Da Genzano Roma in linea Isabella Lenzo 'Dalla corona d'ulivo alle medaglie'

di Isabella Lenzo*

Dalla corona d’ulivo alle medaglie:  cambia il premio, non il valore!

Le prime olimpiadi iniziarono nel 776 a.c. Sì svolgevano in Grecia, nella città di Olimpia, località dalla quale presero il nome. Ripristinate nel 1896 da Pierre De Counertin ad Atene, le moderne olimpiadi sono eventi quadriennali internazionali e inclusivi. Milano - Cortina 2026 è un altro anello di questa catena lunga quasi 2800 anni. Nonostante la modalità sia cambiata, lo spirito rimane il medesimo e il linguaggio olimpico arriva direttamente dal mondo antico. Nella 25ª edizione dei giochi invernali, 2900 atleti provenienti da 93 nazioni, competono nelle diverse discipline. La cerimonia di apertura è stata celebrata il 6 febbraio allo Stadio San siro di Milano, e la cerimonia di chiusura si terrà nell’Arena di Verona il 22 febbraio.

Le medaglie sono state progettate e realizzate interamente in Italia, dall’Istituto Poligrafico e dalla Zecca dello stato. Il design scelto è semplice ma innovativo, a richiamo del classico stile Made in Italy. Sono composte da due metà separate unite al centro, scelta che evidenzia l’unione tra le due città ospitanti (Milano e Cortina), e che raffigura la connessione tra la dimensione umana e sportiva. Il nome della disciplina è inciso nel retro, in lingua braille, rendendo così le medaglie pienamente accessibili. L’intera produzione è stata realizzata rispettando i criteri di eco-sostenibilità. L’intera fabbricazione è stata alimentata al 100% da fonti rinnovabili, le medaglie sono realizzate con metalli preziosi certificati e rivestimenti riciclabili. I nastri sono serigrafati con i loghi ufficiali e decorati con motivi ispirati all’arte rinascimentale italiana. 

Come ha ricordato Federica Pellegrini: “Quando vedi una medaglia olimpica, senti tutto il peso delle emozioni che ci stanno dietro: sacrifici, sogni, cadute e riscatti. Questo design racconta tutto questo.” Nonostante le olimpiadi moderne per molti aspetti siano cambiate, i principi di lealtà, rispetto e onore rimangono incisi. Bisognerebbe sempre considerare la competizione come un modo per nobilitare se stessi, e non solo per prevalere sugli altri. Perché un vero atleta, un campione, è sì colui che vince, ma soprattutto chi mantiene salda la propria dignità, evitando la frenesia del successo e di distruggere i propri valori etici. 

*Scientifico Vailati – Genzano

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