Lipari, Caro ladro di targhe. di Francesco Malfitano PHOTO GALLERY

di Francesco Malfitano*
Caro ladro di targhe, anzi, carissimo ladro di targhe, cari concittadini di Lipari,
desidero comunicarvi una notizia che merita attenzione.
Qualcuno, o qualcuna, o qualcun* (ahaha), di recente ha deciso di arricchire la propria collezione privata portandosi a casa la targa in marmo che accompagnava la scultura donata da Jason deCaires Taylor alla nostra comunità e dedicata a Sebastiano Tusa.

Parliamo di uno dei più grandi artisti e scultori subacquei del mondo, le cui opere abitano i fondali del Messico, del Giappone, delle Canarie...
E parliamo di Sebastiano Tusa, l’archeologo che ha insegnato alla Sicilia e a noi siciliani a guardare il mare con maggiore interesse, come un archivio di civiltà e storia cui interrogare anche il nostro presente...
L’opera si trova in uno dei luoghi più densi di storia della nostra Lipari, Sottomonastero, accanto al porto romano di duemila anni fa, porto che conserva ancora incontri tra mercanti, marinai e sognatori che hanno reso oggi le Eolie luogo meraviglioso e conosciuto in tutto il mondo.

Ed ecco il nostro eroe: davanti a venti secoli di storia, a un’opera d’arte internazionale e alla memoria di un uomo che ha dedicato la vita alla cultura, ha scelto la lastra di marmo! Un gusto raffinato, bisogna riconoscerlo. Ci piace immaginarlo mentre la stacca al buio, con la soddisfazione di chi ha appena chiuso l’affare del secolo.

Resta certamente a noi una domanda: che cosa se ne farà? Imprudente appenderla in salotto: qualche ospite potrebbe accorgersene. Utilizzarla come tagliere? Poco igienico. Rivenderla? Complicato. Chiedere un riscatto? Chissà.

Effettivamente, ci viene in mente una soluzione. Il marmo è pregiato, resistente e fatto per l’eternità. Il nostro ladro potrebbe conservarla con cura e destinarla, un giorno, anche vicino, alla propria tomba nel cimitero di Lipari. Avrebbe certamente una lapide prestigiosa, firmata da un grande artista internazionale e dedicata a un grande archeologo. Lascerebbe ai posteri un piccolo enigma manzoniano: chi era costui, sepolto sotto il nome di un altro? Naturalmente, auguriamo al ladro lunghissima vita, così da avere tutto il tempo per ripensarci.

La proposta che gli facciamo, però, è più semplice: riportarla. Una notte, in silenzio, con la stessa discrezione con cui l’ha rubata. Nessuna fanfara, anche se un piccolo applauso, lo confessiamo, glielo faremmo volentieri. Anche perché, con le telecamere, potremmo risalire al momento del furto e quindi al ladro...
Desidero interpretare, ad ogni modo, questo gesto come un segno di vivacità di qualcuno che ha posto l’attenzione su un’opera d’arte; è comunque, in qualche modo, segno di attenzione «culturale», in un’isola che ultimamente spesso dorme.
Quella targa, che adesso rifaremo, e più bella, appartiene a tutti noi, perché racconta chi siamo e cosa desideriamo: un’isola che custodisce una memoria e la consegna al futuro.

*Direttore artistico Eoliè e liparoto.
 

Categoria
cronaca

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