Lipari, il mare fa i conti con la mucillagine e non solo...
Lipari - Da qualche giorno il mare isolano fa i conti con la mucillagine.
E' stata notata nel lungomare di Canneto ed anche a Marina Lunga.
Un pescatore l'ha anche segnalata in un tratto di mare da Panarea a Lipari.
Per non parlare anche degli avvistamenti della “Caravella Portoghese”, piu' grande rispetto alla medusa ma piu' pericolosa.
Ma quali le cause della mucillagine?
Fa discutere la presenza di mucillagini nei nostri mari. Ma cosa sono esattamente le mucillagini? Facciamo luce insieme su questo fenomeno di cui tanto si è sentito parlare nelle ultime settimane.
PRODOTTE DAL FITOPLANCTON
Le mucillagini sono aggregati di sali, molecole d’acqua e polisaccaridi prodotti da piante e microrganismi marini facenti parte del fitoplancton: in pratica, si tratta di masse di sostanza organica tenute insieme da zuccheri mucosi. Anche se tutte le specie responsabili della formazione di questo fenomeno non sono state ancora individuate con certezza, sappiamo che il processo di creazione è accentuato dalle alte temperature e dallo scarso ricircolo d’acqua.
PERCHÉ VENGONO PRODOTTE?
Molti organismi che operano la fotosintesi, come alghe o cianobatteri, in condizioni di stress termico o di eccessiva presenza di nutrienti (in particolare di fosforo), producono questi polimeri colloidali in grande quantità, ma non sono in grado di idrolizzarli velocemente con gli enzimi cellulari a loro disposizione. Il surplus così prodotto essuda nell’ambiente in cui essi si trovano, formando i caratteristici aggregati. Questi processi possono essere anche associati alle infezioni virali dei procarioti e del fitoplancton e alla conseguente lisi cellulare, che contribuisce ulteriormente al rilascio e all’accumulo di materia organica disciolta nella colonna d’acqua.
COME SI FORMANO GLI AGGREGATI?
Nel processo di formazione si possono individuare diverse fasi successive: in un primo momento l’aggregazione della materia organica avviene lungo tutta la colonna d’acqua, dove si formano delle lamine quasi trasparenti di piccole dimensioni.
Successivamente il progressivo aumento di dimensioni delle falde le porta a sprofondare e a depositarsi con assetto negativo sul fondale, soffocando i popolamenti bentonici.
In un terzo momento, la formazione di gas di putrefazione prodotto a partire dall’aggregato conferisce nuovamente alla massa un assetto positivo e la riporta in superficie, dove forma chiazze galleggianti. La stabilità della schiuma associata ad elevate concentrazioni di sostanza organica dipende dal tipo di biomolecole presenti in acqua: generalmente i materiali organici in superficie agiscono direttamente come tensioattivi o agenti schiumogeni e conferiscono una maggiore durabilità alla schiuma marina.
La successiva degradazione di questi aggregati li spinge nuovamente verso il fondo: durante la loro lenta caduta, essi incorporano microrganismi animali e vegetali presenti nella colonna d’acqua, passando dall’assumere una colorazione biancastra ad una marroncina.
DANNI ALLA PESCA
In alcuni casi le masse di schiuma così formate sono talmente tante da rendere impraticabile l’attività di pesca. Le acque diventano anossiche, completamente prive di ossigeno, e i pesci muoiono perché incapaci di respirare; inoltre, la successiva deposizione delle mucillagini sul fondale può soffocare i bivalvi infossati nella sabbia. La schiuma si attacca altresì alle reti da pesca rendendole inutilizzabili. Tutto ciò porta quindi ad un drastico calo del pescato e danneggia prevalentemente la piccola pesca artigianale rispetto a quella industriale, che utilizza metodi più invasivi e meno rispettosi dell’ecosistema.
Inoltre, le mucillagini possono infiltrarsi nei tubi di aspirazione dell’acqua dei motori dei pescherecci, otturandone i filtri. Se non si presta attenzione, ciò può causare il surriscaldamento del motore e bruciare le testate, con immissione di sostanze dannose nell’ambiente marino.
NON SONO PERICOLOSE, MA…
Intrinsecamente le mucillagini non costituiscono un pericolo per l’uomo, ma per la loro stessa natura queste schiume biancastre possono concentrare sostanze inquinanti presenti in mare, come idrocarburi, tensioattivi sintetici, pesticidi ed erbicidi; in alcuni casi possono essere associate addirittura a fioriture microalgali tossiche.
La loro presenza è inoltre spia di ondate di calore marino: infatti, le alte temperature che le acque hanno raggiunto hanno favorito la proliferazione delle microalghe, con conseguente aumento di produzione di essudati. Il tutto è favorito dalle scarse correnti, che non sono in grado di far circolare ossigeno. Soffocati, i microrganismi muoiono e vanno ad incrementare l’input di materia organica lungo la colonna d’acqua. L’emergenza di questi mesi è quindi un campanello d’allarme importante che non va trascurato
Le mucillagini, quindi, sono un fenomeno naturale, ma possono divenire un problema quando le condizioni climatiche diventano estreme. Secondo una recente inchiesta apparsa sul quotidiano britannico “The Guardian”, le temperature del mare d'estate hanno anche raggiunto i 30°C. Non c’è dubbio che il cambiamento climatico sia in corso, proprio per questo è importante non aggravarlo e non alimentarlo, cercando di arrivare all’obiettivo emissioni zero il prima possibile.
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