Giunte comunali, parità di genere con deroga: 148 Comuni siciliani esclusi dalla quota del 40% di assessore donna
di Giacinto Pipitone
Sono 148 i Comuni siciliani in cui non si applicherà la riforma che obbliga i sindaci a nominare in giunta il 40% di assessori donna. È l'effetto dell'emendamento che ha corretto l'articolo base spinto da un fronte trasversale di 15 deputate all'Ars: prevede, appunto, di escludere dalle nuove regole i paesi che contano fino a 3 mila abitanti. E sono proprio 148 su 391.
Va detto però che le stesse 15 deputate di tutti i partiti hanno premesso che non è uno svilimento della legge, visto che nei piccoli centri non sarebbe stato facile trovare chi vuole assumere incarichi politici. E non a caso anche a livello nazionale vige lo stesso limite: obbligo per tutti i sindaci di avere giunte con il 40% di donne ma esenzione per chi guida centri con meno di 3 mila abitanti.
In Sicilia i primi effetti della riforma si vedranno fra maggio e giugno (non si conosce ancora la data delle elezioni), quando i nuovi sindaci di città come Enna, Messina, Agrigento e Marsala ma anche Termini Imerese e Carini per la prima volta sceglieranno quasi la metà di assessori donne. La riforma prevede infatti che l'obbligo scatta dal primo rinnovo, quindi dopo le elezioni.
La parità di genere, arrivata dopo due anni di dibattito all'Ars, è salutata con favore da Cgil, Cisl e Uil, rappresentate da Elvira Morana con Gabriella Messina, Vera Carasi con Chiara Barbera e Luisella Lionti con Vilma Maria Costa: «Si tratta di una riforma attesa da tempo - affermano -, che finalmente allinea la Sicilia al resto del Paese e riconosce il valore della partecipazione delle donne ai processi decisionali nelle istituzioni locali. E’ un segnale importante di civiltà e di progresso democratico». E le sindacaliste aggiungono: «Continueremo a vigilare perché questa riforma trovi piena attuazione e perché la doppia preferenza di genere venga inserita nel sistema elettorale regionale».
Polemica invece dentro la Dc. La consigliera agrigentina Roberta Zicari critica la dichiarazione di voto fatta all'Ars dal capogruppo: «Carmelo Pace ha detto che c’è il rischio che questa riforma venga ricordata per colpa della maggioranza come il testo delle quote di genere e non degli enti locali. Una sconfitta per il Parlamento e per la maggioranza». La Zicari ha quindi attaccato: «Il "rischio" sarebbe una cosa buona e giusta visto che è probabilmente la norma più importante della riforma. Le norme che secondo Carmelo Pace verrebbero svilite sono: le indennità dei politici, i permessi per i politici, il terzo mandato, il consigliere supplente, la fascia tricolore... Ecco Totò Cuffaro mai avrebbe rilasciato o autorizzato una dichiarazione del genere. Secondo me, in questo momento soprattutto, bisogna imparare l'arte del silenzio».(gds.it)