Nella terra dei vulcani con l'ometto scalzo e Titano di Ennio Fiocco
di Ennio Fiocco
Nella terra dei vulcani con l'ometto scalzo e Titano.
“The South Italian Volcanoes”, edito da H.J. Jonston - Lavis, pubblicato in inglese in una tipografia partenopea, è indubbiamente interessante. Si tratta di un reportage del 1890 che ho tradotto e lo presento ai lettori. “Nel 1888, alla cena dei delegati alla riunione della British Association di Bath...suggerii di organizzare una importante escursione nella regione vulcanica dell'Italia meridionale....l'idea... venne accolta favorevolmente e mi fu chiesto di prendere la decisione per pianificarla da Napoli...
All'inizio tutto procedette senza intoppi, ma...il segretario dell'escursione a Londra, che avrebbe dovuto fungere da amministratore, circa tre giorni prima della partenza dall'Inghilterra, scomparve nel nulla...il piroscafo poté essere noleggiato solo all'arrivo del gruppo a Napoli...portare un gruppo di 50 o più persone attraverso l'Italia meridionale, e in particolare le isole Lipari, l'Etna e Roccamonfina, è una cosa molto seria... L'escursione...si è rivelata un grande successo..”.
Il gruppo era composto anche da diverse autorità locali...tra cui il Comm. Boselli, Ministro della Pubblica Istruzione, il Ministro delle Poste e dei Telegrafi, il Sindaco di Lipari, il Sig. Tommaso Carnevale di Lipari, A. E. Narlian Esq., di Vulcano e il Sig. Gaetano Renda di Stromboli.
“Rientrarono in treno a Messina, per imbarcarsi sulla "Villa San Giovanni", un piccolo piroscafo privato noleggiato per la settimana di viaggio alle isole Eolie...Raggiungemmo il porto di Lipari al tramonto...Una parte del gruppo si diresse a piedi verso l'estremità meridionale dell'isola per osservare le esplosioni di Vulcano, e fu ricompensata dalla vista di una nuvola di polvere che emise numerosi lampi. La mattina...salpammo poco dopo l'alba e raggiungemmo Stromboli nelle prime ore del mattino, dove la salita fu effettuata sul versante orientale della Sciara. La vetta venne raggiunta con una salita di circa tre ore, con brevi interruzioni durante le quali il gruppo assaggiò dell'ottima uva dai vigneti che costeggiavano gran parte del sentiero.... Cinque membri del gruppo hanno fotografato il cratere dalla cima sporgente...
Di tanto in tanto eruttavano con notevole violenza getti di lava calda e pastosa, frammenti di lava, spesso accompagnati da splendidi vortici in anelli di fumo...All'alba ci dirigemmo verso gli isolotti di Basiluzzo, Dattolo, Lisca Bianca, Lisca Nera e Bottaro, su alcuni dei quali riuscimmo a sbarcare...Lì richiamai l'attenzione dei membri sull'elevatissimo numero di schegge di ossidiana lavorata che si trovano nel terreno superficiale, sebbene sull'isola non vi sia alcuna fonte naturale di questa roccia. Queste, insieme a numerose piccole statuette greche di divinità domestiche, testimoniano la colonizzazione di quest'isola in tempi antichissimi... Dal tetto della casa di Panarea, dove il gruppo aveva fatto colazione, si poteva godere di una splendida vista sugli isolotti circostanti...
La visita all'isola di Vulcano, in stato di eruzione dal 3 agosto 1888, fu l'attività del giorno successivo. Sbarcati al Porto di Levante, la prima cosa che attirò l'attenzione del gruppo fu il cutter del signor Narlian, con il fianco squarciato da uno dei proiettili all'inizio dell'eruzione, sebbene l'imbarcazione si trovasse a più di un chilometro dal cratere. I fori nel tetto e nelle pareti della villa del Signor Narlian, la desolazione dei vigneti e dei cespugli di ginestra, molti dei quali erano stati incendiati e bruciati dalle bombe incandescenti, e il profondo strato di polvere vulcanica grigia su ogni cosa, formavano un quadro impressionante della desolazione...Il gruppo si diresse quindi verso le grotte alluminose dei Faraglioni, mentre alcuni si bagnavano nei caldi corsi d'acqua minerale che sgorgavano sulla riva vicina, un noto professore di mineralogia si dimostrò molto entusiasta nel raccogliere esemplari di coquimbite, alotrichite, voltaite e altri rari allumi indossando un costume adamitico estremamente leggero, e fortunatamente per lui non c'era nessuna macchina fotografica nei paraggi...
Il 22 settembre è stato dedicato a un'escursione sull'isola di Lipari. A dorso di muli e asini, ci siamo diretti verso il versante orientale del Monte Sant'Angelo... Il giorno seguente è stato dedicato all'isola di Vulcano. Partiti presto da Lipari, abbiamo navigato lungo la costa orientale di Vulcano, sbarcando poco oltre la Punta dell'Asino... ci siamo riposati all'ombra di alcune ginestre ancora sopravvissute.... Da lì ci siamo diretti verso una piccola fattoria, dove alcuni grappoli d'uva erano riusciti a resistere all'effetto distruttivo della polvere vulcanica caduta, erano molto graditi...”.
Interessante appare il resoconto, ricco di particolari, soprattutto nell'episodio di Lipari e dell'uomo che li attendeva all'arrivo. Infatti, “Eravamo appena sbarcati a Lipari quando fummo accolti da un ometto scalzo e malvestito, la guida Bartolomeo "il buon diavolo" che, non appena vide il dottor Lavis, saltellò intorno e mostrò la sua gioia come un cane che incontra il suo padrone. Ci recammo con lui in una cantina dove l'ottimo vino Malvasia di Lipari ci rinvigorì. Decidemmo quindi di salire sul Monte della Guardia per osservare di notte l'eruzione del Vulcano... Bartolomeo radunò alcuni carusi, cosa non difficile, perché all'ingresso della cantina si erano radunati tutti i giovani del posto. I ragazzi accesero grossi fasci di legna da usare come torce e ci mettemmo in cammino.
Le torce emanavano un'atmosfera allegra, ma poca luce, e il sentiero era così impervio che spesso inciampavamo. Ciononostante, ci alzammo piuttosto in fretta, spinti dal desiderio e dalla curiosità. Era una notte dolce e serena, senza luna, ma illuminata dalle stelle. I ragazzi si contendevano le torce che emanavano piogge di scintille; si punzecchiavamo a vicenda mentre Bartolomeo, a tutto il suo canto, cantava "buccuzza zuccarata, capiddi rizzi, ucchiuzzi sapuriti" (labbra dolci, capelli ricci e occhi deliziosi). Arrivati in cima, spegnemmo le torce, lasciando accesa solo la lanterna di Bartolomeo. I ragazzi si dispersero per raccogliere l'uva mentre noi scrutavamo l'immensa oscurità in cui, con difficoltà, si potevano distinguere Vulcano e Vulcanello come due macchie nere confuse. Il fragore delle onde era udibile e ci chiedevamo a vicenda se non fosse l'ebollizione di Vulcano. A nord-nord-est, di tanto in tanto, si sprigionavano le fiamme di Stromboli.
A est nelle isole Eolie ci sono diverse montagne chiamate Monte della Guardia per via delle sentinelle permanenti che occupavano le loro cime fino al 1830 per avvertire dell'avvicinarsi dei corsari saraceni, che spesso provenivano da Algeri e Tunisi per le incursioni predatorie. Si narra che una volta una imponente flotta fu segnalata e i poveri e disperati abitanti di Lipari rivolsero le loro suppliche a San Bartolomeo; il quale apparve con un coltello in mano e, salito al castello, tagliò alcune foglie di fico che gettò in mare. Queste foglie si trasformarono immediatamente in tante navi, sulle quali gli abitanti di Lipari salirono a bordo e misero in fuga i pirati...Al ritorno a bordo del nostro piroscafo siamo stati nuovamente deliziati dai fuochi d'artificio della natura: ogni colpo di remo, ogni vibrazione dei cavi produceva onde fosforescenti di rara bellezza...
Nella piazza di Lipari, dove si tiene il mercato, si trovano file di contadini... Non appena un cliente si avvicina, i venditori sbucciano una dozzina di fichi con incredibile destrezza. Anche se arrivano diversi clienti insieme, per quanto velocemente possano mangiarne il frutto, il venditore non permette loro di rimanere a mani vuote. Al momento della nostra visita, si potevano vedere i detenuti correre con grandi cesti di salice o bambù pieni di piccoli chicci blu-neri con cui si ricava l'uva passa. Il caldo, la sete e la dolcezza di questi minuscoli acini ci hanno spinto a gustarne una moltitudine...).
La pubblicazione descrive la raccolta della pomice. In particolare, “due uomini nudi stavano scavando servendosi di una lampada a olio che emetteva una luce fioca... ho incontrato dei giovani che portavano cesti pieni di pomice. Indossavano mutande corte di lino grezzo, e sul petto nudo pendeva lo scapolare benedetto. Al mio arrivo alla miniera mi fecero sedere su un cesto vuoto, mentre osservavo gli uomini estrarre i pezzi di pomice, spesso grandi come una testa umana... Mi raccontarono dei loro miseri salari e dei pericoli del loro lavoro, a causa dei frequenti crolli delle gallerie, che uccidevano uomini e giovani. Era orribile ascoltare quei racconti di miseria e sventura in fondo a queste grotte...Solo poche settimane prima una cava del Signor Pelato era crollata seppellendo alcuni operai, e ci vollero più di due giorni di lavoro per raggiungerli.
Questi uomini sfortunati, salvati da un miracolo, tornarono al loro lavoro, perché cos'altro avrebbero potuto fare per procurarsi il pane?... Mentre lasciavamo il porto di Lipari per tornare a Messina, lo stretto braccio di mare che separava quell'isola da Vulcano mi rievocava la leggenda che narra di come le due isole fossero un tempo unite e di come le continue e spaventose eruzioni di Vulcano costrinsero gli abitanti a implorare l'aiuto di San Bartolomeo, il quale discese dalle nuvole con un grosso coltello e divise in un colpo solo Lipari dal tumultuoso Vulcano...”. Infine, l'appassionante resoconto precisa quanto segue: “Era quasi notte quando ci allontanavamo a tutta velocità, lasciandoci alle spalle questa terra strana e misteriosa, quando si verificò una tremenda esplosione da Vulcano e, mentre l'enorme colonna di polvere si innalzava, proiettò la sua lunga ombra sul mare. Ogni colonna di fumo scuro era tinta d'oro dal sole al tramonto. Sembrava il saluto d'addio di Titano in onore della nostra visita. Vulcano ci salutò così, ruggendo e risplendendo...”.