Isole d'Italia, il Governo vara il piano di rilancio tra transizione green e recupero edilizio

di Francesca Marrucci

Il rilancio delle isole minori italiane passa per una programmazione unitaria e una decisa sterzata verso la sostenibilità. È pronto ad approdare in Parlamento il nuovo disegno di legge (ddl) governativo, approvato in via d’urgenza dal Consiglio dei Ministri, che mira a riorganizzare gli interventi su territori fragili che da decenni soffrono di carenze croniche nei servizi e nei collegamenti.

L’obiettivo dell’esecutivo è costruire una cornice normativa che metta ordine tra le diverse criticità: dalla difesa del suolo all’approvvigionamento energetico, fino alla gestione dei rifiuti e alla valorizzazione del patrimonio culturale.

La strategia: riuso dell’esistente e fonti rinnovabili
Il cuore del provvedimento risiede nel cambio di paradigma urbanistico: il testo privilegia nettamente il riutilizzo e la riqualificazione delle strutture esistenti rispetto a nuove costruzioni. Gli interventi si concentreranno su:

Efficientamento energetico: promozione di impianti da fonti rinnovabili e nascita di comunità energetiche locali.

Mobilità: miglioramento dei collegamenti e dell’accessibilità portuale e aeroportuale.

Tutela ambientale: contrasto al dissesto idrogeologico, all’erosione costiera e ottimizzazione della depurazione idrica.

Patrimonio culturale: censimento degli immobili storici per la loro rifunzionalizzazione a fini turistici e sociali.

DUPIM e PIST: i nuovi strumenti operativi
Per evitare la dispersione delle risorse, il ddl introduce il Documento Unico di Programmazione Isole Minori (Dupim), che sarà la bussola per il biennio 2027–2028. I singoli Comuni parteciperanno attraverso i Progetti Integrati di Sviluppo Territoriale (PIST), in cui dovranno confluire proposte dettagliate con tempi e costi certi.

Il coordinamento sarà garantito da un apposito Comitato istituzionale presso la Presidenza del Consiglio, mentre alle Regioni spetterà il compito di verificare la coerenza dei progetti con gli obiettivi territoriali.

Risorse e scadenze: 90 giorni per la “mappa” delle carenze
Sotto il profilo finanziario, la manovra muove i primi passi con uno stanziamento complessivo di 18 milioni di euro in conto capitale (7 milioni per il 2027 e 11 milioni per il 2028), a cui si aggiunge un milione per la parte corrente.

Il primo vero banco di prova per i sindaci sarà la ricognizione infrastrutturale: entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge, i Comuni dovranno mappare lo stato di reti fognarie, idriche, elettriche e stradali. Questa “fotografia” dell’esistente diventerà la base imprescindibile per stabilire le priorità d’intervento e accedere ai finanziamenti.

Collaborazioni e innovazione
Il ddl apre inoltre alla possibilità di siglare Contratti Istituzionali di Sviluppo e promuove sinergie con università ed enti di ricerca. L’obiettivo è supportare i piccoli comuni nella progettazione tecnica, spesso ostacolata dalla carenza di personale specializzato, per ridurre finalmente il gap che separa le perle del Mediterraneo dal resto del Paese.(pantellerianotizie.it)

Categoria
politica

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