Lipari, la pomice che verrà di Francesco Biancheri
Lipari, la pomice che verrà
di Francesco Biancheri
Scrivo questo, in memoria ed in omaggio al caro amico Angelo Sidoti, che nella sua vita tanto si è impegnato per sostenere un futuro alle cave di pomice e per salvaguardarne l’ambiente naturale. Per correttezza di redazione ritengo doveroso premettere che l’elaborazione tecnica è basata su una analisi svolta tramite i moderni programmi. Riconvertire una ex cava di pomice con grandi impianti industriali in riva al mare in una “isola turistica” è un’idea affascinante — ma va affrontata come un progetto complesso di rigenerazione territoriale, non solo come sviluppo immobiliare. Il punto non è semplicemente “costruire turismo”, ma trasformare un paesaggio industriale in una destinazione con identità forte.
Vi do una visione concreta e realistica di come potrebbe funzionare.
Prima fase: bonifica e sicurezza (indispensabile)
Una ex cava, impianti industriali implicano quasi sempre:
-contaminazione del suolo o delle acque-strutture da mettere in sicurezza o demolire vincoli paesaggistici e ambientali (soprattutto se sul mare).
Qui entrano in gioco normative europee e italiane (es. valutazioni tipo VIA). Senza questa fase, il progetto non parte nemmeno.
Definire il concept (la vera chiave). Se si vuole che funzioni, occorre evitare un generico “resort”.
Oggi il turismo premia esperienze distintive. Alcuni concept forti potrebbero essere:
Turismo geologico/naturale
Valorizzare la cava stessa come attrazione:
percorsi panoramici e trekking-museo della pomice e della storia industriale
Esempio : Parco Geominerario della Sardegna-Isola eco-luxury (alto valore, basso impatto)-hotel diffusi integrati nella roccia-energia rinnovabile (solare, eolico)-mobilità elettrica o zero auto-recupero acqua piovana e desalinizzazione.
Target: turismo internazionale alto-spendente-Hub creativo e culturale-Riutilizzare i 30.000 mq industriali:
spazi per artisti, eventi, festival, gallerie, performance, design, coworking creativo e residenze artistiche
Esempio: Tate Modern (ex centrale elettrica trasformata in icona culturale) https://www.tate.org.uk/visit/tate-modern
Destinazione eventi / entertainment, concerti, festival, eventi internazionali, beach club e nightlife,cinema all’aperto e installazioni immersive
3. Riutilizzo degli impianti industriali (asset enorme)
I 30.000 mq sono un vantaggio competitivo, non un problema:
hotel “industrial chic”-centri congressi-spa ricavate in strutture esistenti-ristoranti panoramici dentro vecchi silos o capannoni
Questo approccio è chiamato archeologia industriale.
4. Infrastrutture fondamentali per diventare “isola turistica” servono:
accesso: porto, pontili, eventualmente elicotteri, energia autonoma (micro-grid), acqua e depurazione, connessione digitale (fondamentale oggi).
Se è davvero isolata, il costo infrastrutturale è una delle voci più alte.
5. Posizionamento di mercato
Occorre scegliere una direzione chiara: Luxury esclusivo → pochi ospiti, altissimi margini-Esperienziale/natura → sostenibilità + autenticità
Eventi e nightlife → stagionalità alta ma ricavi rapidi-Mescolare tutto spesso porta a un progetto confuso.
6. Vincoli e autorizzazioni (spesso il vero ostacolo)
In Italia, soprattutto sul mare: vincoli paesaggistici-tutela costiera-demanio marittimo-possibili aree protette
Qui serve un lavoro forte con enti pubblici e urbanistica.
7. Esempi reali simili (utile per capire la fattibilità)
Cava Paradiso del Silenzio → recupero cave in chiave turistica https://fondoambiente.it/luoghi/oasi-naturale-di-cava-paradiso?ldc=
Blue Lagoon → ex area industriale diventata attrazione mondiale https://www.bluelagoon.com/
Zollverein Coal Mine Industrial Complex → miniera trasformata in polo culturale https://whc.unesco.org/en/list/975/
Può diventare una destinazione iconica con altissimo valore immobiliare e attrazione internazionale
8. Il vero fattore decisivo
La differenza tra successo e fallimento non è il budget, ma questo:
avere una storia forte e unica legata al luogo
La pomice, il mare, il paesaggio industriale… sono già un’identità potentissima. Va raccontata, non cancellata.