Da Roma Ciro Maddaloni. Aleksandr Lukashenko, l'opportunista
di Ciro Maddaloni*
Secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa BelTA, l’ufficio stampa del presidente della Bielorussia, Aleksandr Lukashenko, ha reso noto che il leader bielorusso ha inviato i propri auguri al popolo ucraino in occasione del 35° anniversario della Festa dell’Indipendenza dell’Ucraina dall’Unione Sovietica.
Nel suo messaggio, il presidente Lukashenko ha affermato: «I destini storici dei popoli bielorusso e ucraino sono strettamente intrecciati. Le nostre nazioni sono legate da tradizioni secolari, dal ricordo di vittorie condivise e di dure prove». Queste sono solo alcune delle parole che si possono leggere nel suo messaggio.
Il presidente si è detto fiducioso che, «nonostante gli sconvolgimenti geopolitici, le future generazioni di bielorussi e ucraini manterranno i loro legami secolari di amicizia e parentela, e che Minsk e Kyiv ripristineranno una cooperazione reciprocamente vantaggiosa basata sui principi di fiducia, rispetto e uguaglianza».
Ha poi proseguito dichiarando che “la Bielorussia è un Paese ospitale ed è sempre aperta a ogni ucraino che giunga con buone intenzioni”, concludendo con l'augurio a tutti i cittadini dell’Ucraina di «salute e prosperità, e all’Ucraina pace e felicità».
Dopo aver trascorso quattro anni e mezzo ad aiutare la Russia nel tentativo di privare l’Ucraina della sua libertà, questo messaggio di Lukashenko risulta a dir poco “bizzarro”.
La Bielorussia ha fornito assistenza logistica all'Operazione Speciale di Putin in diverse forme e in modo continuativo. Ha consentito alle forze armate russe di utilizzare il proprio territorio come base di partenza prima e durante l’invasione del febbraio 2022. Le truppe di Mosca si sono schierate per settimane in Bielorussia e da lì hanno sferrato l’attacco verso Kyiv, approfittando del fatto che la capitale ucraina dista appena 90-100 km dal confine.
Per quattro anni Lukashenko ha inoltre permesso ai russi di condurre operazioni con missili e droni dal territorio bielorusso, garantendo lo stazionamento dei mezzi militari impiegati negli attacchi. Minsk ha messo a disposizione aree di addestramento e basi, cooperando sul piano militare ufficialmente per “approfondire l’integrazione in materia di difesa con la Russia”, ma nei fatti per consentire ai russi di colpire l’Ucraina da una distanza ridotta.
Il supporto ha iniziato a frenare solo quando il presidente Zelensky ha alzato decisamente la voce contro questo coinvolgimento indiretto: a giugno 2026, il leader ucraino ha lanciato un ultimatum a Lukashenko, chiedendo di disattivare entro una settimana le infrastrutture militari, in particolare i ripetitori usati dai russi per teleguidare i droni d'attacco, minacciando di colpire quelle installazioni direttamente sul suolo bielorusso. Soltanto di fronte a questa minaccia diretta la Bielorussia ha provveduto a disattivare le apparecchiature.
Il Cremlino ha risposto agli avvertimenti di Kyiv promettendo la protezione militare totale di Minsk nell'ambito dei trattati dell'Unione Statale. Ma i bielorussi sanno bene che le "promesse russe" sono scritte sull’acqua e cercano di barcamenarsi come possono tra le due potenze belligeranti. Sono consapevoli che la Russia non è in grado di proteggere nemmeno il proprio territorio dai frequenti attacchi di droni e missili balistici ucraini. Certamente non può permettersi il lusso di schierare sistemi di difesa antiaerea a protezione della Bielorussia, dal momento che, com’è dimostrato dagli eventi più recenti, Mosca fatica a garantire una vera copertura anti aerea a protezione delle infrastrutture critiche persino sul suo immenso territorio.
Nelle ultime settimane Minsk sta continuando a supportare la macchina bellica di Putin in altre forme, ad esempio fornendo carburante per colmare le carenze di diesel e benzina causate dagli attacchi ucraini alle raffinerie in territorio russo.
Va detto, a onore del vero, che la posizione della Bielorussia è complessa. Lukashenko si muove su un filo del rasoio: garantisce pieno appoggio logistico e retorico a Vladimir Putin, ma evita in ogni modo l'ingresso diretto e formale dell'esercito bielorusso nel conflitto, resistendo alle pressioni di Mosca.
In vista di un eventuale assetto post-bellico o di un nuovo cambio negli equilibri di forza, Minsk cerca di non bruciare completamente i ponti diplomatici con l’Ucraina e con l’Occidente, mettendo in mostra tutto l’opportunismo di un regime che prova a garantire la propria sopravvivenza politica oscillando a seconda della convenienza del momento. (GD)
*Esperto di e-Government internazionale