'Doveroso rispetto' di Alfio Ziino
di Alfio Ziino
Mi è accaduto più volte di manifestare la mia insofferenza verso le frasi fatte ed i luoghi comuni. Tra questi, in primis, quello del "doveroso rispetto". E la mia insofferenza non si cura di chi sia colui che dette frasi o luoghi comuni profferisca. Nel caso in specie, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione dell'ultima assemblea ordinaria del Consiglio Superiore della Magistratura, da lui stesso eccezionalmente presieduto, ove ha affermato doversi "rispettare" la Magistratura e lo stesso Consiglio Superiore quale organo garantito dalla Costituzione.
Egregio Presidente il "rispetto" non è per nulla doveroso. Il rispetto si conquista! E di conquiste, nell'operato della nostra magistratura (questa volta con la m minuscola), non ne vedo traccia. E senza presunzione ma per esperienza di vita vissuta, anche come avvocato, tra la gente, "gente" che poi siamo tutti noi, di dette tracce non vi è chi ne veda fatti salvi i non pochi cointeressati, a vario titolo, ossessivamente dedicati a profferir il servo encomio di rito. Fuori dai denti, tra la gente la magistratura gode, diciamolo garbatamente, di pessima reputazione. Da Suo corregionale Le suggerisco la lettura di un grazioso (nella sua estetica) libro, una raccolta di proverbi di siciliani. Il libro ha un formato A4 ed uno spessore in carta pergamenata di circa 8 centimetri. Bene, un terzo abbondante di tal grazioso volumetto è dedicato alla amministrazione della giustizia. E se allora il primo dei proverbi era "la giustizia è uguale per tutti e chi avi denari si nni futti", con i successisvi svolgimenti del tema, oggi cambia solo il mezzo: "se sei antifascista - luogo comune che sta a dire ben altro- ti nni futti".
Quanto al Consiglio Superiore, a detta di non pochi magistrati in servizio o in pensione, esso appare più un verminaio che un organo di autogestione. Presidente, si è mai posta la domanda se in detto Consiglio, in termini di attribuzione incarichi dirigenziali o semi dirigenziali, o di agognati trasferimenti ad altra sede o incarico, non si sia reiteratamente configurato un diciamo "traffico di influenze" ad opera delle varie correnti magistrali e dei loro referenti politici il PD in particolare? E non mi si smentisca. Rammento bene che il PCI aveva scuola per la preparazione degli aspiranti magistrati, per solito vincitori di concorso, e che per altri versi la tradizione è continuata. Presidente, le tradizioni son fatte anche per essere interrotte. Il CSM lo presieda abitualmente quanto meno quale osservatore. Chissà che non serva a qualcosa.
Presidente, solitamente "promossi"