Da Milazzo Ettore Resta. Ustica. Dove sei papà. Puntata n.15. Capitolo 29
15 Ustica. Dove sei papà Capitolo 29
Come previsto il buio colse Giasillo per strada, ma ciò non gli recò alcun fastidio, anzi lo fece sentire più vicino a colei che era la continuazione della sua vita. La stradina adesso era buia e le persone incontrate si facevano luce con i lumi a petrolio o con le torce elettriche. Altre viuzze erano invece rischiarate dal riflesso delle abitazioni o dei pochi negozi. Giunti in porto, la Scolopendra con affiancate altre barche, era tacitamente in sua attesa. I riflessi nella penombra, si perdevano nel buio. '' Che diresti di una passeggiata in lancetta?'' ''Con quale '' '' Possiamo procurarla. Guarda quante ve ne sono legate alla banchina..'' '' Ma no è corretto!'' '' O una di quelle o usciamo con la nostra vela.'' '' La chiederò io. Certo non vorranno negare una barca a remi ad una ragazza!'' ''Prendetela pure '' rispose il signore a cui era stata avanzata la richiesta. ''Però vi prego di rimetterla al suo posto!'' '' Stia tranquillo, grazie.'' Il proprietario era un ormeggiatore bruciato dal sole che avendoli riconosciuti, era stato gentile. L'imbarcazione era una lancetta in legno non molto giovane ma comoda per effettuare la breve escursione in quel mare dal sapore di lago. '' I remi?'' '’ Sono legati sotto i banchi. Mi raccomando.'' Ripeté il proprietario prima di lasciarli. '' Non dubiti, sarà nostra premura.'' L'uomo nel vederli felici andò soddisfatto. Intanto il chiarore della luna sorgente pian piano fece svanire tutte le stelle. Non era luna piena, sembrava ovale, ma ciò non le privò ammirazione. Si era levata nascondendosi dietro alcune nere nuvole e quando fu quasi a metà cielo la barchetta lentamente, spinta silenziosamente dai remi, aveva iniziato a scivolare sull'acqua. Quando i neri scogli furono distanti: ''Perché continui a remare?'' avrebbe chesto la compagna. '' Per evitare di adoperarti come esca.'' rispose egli scherzando. '' Finiscila '' esclamò lei. '' Scherzo, non è il momento adatto.'' Detto ciò la barchetta continuò ad andare in quel mare buio. '' Fermati, ti prego.'' Il giovane ubbidì lasciando i remi in acqua. '' Non li tiri su?'' '' Perché.? Servono per frenare l'eventuale scarroccio in caso di corrente.'' Allungata a mano, ella gli accarezzò il viso. Altrettanto aveva fatto lui che, avvicinatosi, la baciò delicatamente sulla guancia. Ella cambiato posto, sedette sul pagliolo appoggiando le spalle alle sue gambe e sollevato il viso indietro, chiuse gli occhi e lui delicatamente le cinse il collo, chinato il capo in avanti iniziò a baciarla. Il silenzio, l'inesistente dondolio, la penombra, le piccole illuminate case, la luna ed il suo chiarore si resero complici dei loro sogni. '' Affitteremo un appartamentino.. compreremo dei mobili e sarà il nostro regno. Desidero avere tanti figli...Lavorerò anch' io e quando avremo le ferie andremo insieme per il mondo......Compreremo una casa tutta nostra. Una casettina con tanta campagna. A me piace la campagna. Pianteremo tanti alberi da frutto. di tutti i tipi...Nell'orto invece metteremo tante piantine di fragole.'' '' Come quelle che da ragazzo crescevano nell'orto di casa mia. Un pezzetto di terreno che curavo ed esse crescevano ramificandosi verdi... Belli erano anche i loro bianchi fiorellini e quando iniziavano i frutti andavo sempre a controllarli.. appena rossi, più che mangiarli, mi piaceva vederli penzolare dai gambi.'' ''Non li rubava nessuno?' '' Sparivano spesso. Erano i miei fratelli che passavano la rivista.'' Le ore indimenticabili stavano trascorrendo. Era bello sognare ad occhi aperti, progettare un futuro, vederlo quasi reale. I due erano così estasiati da volere che quelle ore non finissero. L'umidità aveva iniziato a farsi sentire ed il freddo pure. La luna aveva preso la discesa e le ore dovevano aver corso parecchio. Quando Giasillo si pose nuovamente ai remi, uno degli scalmi in legno andò in pezzi. '' Adesso ci simo!'' aveva esclamato tra se per non spaventare la compagna. Sollevato la gamba, poggiato il remo al ginocchio, remando piano rientrarono in porto. '' Eravamo parecchio distanti. Avevo avuto paura...credevo non saremmo stati in grado di tornare.'' '' Non hai avuto fiducia in me!'' '' Perché dici questo? ...al buio, permetti tu.'' '' Non avevo abbandonato il chiarore del porto.'' Legata la barchetta alla banchina, la salutarono ringraziandola. Nel buio il giovane cercò ancora di baciarla. '' Facciamo l'amore?'' '' Aspetta che siamo a bordo, non qui '' rispose lei sorridendo...e sorridendo gli fece un'altra carezza sul viso. Quando la Scolopendra vide l'alba, Giasillo dormiva profondamente rimuginando il sogno di un mai non avvenuta realtà. Le altre barche ad una ad una, avevano salpato le ancore. A destarlo fu un continuo battere e forti strattoni. '' L’ ancora ha arato!'' esclamò prontamente portandosi in coperta. L'aver cambiato il tipo di ormeggio per lasciare posto ad altri, stava per costargli caro. La poppa era andata a sbattere in banchina danneggiandosi. Messo in moto, mollato le cime, non gli restò che salpare e far da solo la nuova manovra. Qualcuna delle barche nel salpare aveva incocciata la sua spedandola dal fondo. Aveva sognato di essere ancora con Doris. Questa nuova manovra lo spinse a far ritorno a casa. Il vento ed il mare di scirocco aveva ostacolato il suo navigare ed era stato costretto a bordeggiare. La navigazione era andata bene fin quando il vento non fu di prua. Il motore diede un aiuto e tirato giù il fiocco, procedette con la randa. In porto la sorpresa non mancò. Dopo la lunga tormentata navigazione, giunto al consueto posto d'ormeggio, dato fondo all'ancora, gettate le cime a terra, a recuperarle furono due gendarmi. La cosa non piacque. Erano là come attendessero il suo ritorno. '' Cosa volete da me?'' '' Ormeggi e poi si presenti in caserma. La barca è sotto sequestro. Prenda le sue cose e ci segua... Vi sono alcune cose da chiarire.'' '' Che significa, non sono un delinquente. Chi credete io sia?'' Certo non attendeva proprio un'accoglienza del genere. '' Vi sono delle spiegazioni da dare alla legge.'' ribadì uno dei gendarmi. Il contorno della sorpresa gli fu dato quando portatosi alla macchina, trovò le ruote con tutti e quattro i copertoni per terra. Appoggiatosi ad essa, strofinò la fronte col dorso della mano per la disperazione. Sentì di piangere e pregò di morire. Stretto i denti, chiusi gli occhi esclamò:'' Sono incappato in una congiura.. Cinzia...povera piccola mia.'' Il brutto quarto d'ora era giunto a puntino nel pomeriggio. L'uomo del motoscafo, l'uomo che sbirciava sempre di nascosto, aveva assistito immobile alla scena. Un sempre presente di cui era riuscito a sapere che col ricatto adocchiava donne da dare in affitto e da cui non sarebbe mai riuscito a svincolarsi.
Donatella 15 Ustica. Dove sei papa Capitolo 30 incontro con Padre Carmelo
A testa bassa, uno per volta Cinzia risalì gli ampi gradini che dall'ombroso sagrato portavano alla chiesa. Superata la soglia, spinta la porta laterale dell' anti ingresso, si portò dentro. Parecchi fedeli erano intenti a seguire la S.Messa. Allungata la mano, immerse le punta delle dita nella grande acquasantiera marmorea a forma di conchiglia. Portatala alla fronte, fece il segno di Croce. Padre Carmelo era là immerso nella sua funzione religiosa. Alla Consacrazione, ella si inginocchiò pregando in silenzio. Al momento della Comunione, si portò all' altare ed il frate pregando a bassa voce, le diede l'ostia e la benedizione. Quando pronunciò '' La Messa è finita, andate in pace '', Cinzia si pose in piedi attendendo che si rendesse libero per raggiungerlo. ''Buon giorno figliola, grazie per essere venuta a trovarmi e grazie per aver ascoltato la Santa Messa.'' Le parole erano pacate e stanche. '' mi segua.'' continuò. Superato un corridoio ed alcuni gradini, giunsero nell'alloggio. '' Tra qualche minuto dovrebbe arrivare un signore che vuole conoscerla. E' il vecchio proprietario del campo ove lavorava suo padre. Giasillo era un grande uomo, la sua onestà non aveva limiti...Si accomodi, si accomodi, nell'attesa posso offrirle qualcosa ?'' '' No padre, grazie.'' '' Non vorrei essere scortese nell'insistere, stamani dei ragazzi mi hanno portato dei dolcetti fatti in casa, certamente saranno di suo gradimento...Se non ricordo male il suo nome è Cinzia.'' '' Si padre, è Cinzia.'' ''Mi perdoni, posso darle il tu?'' '' Certo padre..'' '' Con i dolcetti posso offrire un liquorino fatto in casa col finocchietto selvatico, non ho altro.'' '' Grazie, va bene un bicchiere d'acqua.'' '' Non perdeva una Messa, era così affabile.. Mi sono accorto di lui al suo arrivo. Il suo comportamento era differente da quello degli altri.. non avrebbe mai fatto del male, anzi a volte lo subiva proprio per non farlo. Aveva un rispetto grandissimo per la vita altrui. Questo certo non era un ambiente a lui congeniale.. La sua presenza non sono mai riuscito a spiegarmela. Ho provato tante volte a bussare verso i miei superiori e loro hanno cercato di interferire per sapere la verità.. ma invano. Era come se intorno alla sua persona fosse stato costruito un ostacolo insormontabile. Qualunque cosa facessi per lui, era vano... neanche fosse stato uno dei peggiori delinquenti esistenti al mondo. Ricordo quello che spesso mi aveva raccontato e mai con rassegnazione, in merito alla perdita della patria potestà. '' Io non vendo figli'' aveva risposto ad un invito di cessione della propria bimba opponendosi...ma gli era stata tolta ugualmente. Dal giorno che l'autorità lo aveva bloccato, aveva fatto un va e vieni dal commissariato. Più riusciva a scagionarsi, più veniva accusato. L'angoscia maggiore in lui era dato dall'impossibilità di poter fronteggiare queste accuse e di non poter rivedere sua figlia...di non poterla riincontrare... salutare..'' '' Non è colpa mia.. ero ragazzina ed ero stata convinta da mi madre a stare con lei. Non avrei voluto... gli volevo bene... La sua prolungata assenza sembrava una conferma del suo odio verso di noi..'' '' No figliola, non è stata colpa tua, nei suoi discorsi eri sempre presente.. anche se negli ultimi tempi gli era stato duro vedere la casa vuota di affetti e svuotata in parte degli arredi. Il suo tormento è stato ben altro.. ad esempio nel veder sequestrata la barca a vela senza un perché e vederla vendere, come fosse un fallito, sena mai ricevere un riscontro economico.. Vedi, la legge non condanna le intenzioni e proprio per questo a volte diventa complice di alcuni suicidi... Condannare un uomo alla reclusione a vita è un omicidio... Purtroppo a servire la legge è l'essere umano e quindi può giostrarla come conviene... Non esiste condanna peggiore per chi vede portarsi via gli affetti, le cose più care..'' In quel revival di storia, il campanello dell'uscio fece un trillo. '' Deve essere lui.'' Trascinatosi, aprì. '' Buon giorno padre.'' ''Buon giorno Salvatore, accomodati, accomodati.'' Cinzia intanto si era posta in piedi ed il frate la presentò. L'uomo dopo averla guardata attentamente, esclamò: ''Assomiglia proprio a Giasillo. Le stesse mani, lo stesso viso... Gradivo incontrarla, avevo imparato a volerle bene senza conoscerla, solo per averla sentita nominare tante volte..'' '' La nostra Cinzia, come ti dicevo, è venuta ad Ustica per ritrovare le tracce del padre..'' '' Era un carissimo amico.'' riprese l'attempato esile vecchietto dai capelli folti e bianchi '' In paese lo rispettavano tutti, in specie i compagni di camerone. Non erano carcerati veri e propri...diciamo erano dei sorvegliati speciali in esilio a vita...senza essere politici . '' Cinzia stette attonita ad ascoltare quel dire lasciandolo continuare. '' Godevano ampia libertà purché non la tradissero..'' '' In che senso?'' '' Noi datori di lavoro del luogo, eravamo i garanti del loro operato.. Giasillo non aveva mai tradito la mia stima nei suoi confronti...ed io ne ero fiero di lui. Mi piaceva la sua abitudine di annotare tutto. La fase lunare in primo luogo giorno per giorno. Il suo sorgere ed il suo tramonto. Annotava il tempo e le correnti del mare, la sua provenienza ed il suo schiumeggiare.. La polvere di salino che veniva su dalla costa e la forza del vento. Alcune di queste cose le indicava il semaforo ed egli gradiva questa collaborazione. Scriveva l'ora ed il giorno della semina curando le scrupolose condizioni atmosferiche e le fasi lunari. Alternava il piantare secondo la zona del terreno ruotando volta per volta il tipo di piante. Era come facesse una coltivazione scientifica.. ed i risultati a dir vero si vedevano. Producevamo le migliori lenticchie dell'isola e le migliori zucche. Queste poi erano sempre le più grosse. Impollinava e riimpollinava, annotava confrontando con quelle annotate nel passato corrispondenti allo stesso giorno... Era di una precisione. Per questo suo fare gli amici lo prendevano in giro, ma lui ne era orgoglioso... Le zucche più grosse le conservava per ricavare semi...Era bravo anche a far reti che teneva impalate sulle piante impedendo di far beccare i semi agli uccelli ed allo stesso tempo dava ombra alle piantine cresciute. Recuperare l'acqua e trasportarla era una fatica...per questo trapiantava le piantine di notte, per risparmiarla. La mia proprietà era a cavallo al passo della Madonna. Metà giù per la valle, metà in alto. Non era felice come proprietà, in compenso dava frutti diversi. Risalire il colle con i secchi colmi d' acqua era pesante...ma era anche l'unico modo.. anche l’unico modo per mangiare qualcosa. Per i prigionieri la fame era tanta. Davano loro due polpettine in molta acqua e pane. Mia madre poverina, quando cucinava le fave, di nascosto lasciava qualcosa per loro.. ma era pericoloso. L'avrebbero arrestata per complicità. Ricordo Giasillo scrivere il tempo di essiccazione delle grosse zucche ed il numero di semi da esse contenute. Le più grosse le teneva da parte nascoste. Non nego che ogni tanto gliele facevo sparire... Noi isolani siamo ghiotti di semi salati ed essiccati. Lui non se la prendeva più di tanto, anzi, ho creduto che a volte gli facesse piacere...era come se aumentasse la sua importanza. Per andare ai campi bisognava passare dinnanzi l'avamposto. Esiste ancora ma è adoperato come magazzino. Era il limite di transito ma egli era autorizzato ad andare libero per tutta l'isola. La mia parola era i suo salvacondotto. Grande elogio gli fu fatto, quando in previsione dell'arrivo dei capi del governo si adoperò per dare il meglio di se stesso. Se vai per la strada in pietra che fa bivio al capoposto, andando verso il fosso a tramontana trovi su una parete di una casa ormai semidiroccata, una lapide che commemora proprio la venuta del Re e della Regina ad Ustica. Da quel posto panoramico avevano ammirato tutto lo scorcio nord dell'isola... Anche allora fu una gran festa. Molti ergastolani furono graziati ed ebbero la fortuna di tornare a casa. Tra i graziati vi erano molti ammalati... parecchi di essi però non riuscirono a lasciare l'isola. Non vi erano medicine. Mia sorella fu una vittima fortunata. Abbandonare l'isola era impossibile. Per l'occasione il vecchio dottore chiese ed ottenne per lei l'autorizzazione in qualità di accompagnatrice per un ammalato grave da portare a Palermo. Avrebbero potuto far venire l'idrovolante, ma quella sera non fu disponibile. Con la barca a motore navigarono tutta la notte e quando all'alba giunsero, ella disse addio a tutti.. e fu la sua libertà. Per altri la speranza della grazia si trasformò in delusione. Tuo padre fu uno di questi. Alcuni riuscirono ad ambientarsi creandosi una nuova famiglia, altri, spinti da sentimenti più forti, non vi riuscirono proprio.''