mirtillino; una settimana fa fu impegnata in tutte le ore del giorno alla fattura di un vestitino, al punto che si portava il lavoro a letto (sera e mattina) e la sera la si vedeva con gli occhi chiusi e la testa reclinata continuare meccanicamente il movimento della calza.
Lipari, 15 marzo 1928: Mirtillino? Proprio nuovo, sai, molto più ometto, molto più animaletto ragionevole di quando lo lasciasti. Non piange mai il nostro bimbettino e desta l'ammirazione generale col suo eterno dinamico sorriso. Mi pare che mi dimostri una speciale simpatia: deve aver capito, finalmente, che sono e sarò, speriamolo, qualcuno nella sua vita.
Lipari, 9 aprile 1928: Il Mirtillino è perfettamente guarito degli occhi e si gode ampiamente la primavera gloriosa. Marion invece da un paio di giorni è un po' stanchina; stamani peraltro sta meglio.
Lipari, 15 aprile 1928: Il quale Mirtillino si è permesso per un paio di giorni di essere un po' troppo liberale nelle evacuazioni e di segnare un po' di febbre alla sera (massimo 37,7°). L'un fatto e l'altro visibilmente dipendenti da noie nella dentizione che promette un vicino risveglio. Marion, naturalmente, si è molto impressionata ed è montata in arcione sul focoso destriero della sua fantasia. Oggi però il signorino si è rimesso perfettamente, ha eliminato ogni accenno febbrile ed è anche sortito felicemente. Meno male. Così arrivando troverai un fiorellino con tutti i petali aperti e sgargianti nel sole primaverile.
Lipari, 22 agosto 1928: Marion e Mirtillino bene. Marion si è arresa al tuo consiglio e si propone di scendere solo dopo il 15, a caldo ufficialmente superato.
Lipari, 10 ottobre 1928: Da Marion frequenti ma brevi notizie. Ancora non ha fissato la data del suo ritorno. E io non oso insistere troppo sia perché sino a poco fa il Mirtillino è stato un po' disturbato, sia perché la so con sua sorella Pat (quella buona!) dove si trova molto bene. Comunque è certo che entro il mese sarà di ritorno. Capisco che il ritardo ti dispiaccia in previsione appunto della sua fretta di raggiungermi. Ma tu pure verrai presto, in gennaio, se male non ricordo.
Lipari, 18 ottobre 1928: Marion mi dà discrete notizie. Il Mirtillino ha avuto lievi disturbi gastrici e il medico ha consigliato di partire solo quando sarà pienamente rimesso. Marion pure non passa un periodo ottimo per il cuore, e lo capisco troppo. Spero oggi di ricevere notizie precise e migliori. Ormai mi convinco che fino ai primi di novembre non potrà esser qui. Sicché approfitterò del ritardo per veder di risolvere il problema della casa.
Sembra che ci sia modo di trovare una casa più grande, con una stanza per la mi, un po' più di sole, e meno spifferi. Le rabberciature di settembre servono a ben poco. Il mio padron di casa è formalmente molto cortese, ma nel fatto non è disposto a fare nessuna riparazione seria. Gli starebbe bene che lo piantassi.
Lipari, 16 novembre 1928: E sappi che la più bella festa l'ebbi ieri mattina, ricevendo il telegramma di Marion. Dunque il Mirtillino è stato finalmente dichiarato guarito e in grado di viaggiare senza inconvenienti. Partiranno il 24. Prima non sarà possibile, per via dei posti di vagone letto. Speravo veramente in un ritorno più sollecito. Ma si vede che non c'è stato modo di combinare prima. Comunque, quindici giorni ancora di solitudine e poi, finalmente, ritorno alla vita consolante della famiglietta.
Giorni sono ricevetti da Marion una lettera ricca di particolari Mirtillineschi. Purtroppo, scrive Marion, tutte le paroline che dice sono inglesi. Ma sa dire benissimo babbo e nonna. «Nonna» per lui, è l'album delle fotografie che ha inizio appunto con una pagina dedicata alla nonna. Sicché la mattina, quando il topino va a far visita a Marion, chiede insistentemente la... nonna! Ne volta le pagine e indica la vera «nonna», «woro-woro» (Bubi), babbo, mamma, nanny (nurse, ecc.).
Caro Mirtillino, proprio un desiderio matto di riaverlo e baciarlo sulle guancette fresche e tonde, sugli occhietti dolci e furbi, e poi di contemplarlo incedere ormai sicuro disegnando buffe sagome da cartoline anglo-olandesi.