Eolie, 'il problema non è il mare ma chi dovrebbe governarlo...'

di Davide Starvaggi

EOLIE IL PROBLEMA NON È IL MARE. È CHI DOVREBBE GOVERNARLO
C’è un momento in cui una comunità smette di aspettare soluzioni e comincia ad aspettare il prossimo danno. Non perché lo voglia, ma perché sa già come andrà a finire. Sa quali saranno i tempi, le dichiarazioni, le promesse. E poi il silenzio.
È il punto in cui si trovano oggi le Eolie.
Non è un problema di risorse inesistenti. I finanziamenti, in molti casi, sono stati stanziati, annunciati, formalizzati. Eppure restano fermi tra procedure interminabili, conflitti di competenza, progetti che tornano indietro dopo anni di lavoro. Nel frattempo il territorio arretra lentamente: coste che si assottigliano, versanti instabili, infrastrutture esposte. È un’erosione silenziosa che non sempre conquista i titoli, ma accumula un costo che, inevitabilmente, ricade su chi qui vive e lavora.

Non è neppure una sequenza di eventi imprevedibili. I dati di Legambiente registrano oltre 300 eventi estremi in Sicilia negli ultimi quindici anni, con una frequenza in crescita costante. Non parliamo di fatalità improvvise. Parliamo di fenomeni studiati, monitorati, anticipati dalla comunità scientifica. Il punto è che quella conoscenza raramente entra in modo strutturale nei processi decisionali.
Il nodo è qui. Non nella singola mareggiata o nel singolo cantiere fermo. Il nodo è l’assenza di un modello di governo del rischio che agisca prima dell’emergenza. Le isole minori, per conformazione geografica ed esposizione climatica, non possono essere amministrate con strumenti pensati per territori ordinari. Hanno bisogno di una governance dedicata, di competenze tecniche stabili, di una pianificazione che guardi almeno al prossimo decennio e non soltanto alla prossima stagione turistica.

Un comitato tecnico scientifico permanente, con mandato chiaro e risorse certe, non rappresenta un elemento accessorio. In un arcipelago riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità, è una condizione minima di responsabilità istituzionale.
La politica lungimirante si misura su una capacità essenziale: portare i problemi in agenda prima che diventino emergenze. Intervenire dopo è sempre più costoso, meno efficace e socialmente più ingiusto. Perché dopo, il prezzo lo paga sempre qualcuno che non ha colpe.
Le Eolie quel prezzo lo stanno pagando da anni. E la parte più difficile da accettare è che non si tratta di destino. Si tratta di scelte. Ritardate, frammentate o mai assunte.
Un territorio di questo valore merita governo, non gestione episodica. Merita programmazione, non reazione. Merita serietà.

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