Stromboli, la voce della Terra che non é una minaccia

Stromboli, la voce della Terra che non é una minaccia

di Robarta Denti

Stromboli non si addomestica. Stromboli non è un laboratorio. È un vulcano vivo, un dio antico, una creatura che respira, sputa, canta, e ci ricorda ogni giorno che la Terra è viva. Eppure c’è chi continua a volerla addomesticare, trasformandola in un esperimento tecnologico, cablato e sorvegliato come un detenuto. Protezione Civile e amministrazione stanno disseminando l’isola di apparecchiature satellitari e sistemi StarLink per “monitorare” e “prevenire rischi vulcanici”. Quasi due milioni di euro per installare sensori, antenne, radar, sirene e allarmi potentissimi in una riserva naturale unica al mondo. E tutto questo senza che la popolazione sia stata avvisata, consultata o informata. Nessuna assemblea pubblica, nessuna spiegazione, nessuna condivisione. Come se l’isola fosse loro. Come se Stromboli fosse un oggetto, non una comunità viva, pulsante, pensante.

Il paradosso è questo: si spendono milioni per “difenderci” dal vulcano, ma non un euro per imparare a rispettarlo. Si parla di protezione, ma si agisce per controllo. Si invoca la sicurezza, ma si pratica l’invasione. Chi conosce Stromboli sa che non è pericolosa: è indomita. È la voce della Terra, non una minaccia da silenziare con droni e cavi. L’unica vera catastrofe è quella dell’arroganza umana, che continua a credere di poter dominare ciò che non capisce. Volete proteggerci? Allora insegnateci ad ascoltare il vento, il mare, il respiro del vulcano. Insegnateci a convivere con la natura, non a sterilizzarla. Perché Stromboli non ha bisogno di sirene né di satelliti. Ha bisogno di rispetto, di attenzione, di amore. Non potete mettere un allarme al cielo. Non potete addomesticare il fuoco. E non potete, soprattutto, continuare a trattare quest’isola come un laboratorio da sperimentare invece che come una casa da custodire.

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