Da Milazzo Ettore Resta. Ustica. Dove sei papà. Puntata n.14. Capitolo 27. L' abbandono

di Ettore Resta Da Milazzo Ettore Resta. 

Ustica. Dove sei papà. Puntata n.14. Capitolo 27. L' abbandono

Giasillo sentì lontana la presenza di sua moglie. Sentì che tutto era gelido. La guardò ed ella distolse lo sguardo rivolgendolo altrove...Dedusse un qualcosa. Non ebbe dubbi nell'udire i tentativi di convincere Donatella voleva scaricarlo. Il cielo era sereno ma il giorno stava trascorrendo in tacita sofferenza. '' Facciamo il giro dell'isola?'' chiese. Nessuno rispose. Doris , conoscendo la volontà di Donatella, fece finta di nulla. '' No, io non vengo, preferisco rimanere in barca.'' ''Io preferisco rimanere con mamma.'' '' Ho capito, andrò da solo.'' '' Mi spiace, anch'io rimango con loro. Ho già camminato molto e sono piuttosto stanca.'' A quelle parole il giovane prese la macchina fotografica ed andò. Il cuore era diventato nuovamente piccolo e l'animo parecchio rattristato. Gonfio d'angoscia proseguì per la strada che lo condusse al bivio. Quando giunse, silenzioso, a teta bassa, gettò uno sguardo senza chiedersi da che parte andare. Imboccato a sinistra come fosse pratico del posto, risalì fin infondo. La mente era sconvolta. Ad ogni domanda non riusciva a darsi una risposta. Poi pensando e ripensando riconobbe un comportamento anomalo a causa della fanciullezza mal trascorsa... Alcune lucertole rincorrendosi andarono a finire dinnanzi i suoi piedi ed egli, bloccando il passo, evitò di calpestarli. Le case adesso erano terminate e non sentì il desiderio di proseguire. Pesava in lui l'angoscia ed il senso di colpa. Fermatosi, guardò alcuni cespugli selvatici. Delle persone in costume da bagno gli vennero incontro. Non li conosceva e non aveva interesse vederli in volto. Queste invece lo guardarono e lo salutarono, ma egli era rimasto indifferente e sopra pensiero. Deciso, stette per tornare indietro quando al termine della salita si trovò immerso nel panorama. In porto era giunta la nave. La sua sagoma bianca all'ancora sembrava essere sospesa lasciando tanto spazio tra se e la sua ombra sul fondo. Continuò a guardare la sua Scolopendra, anche essa era sospesa. Il barcone a forza di remi la stava raggiungendo dando l'effetto di un ragno che cammina sull'acqua. Trasbordati alcuni passeggeri, ne prelevò altri. Quando le operazioni ebbero fine, rimase a guardare il salpare dell'ancora, la manovra di allontanamento e la vorticosa scia. All' arrivo aveva fatto scivolare giù l'ancora e catena con tanto fragore, ma egli non l’aveva potuto sentire perché lontano. Avrebbe voluto proseguire l'escursione ma da solo non riusciva a trovare alcuna soddisfazione. Il vaporetto aveva preso la rotta del ritorno ed egli lo guardò andare udendo il cupo rumore alternativo seguito dal suo nerastro fumo che non riuscendo a sollevarsi, rimase nell'aria seguendo il cammino. A seguirla con lo sguardo fin quando non doppiò la punta e disparve fu anche lui. Le creste bianche delle onde erano apparse nuovamente, ma questa volta si notavano bene che non erano prodotte dall'incanalarsi del vento ma dal preavviso di una tempesta. Agosto stava per andarsene lasciando il passo all'autunno. Col suo andar via, sarebbero andate anche molte cose. Anche adeso non sentì più la spinta di procedere. Quasi pentito per essersi incamminato, decise di tornare in barca. Quando giunse guardò. Il pozzetto gli comunicò la presenza di nessuno. Tirata la cima, attese che la fiancata si accostasse. Appena vicina, con un balzo si portò a bordo facendo dondolare l'imbarcazione. Entrato nel tinello, tutto era silenzio. Portatosi nella cabina di prua, vi sbirciò. Steso su una cuccetta vi era qualcosa di scritto. Lesse. ''Partiti!'' Il cuore gli sembrò staccarsi. Un nodo gli serrò la gola. Il freddo lo gelò lasciandolo immobile. ''Partiti con la nave, questi sono i saluti. Torneranno? ‘’ si chiese '' Non credo, hanno portato via la loro roba.'' Forse un fendente medioevale avrebbe prodotto minor sofferenza. Ingoiato il boccone amaro non seppe più cosa dire ne cosa fare. Lasciato scivolare la machina fotografica sul tavolinetto da carteggio, si lasciò cadere sul divano... Lo sgomento, lo sconforto furono seguiti da un pianto tacito accompagnato da un silenzioso convulso singhiozzo. Le foglie stavano cadendo e come esse, erano andate via staccandosi silenziosamente. '' Cinzia, piccola mia.'' chiamò, pianse. I singhiozzi echeggiarono. Si erano staccate con violenza.. Le ore continuarono a trascorrere silenziose. '' Avrebbero potuto dirmelo.'' continuò a ripetersi '' Non li avrei ostacolati.. E Cinzia, povera Cinzia..'' Ma il pensare non è come il parlare, tutto ciò che è inconsistente è soggetto a svanire nella confusione. Un forte mal di testa gli fece credere d'impazzire. I singhiozzi ed il pianto si seguirono convulsi scendendo copiosi lungo il viso. '' Non pensarci... la vita è strana ma non per questo non bisogna viverla.'' Cominciò a dirsi senza rispondere. Come magia Doris era appara portandosi vicino e gli diede un bacio. '' Non pensarci.. andiamo a fare un giro a terra.'' Gli avrebbe detto continuando a rincuorarlo fin quando vide apparire sul suo volto un bagliore malinconico di sorriso. ''Non pensavo arrivassero a tanto.. Non gli è piaciuta la vita di bordo.. Perché si sono portati via mia figlia...perché?'' Chiuso gli occhi si chiese: ''Le ritroverò a casa?'' Ma l'eco di quella domanda non ebbe una bella risposta. '' Tua moglie se ne frega di te, non vedi che non gli interessi?''

14 Ustica. Dove sei papa Capitolo 28

Doris stava per nascondergli qualcosa ed egli lo aveva intuito ma non osò chiedere. D'altra parte ella non poteva riferire quanto le era stato detto per evitare di ferirlo. Non poteva riferirgli che non aveva mai nutrito alcun sentimento per lui. Ne poteva riferire quanto sadicamente aveva dichiarato...quello di fargli schifo e di essere innamorato di un altro. '' Su, su con la vita.'' Si riprese prontamente. Sceso in banchina, iniziò ad abbracciare il passato. '' Adesso sono libero di amare me stesso, adesso io sono mio.'' Ma in questo la vide, sorrise. Passatole la mano intorno alla vita, lasciò che ella facesse altrettanto… che non poteva più avvenire. '' Dovrebbe esserci da queste parti il bar di una paesana. ‘’ andò a trovarla.'' Si incammino. Lungo la stradina i negozi avevano aperto i battenti ed i vestiti all' ultima moda facevano mostra di se. '' Che belli, che bei modelli.'' disse ed il giovane non poté far a meno di confermare. Ammirarono anche le cartoline esposte...ma Giasillo continuò a vederle con altro effetto. In pratica non aveva ricevuto quel calore che aveva desiderato.. Dalla vetrina di una piccola gioielleria apparivano alcuni bracciali ed anelli meravigliosi. Collane di corallino pendevano dai finti colli di sughero ricoperti con velluto blu cobalto. Ammirò anche questi, ma il tempo dedicato non fu lungo. Li sentì come non avessero sapore. Quando giunse al locale designato, saliti alcuni gradini, si portò ai tavoli. L'ombra dei cespugli avrebbero ricambiato con frescura l'afa che sarebbe arrivata con i raggi del sole. '' Ho l'impressione non vi sia nessuno.'' Attese, attese parecchio. Il locale era aperto ma sembrava esistessero solo fantasmi. Da una delle finestre aperte provenivano voci. Vi sbirciò e furo visto. ''Si accomodi, si accomodi prego.'' '' No, no grazie, attendo.'' '' Si accomodi, si accomodi, entri.'' Non volendo essere scortese solcò la soglia. La stanza era piena di giovanissimi di sesso diverso. La signora che aveva fatto l'invito proruppe: '' Adesso possiamo iniziare, siamo in dieci.'' Attonito guardò curioso. lo stesso sistema che usano a Panarea dimenticando che Ustica era appartenuta al dominio commerciale di Lipari. Un ragazzino stava seduto in centro della stanza con un piatto pieno d'acqua in testa ed in esso immerso un bicchiere di vetro capovolto. Accanto una giovane grassottella bruna aveva iniziato a mormorare parole incomprensibili. Preso un batuffolo di cotone imbevuto d'alcol, datogli fuoco, lo gettò rapidamente nell'acqua del piatto coprendolo frettolosamente col bicchiere. Quando il cotone fu spento, l'acqua all'interno del bicchiere era aumentata. Togliendo il bicchiere ne provocava un risucchio. L'operazione fu ripetuta parecchie volte. ''Bisogna ripeterlo tante volte quanto siamo i presenti.'' replicò la giovane. Giasillo continuò a guardare scettico quella specie di coppettazione che dal sesto in poi non riuscirono più. Forse per l'emozione degli insuccessi, forse per altro, il cotone si spegneva ancora prima che il bicchiere lo coprisse. La grassottella non spiegandosi il perché sbuffò più volte. Ripeté ancora parole ed iniziò a far gesti ma i batuffoli continuarono a spegnersi categoricamente. '' Nel tirar via il bicchiere, col risucchio tira via la febbre!'' esclamò. A queste parole Giasillo non seppe se ridere ed andarsene o rimanere e far finta di crederci. Ovvio per evitare una scortesia scelse la seconda soluzione. Da li a poco '' Basta!'' disse innervosita la grassottella '' Non vengono più.'' Disperata e piena di rossore per la brutta figura, preso i suoi aggeggi andò ripetendo '' E' sempre stato efficace.. mi è sempre riuscito.. sarà perché è presente qualcuno che non ci crede..'' Così quasi offesa, chiamate le amichette, disparve. '' Ma non vi sono dottori?'' ' Si, nell'isola c'è il dottore, ma questi sistemi sono più efficaci.'' '' Il ragazzino cos'ha?'' '' Un'insolazione. La febbre gli era salita alle stelle.'' ''Farmacie non ve ne sono?'' ''Si, una ma non ha tutte le scorte.'' Chiarite alcune cose, cambiarono argomento. ''Cosa posso offrirvi?'' Prelevate una bottiglia d'aranciata, stappatola: '' Queste la offro io... '' disse porgendola insieme ad una cannuccia. '' E' da tanto che è sull'isola?'' '' Qualche giorno.'' ''Rimarrà ancora?'' '' Non, non è mia intenzione.'' '' Posso consigliarle di andare a visitare le grotte.'' '' Vi è una strada?'' '' Bisogna andare con la barca. .dove alloggia?'' '' In barca a vela.'' ''Allora le verrà comodo raggiungerle. Sono meravigliose ed hanno caratteristiche diverse.'' '' Vanno tante persone a visitarle?'' ''D'estate si. Certe non sono come la Villa Florio , quella sì che è bella. Pensi che la vecchietta proprietaria ha fatto istallare una porta in vetro Tiffany saldata con rame raffigurante una lunga pianta con le rose esposta su un azzurro mare. Ma non è finita, la voleva tenuta sempre aperta per poter guardare il riflesso su uno specchio grande quanto tutta la parete della meravigliosa stanza. Nel recinto fuori dalla villa aveva una cavalla bianca, alta, bellissima, molto sensibile. Pensi, un giorno , forse perché aveva sete, con la zampa aveva fatto rotolare per terra una bottiglia di acqua tappata ed impazziva per aprirla e bere. Così una parola tira l'altra, un discorso tira l'altro, quando la bibita fu terminata, salutò ed andò. Strada facendo ripeté e commentò quanto aveva visto. '' Roba da stregoni.. possibile si dia credito a certe cose ancora oggi? Però non hanno tutti i torti.. La mancanza di medicine fanno ricorrere a queste opere di alchimia.. è l'istinto di salvezza. ‘’Le medicine arrivano con la nave e non sempre quelle richieste. Ne hai tempo per guarire se stai male! ‘’esclamò e di crepare!'' aggiunse. Così andando giunse ai ruderi. Sul luogo si guardò bene a non fare il nome di sua moglie e di Donatella. Quei nomi dovevano essere dimenticati e presto. Sulla scogliera adesso vi era gente. Una bagnante aveva il seno nudo. Giasillo si era permesso guardarla quando una torsione del piede lo distolse. Lui sorrise e disse: ''Sono la mia dea, il mio sogno. Non li cambierei con nessuno al mondo.'' A queste parole, accettatole per sincere, esultò abbracciando il tramonto di un sole che stava per sparire al di la dei lontani monti. Rimase a lungo a guardare la rossa luce lasciata dall'astro nel lento fondendosi con l'infinito. Era rimasto tutto il giorno nella solitudine lontano dalla sua Scolopendra. ''Andiamo, si è fatto tardi.'' ''Andiamo.'' ripeté meccanicamente a se stesso contento per essere riuscito a distogliersi dalla momentanea crisi.



 



 

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cultura

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