I due volti della mattanza. Poesia di Ettore Resta

Poesia di Ettore Resta

 I due volti della mattanza

Neri dondolanti barconi nella bianca schiuma dell’agitato mar immersi, dall’ancore mordenti il fondo del profondo mar, traevan forza.

Voci concisi d’uomini, forse cinquecento o più, sparsi sui nei legni posti ai lati d’un ampia quadra camera di morte, i lunghi pali conficcati in usurati fori facean, spingendo con fatica, ruotar i possenti argani ed intorno ad essi stridean le gomene.

Dall’alto della rupe di S. Rocco e tra i merli della muraglia dell’austero castello, mille sguardi pregando interpretavano la mattanza.

Uno strillo echeggiò da un gozzo ai barconi in mezzo, ed allor mille mani iniziarono con selvaggia forza a tirar a bordo le pesanti reti ed il mar ribollì di schiuma; e quando fu eccelsa, unito al vociare, cambiò colore.

I grigi possenti argentei fusi al sempre minor spazio, a colpi furibondi di coda, annientavan se stessi in cerca d’una fuga per schivar il gancio e la sicura morte.

Quando l’insanguinate acque furon chete, e le reti senza più spazio né pesci furono apparse, un esultante coro di gioia si levò in celo unendosi a quello degli antichi merli ed all’eco delle rupi.

Allor, quando i pesanti lunghi caicchi ricolmi, da un’ansimante barcone furon trainati a riva, i muscolosi, zuppi di salato sangue, scesero carichi d’orgoglio.

Ed i pesci, con occhio inerte e con ancor sussulti, coscienti della loro morte, in cambio di tanta vita lasciaron che la gratitudine si trasformasse in preghiera.

Fiancheggiando ampie maglie nerastre, seguii fiducioso l’altrui cammino sperando certezza e rifugio. Ma Quando mi resi cono d’esser prigioniero cercai la fuga invano, e quella camera di rete fu l’inganno.

I colpi di gancio mi portaron dolore e ad ogni colpo cercai violentemente di reagire. Cercai d’urlare, ma non sapevo come, sentii l’uscir del sangue correr tiepido giù per il mio corpo freddo,

e con esso l’uscir anche la mia vita ed il giunger della morte. Con lo sguardo supplicai fossi rigettato in mare, ma gli energumeni, carichi di fatica,

mi spinsero a bordo con un ghigno d’orgoglio ed allora toccai la mia fine!

NB. Questa poesia mi ha portato la vittoria al Concorso Letterario di Alcamo molti anni fà. E’ bivalente: la gioia dei pescatori e la sofferenza umana dei tonni.

Categoria
cultura

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