Da Ravenna in linea Massimo Restuccia. I ricordi del passato. Malaparte 7° parte
di Massimo Ristuccia
LE AVVENTURE DI MALAPARTE RIVISTA TEMPO N.35 DEL 1957 DI FRANCO VEGLIANI. 7 parte.
Sulla spiaggia di Forte dei Marmi, mentre era ancora al confino, Malaparte incontrò, in una sera tragica, il personaggio femminile più affascinante e sconvolgente della sua vita. Fu un'esperienza fugace e tempestosa, che lasciò in lui una traccia durevole. Mussolini intanto gli consentì di riprendere, con falso nome, la collaborazione ai giornali, fino a quando, dopo gli articoli dall'Africa Orientale, gli restituì in parte la sua fiducia.
Era un pomeriggio di agosto nella prima estate che Malaparte, da confinato, passava al Forte dei Marmi.. Davanti alla casa in pineta che gli era stata assegnata, e che era appartenuta a Jak La Bolina, si fermò un'automobile e ne scese un uomo affannato che infilò di corsa il cancello. I carabinieri di guardia davanti alla villa lo conoscevano e lo salutarono rispettosamente: era Aldo Borelli, direttore del Corriere della Sera.
Malaparte stava in giardino. Con una forbicina stuzzicava un cespo di rose e conversava con il custode giardiniere, dandogli consigli sul modo di curare i fiori e raccontandogli come si coltivano le rose in Oriente e nell'estremo nord. Borelli lo raggiunse. La sua festosa agitazione era palese. Disse:
« Curzio, vieni subito! Sono stato adesso a Viareggio e ho parlato con Ciano. Ciano ti vuol vedere ».
Il ministro e lo scrittore non si conoscevano personalmente. Si erano scritti mentre Malaparte era a Lipari e mentre era ad Ischia, e Galeazzo Ciano, come si sa, era stato l'uomo che si era interessato di più e più autorevolmente perchè la pena inflitta a Malaparte fosse attenuata e sopratutto perchè la residenza coatta stabilita per lui facce il meno sgradevole possibile. Ciano ammirava profondamente lo scrittore, e la disgrazia in cui si trovava nei confronti con Balbo aveva dato grande esca alla sua simpatia. Però non si erano mai incontrati, e Malaparte stesso aveva sollecitato quel colloquio. Ora Borelli era felice di essere riuscito ad ottenerlo. Ma Malaparte si voltò appena dal suo cespuglio e disse semplicemente:
“Ah sì?”
Lo scrittore indossava quel pomeriggio un paio di frusti calzoni di tela e una maglietta a righe senza collo. Ai piedi aveva gli zoccoli. Borelli lo incitò, disse
“Su, fai alla svelta! Vestiti in modo decente e andiamo”.
“Sono decentissimo. Fin troppo, per essere un carcerato. Se hanno voglio di vedermi mi vedranno così!”. E si avviò tranquillamente verso il cancello e l’automobile.
Quell'uscita però, a quell'ora e in automobile, non rientrava in alcun modo nelle disposizioni che i carabinieri avevano sul regolamento che il confinato doveva osservare. Perciò sbarrarono il passo a Malaparte e il nome di Ciano, invocato da Borelli, non bastò a commuoverli. Con le braccia incrociate e il viso imbronciato Malaparte non diceva parola: attendeva appartato che l'amico se la sbrogliasse. Borelli racconta:
«Pareva che la cosa non lo riguardasse e che non lo interessasse minimamente. Pareva che fosse lui che stava facendo un grosso piacere a noi ».
Alla fine fu chiamato il maresciallo, che era un ottimo uomo, ma che non aveva mai avuto confinati nella sua stazione e soprattutto confinati di quel genere. Il buon senso gli suggerl di cedere. Brontolò un poco, disse: «Non ci si capisce niente con quest'uomo! Un ministro lo mette dentro e quell'altro lo tira fuori. E chi finirà per andarci di mezzo sono io!». Ma concluse per la soluzione più indulgente e per la autorità meno lontana. Portò la mano alla visiera e diede ordine di lasciar passare. L' "Alfa" ministeriale si avviò rapidamente verso Viareggio.
Per quanto ufficialmente al bando dalla vita pubblica, Malaparte, fin dai mesi di Ischia, aveva ripreso la sua collaborazione al Corriere. Per ottenere il permesso di farlo scrivere, Aldo Borelli aveva dovuto andare direttamente da Mussolini. Gli aveva parlato con aria compunta di un "sincero pentimento" da parte dello scrittore, gli aveva illustrato le sue sue precarie condizioni economiche, si era guardato bene dal dire che il pubblico era impaziente di rileggerlo, e alla fine si era permesso di ricordare al potente interlocutore che era stato lui, Mussolini, pochi anni prima, al momento in cui Malaparte era stato licenziato da La Stampa, a "suggerire" che iniziasse la collaborazione al suo giornale. E che anzi si era dovuta vincere per questo una certa resistenza da parte dei proprietari. Mussolini allora stava preparando la guerra di Etiopia, aveva altro per la mente che il caso di Malaparte e le bizze e i puntigli di Italo Balbo; il genero, da parte sua, non lasciava perdere occasione per parlargli a favore dello scrittore. Fece un po' il broncio, finse di riflettere, e alla fine disse:
« Sia! Se è come dite voi, riprendetevelo pure. Non voglio però assolutamente, fino a nuovo ordine, che firmi con il suo nome! ».
Fu Malaparte stesso a scegliersi lo pseudonimo: "Candido". L'allusione alla propria sostanziale innocenza era palese, più che il richiamo a Voltaire. Gli articoli cominciarono a uscire, e in poche settimane mezza Italia seppe che "Candido" era Curzio Malaparte.
A Viareggio Galeazzo Ciano era sulla spiaggia. Con Edda e on la loro piccola corte. Un gran spazio vuoto era attorno e loro sedie a sdraio e ai o ombrelloni. Camminando con un leggero impaccio sulla rena, i due nuovi arrivati lo varcarono sotto gli occhi attentissimi di tutti. Ma quando fu pochi passi da Ciano e dalla moglie, Malaparte si fermò. Indicò con un gesto la miseria del proprio abbigliamento, allargò le braccia e disse:
«Signori! Ecco il vostro prigioniero! ».
Galeazzo rise, rise Edda e subito risero tutti. Poi Ciano si alzò, mosse verso Malaparte e lo abbracciò. Infine lo accompagnò alla poltrona di Edda e disse semplicemente:
«Ti presento mia moglie”.
La figlia di Mussolini gli strinse lungamente la mano.
Non ci fu neppure un attimo di impaccio, neppure la più piccola pausa di imbarazzo e di silenzio. In pochi istanti Malaparte diventò il centro della conversazione e la sostenne, da pari suo, fino a ora di buio, fino a quando Edda si alzò e gli disse di fermarsi a cena. E quella sera, alla tavola dei Ciano in abito scuro, fu visto Malaparte a piedi nudi, in pantaloni di telaccia e maglietta, parlare animatamente e far ridere tutti.
Dopo quel giorno lo scrittore tornò spesso a Viareggio, quando non erano addirittura i Ciano che andavano a trovarlo al Forte dei Marmi o che passavano in macchina a prenderlo per portarlo in giro per tutta la Toscana, Gli orari prescritti dal regolamento per il confinato erano sconvolti; e sconvolti erano, per il timore del peggio, il commissario di pubblica sicurezza e il maresciallo dei carabinieri del Forte, ai quali rimaneva la responsabilità della custodia di quel confinato di nuovo genere.
Cominciò così la "cotta" dei Ciano, marito e moglie, per Malaparte. Un'amicizia autentica e incondizionata che durò fin che durò la vita di Galeazzo. Quando Ciano divenne ministro degli Esteri, e Malaparte intanto era tornato libero, fu assiduo di Palazzo Chigi. E non è escluso che alle frequentissime missioni giornalistiche aIl'estero si accompagnasse talvolta qualche delicato incarico diplomatico. La storia non dice come Malaparte li assolvesse.
Un vecchio funzionario di Palazzo Chigi, un diplomatico di carriera, mi raccontava: «Sì, sì, quando era in Italia o0 vedevamo quasi tutti i giorni. E Ciano gli era sinceramente affezionato. A modo suo era un galantuomo. Ci ha combinato più di un guaio, ma glieli abbiamo perdonati. Una sola cosa, almeno per parte mia, non posso perdonare: tutte le poltrone di Palazzo Chigi che iè riuscito a far sporcare dai suoi cani! ».
In quell'anno però, al Forte Marmi, Malaparte aveva fatto un'altra esperienza determinante. Aveva conosciuto, come s'è detto, il personaggio femminile più sconvolgente della sua vita. La donna che in “Fughe in prigione" ha battezzato Lavinia. Il loro primo incontro avvenne in circostanze drammatiche, alla fine di un giorno in cui un lutto improvviso e tragico aveva colpito la donna. Malaparte stesso lo raccontava agli amici.
Verso la fine dell'estate lo scrittore aveva comperato villa Hildebrand: la casa del Forte dei Marmi che ora ha lasciato ai fratelli. Era di proprietà di un belga, che se ne voleva disfare. Malaparte aveva nel Belgio un credito congelato, frutto dei diritti d'autore maturati per "Technique du coup 'd'Etat". Con quel denaro comperò la casa. E al momento in cui accaddero i fatti che stiamo per narrare, aveva già ottenuto il permesso di andare ad abitarvi, Malaparte raccontava:
«Era sera tardi, dopo cena. Ero sceso in giardino e piano piano, ma come se obbedissi a un richiamo, come se sentissi che qualche cosa di fatale stava per determinarsi, per farsi luogo nella mia vita, avevo passato il cancello, avevo attraversato la strada, mi ero spinto fin sulla spiaggia. C'era bonaccia di vento. Il mare era quieto quieto e odorava di scirocco e di alghe marce. La spiaggia era deserta, squallida, con gli ombrelloni ripiegati, piantati nella rena come lance, le sedie a sdraio accatastate contro le cabine, i pattini tirati in secco. Improvvisamente udii' come un lamento e quasi nello stesso istante vidi la donna. Non era una donna, era un triste fardello abbandonato sopra un pattino. E singhiozzava. Mi avvicinai, chiamai a voce bassa. E allora il fardello lentamente si sviluppò, si sciolse. Mi apparve un volto inondato di lacrime e stupendo, mi vidi guardato da due occhi, i più meravigliosi occhi che mai abbia incontrato nella mia vita, e affogati nel pianto. La donna venne verso di me, mi affrontò quasi, mi prese per le braccia e mi affondò le unghie nella carne. Gridò: "Chi è lei?! Cosa vuole qui?! Vada via, vada via!". Mi sciolsi, le posi una mano sui capelli ».
All'improvviso Malaparte comprese chi era la donna. Anni prima, in modo del tutto superficiale, l'aveva conosciuta a Torino. Ora sapeva della disgrazia che le era toccata: tutti al Forte dei Marmi ne par- lavano quel giorno. Continuò piano a carezzarle i capelli, disse qualche parola, le tenne ferma una mano, fino a che i singhiozzi non si mutarono in un a pianto libero e lungo. Allora lentamente le fece risalire la spiaggia, la accompagnò fino all'automobile di lei che era rimasta abbandonata lungo il marciapiede, si mise lui al volante e la guidò fino a casa. Per tutto il tragitto la donna continuò a piangere con la testa abbandonata sulla sua Spalla.