Caro carburante. Non solo aerei, estate a rischio anche per navi e traghetti. Il servizio del Tg3 Sicilia VIDEO

Dopo l’allarme che scuote il trasporto aereo, all’orizzonte si profila una seconda tempesta, questa volta sul mare. La crisi energetica innescata dalla guerra in Iran e dal fallimento dei negoziati internazionali non minaccia più soltanto voli e aeroporti: ora a lanciare il segnale rosso sono anche gli armatori. Il timore è che il caro-carburanti possa mettere in difficoltà navi e traghetti già dalla prossima estate, con effetti pesanti sui collegamenti verso le isole e sui costi per passeggeri e merci.

L’ombra della guerra sui mercati energetici
Nonostante il cessate il fuoco di due settimane tra Stati Uniti e Iran, la tensione resta altissima. Il fallimento dei negoziati a Islamabad, in Pakistan, ha riacceso i timori non solo sul fronte militare ma soprattutto su quello economico. A preoccupare l’Occidente è il nuovo scossone al comparto energetico: crescono i prezzi di petrolio, benzina e diesel, mentre si moltiplicano i dubbi sulla tenuta complessiva del sistema di approvvigionamento.

Dalla crisi del cielo a quella del mare
Se negli ultimi giorni si è parlato soprattutto di possibili razionamenti negli aeroporti, con alcuni scali costretti a sospendere temporaneamente i servizi per la scarsità di cherosene, adesso lo stesso spettro si allunga sul trasporto marittimo. Il rischio, tradotto in termini concreti, è che navi e traghetti possano fermarsi durante l’estate se il conflitto in Iran dovesse proseguire. A lanciare l’allarme sono Assarmatori, che rappresenta gli armatori italiani, dell’Unione europea e dei Paesi terzi operanti in Italia, e Confitarma, la Confederazione Italiana Armatori.

“Pressione crescente sull’intero sistema produttivo”
“In un contesto geopolitico sempre più instabile, segnato dalle tensioni internazionali e dalle ripercussioni dirette sui mercati energetici e sulle catene logistiche globali, si acuisce sempre di più la pressione sull’intero sistema produttivo, terrestre e marittimo”, spiegano Assarmatori e Confitarma. Una frase che fotografa un sistema sotto stress, in cui il mare rischia di diventare il prossimo fronte della crisi.

Il peso del caro carburanti sui collegamenti
Secondo le due organizzazioni, l’aumento dei costi colpisce in modo diretto i servizi marittimi regolari per passeggeri e merci, in particolare sulle rotte nazionali e sui collegamenti da e per le isole maggiori e minori. Si tratta di un segmento già fortemente esposto, aggravato anche dal progressivo rafforzamento delle politiche ambientali europee. Il nodo è chiaro: senza misure di sostegno, il caro carburante rischia di tradursi in una riduzione dei servizi proprio nei mesi di maggiore afflusso turistico.

Collegamenti essenziali a rischio
Il punto più delicato riguarda la continuità territoriale. “In assenza di interventi correttivi”, avvertono Confitarma e Assarmatori, si potrebbe arrivare a una compromissione dei servizi, fino a una riduzione dell’offerta o, nei casi più critici, al venir meno dei collegamenti marittimi essenziali. Uno scenario che per Sicilia e Sardegna avrebbe il sapore di una vera emergenza estiva.

La richiesta al governo: credito d’imposta straordinario
Per evitare il peggio, gli armatori hanno avanzato una proposta precisa al governo. A Edoardo Rixi, viceministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, e a Nello Musumeci, ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare, è stato chiesto di prevedere un contributo straordinario sotto forma di credito d’imposta. La misura dovrebbe essere commisurata alla maggiore spesa sostenuta nei mesi di marzo, aprile e maggio, rispetto al prezzo medio registrato a febbraio, per l’acquisto di carburante. È questa la risposta concreta che il settore chiede per evitare una paralisi.

Le tratte più esposte: Sicilia e Sardegna
Anche se è ancora presto per prevedere con certezza gli sviluppi dell’estate, i rischi maggiori riguardano le tratte verso Sicilia e Sardegna, soprattutto sulle percorrenze più lunghe. Sui collegamenti a corto raggio, invece, potrebbe ridursi la frequenza delle corse. Non solo: il rincaro del carburante rischia di riflettersi direttamente sui prezzi dei biglietti, con possibili aumenti a carico dei turisti e di chi si sposta per necessità.

“Siamo stati esclusi dalle prime misure”
“Il trasporto marittimo svolge un ruolo imprescindibile nella continuità territoriale e più in generale nell’economia italiana”, sottolineano Stefano Messina, presidente di Assarmatori, e Mario Zanetti, presidente di Confitarma. I due presidenti ricordano che il comparto è stato “escluso dalle prime misure emergenziali varate per far fronte al rincaro dei carburanti”. Un’esclusione che, secondo il settore, non è più sostenibile.

L’appello: trattarci come gli altri settori
“Per continuare a garantire i servizi, il trasporto marittimo deve essere considerato al pari degli altri”, ribadiscono Messina e Zanetti. L’appello è rivolto a un governo che, ricordano, ha posto la Blue Economy al centro della propria agenda. La richiesta è quella di mettere in campo iniziative immediate per garantire la continuità operativa del comparto.

Cos’è la Blue Economy
Il richiamo alla Blue Economy non è casuale. Si tratta di un modello di sviluppo sostenibile che punta a valorizzare le risorse marine e costiere in modo responsabile, coniugando crescita economica e tutela dell’ecosistema. L’obiettivo è creare occupazione e valore aggiunto riducendo al minimo l’impatto ambientale, ispirandosi ai principi dell’economia circolare e della biomimesi, cioè l’imitazione dei processi della natura per sviluppare soluzioni innovative e sostenibili.

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Edizione delle ore 14:00

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