Uccidere un giornale 'Storia agghiacciante' di Sandra Figliolo
di Sandra Figliolo
Questa è una storia agghiacciante sul potere, che la dice molto lunga sullo stato dell'informazione e della libertà di stampa in questo Paese. Un giornalista, Enzo Basso, che dirige ed edita un settimanale d'inchiesta a Messina, Centonove, all'improvviso viene arrestato e schedato come un pericoloso criminale per bancarotta documentale e finisce in un vortice che per 9 lunghi anni lo ha visto alla sbarra, condannato in primo e secondo grado, impossibilitato ad esercitare la professione e con la testata che aveva fondato distrutta, cancellata per sempre. Finché qualche giorno fa la Cassazione, con una sentenza che ha davvero pochi precedenti, ha annullato il processo alla radice.
Tutto questo - ed è questa la cosa inquietante e intollerabile - cioè l'arresto di un giornalista, la soppressione di un giornale che informava correttamente i cittadini e che anzi anticipava addirittura inchieste giudiziarie che hanno segnato gli anni recenti nell'Isola - dal "verminaio" al Caso Montante - è avvenuto nel silenzio prima di tutto di tanti, troppi giornalisti. Come se fosse normale in un Paese che voglia definirsi democratico tappare la bocca a chi vuol esserne il "cane da guardia".
La Cassazione arriva dopo 9 anni e il processo bisognerà comunque rifarlo, da zero. E ci si augura che qualcuno risponderà anche per questo. Intanto resta un dubbio, o meglio, un tormento: cos'è il giornalismo oggi in un territorio complesso come la Sicilia, prima ancora che nel resto d'Italia? Si può davvero esercitare liberamente e correttamente questa professione oppure è preferibile copiare e incollare, evitare domande, muovere aria fritta e clic, fingere di informare mentre non si fa altro che moltiplicare all'infinito (e senza mai una verifica) un'agenzia o un pezzo rubato all'ultimo che ancora una mezza notizia la va a cercare, allungare un microfono senza incalzare l'interlocutore, non capire neppure cosa si scrive e cosa si riporta e soprattutto non disturbare il potere? Perché qui, mentre in tanti, troppi, giocano a fare i sedicenti giornalisti è in gioco la democrazia.
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