Eolie, turismo senza tessere di Mirko Saltalmacchia
di Mirko Saltalmacchia
TURISMO SENZA TESSERA: PERCHÉ UNA DESTINAZIONE NON PUÒ AVERE UN COLORE POLITICO.
In un'isola non si vive di destra o di sinistra. Si vive di mare, di sole, di letti occupati, di gite, cucina tipica, trasporti ecc.. che devono essere venduti. Eppure, ogni volta che si parla di strategia turistica, la prima cosa che si chiede non è "funziona?", ma "di chi è l'idea?". È questo il corto circuito che sta uccidendo i territori turistici Eoliani, soprattutto quelli piccoli, dove tutti si conoscono. Abbiamo confuso la partecipazione con l'appartenenza.
La partecipazione è sacra, l'appartenenza è tossica. Che tutti debbano parlare di turismo è non solo giusto, è obbligatorio. L'albergatore che ha 40 camere, il pescatore che porta i turisti a vedere i faraglioni, la signora che affitta due stanze e fa la marmellata di capperi, il ragazzo che ha aperto un chiosco. Tutti devono avere voce, perché tutti fanno la destinazione. Il problema nasce quando la voce non serve a costruire una strategia, ma a difendere una tessera. Quando l'amministrazione pubblica, a trazione politica, ascolta di più l'imprenditore "vicino" e meno quello "lontano". E quando, dall'altra parte, l'imprenditore locale valuta un progetto non per i numeri che porta, ma per chi lo propone…
In un luogo che vive di turismo, amministrazione e impresa devono essere svincolate dalle appartenenze. Per un motivo brutale e semplice: il turista non vota alle comunali. Il turista sceglie. E se la destinazione è divisa, confusa, dissonante, sceglie un'altro posto. Abbiamo visto tutti cosa succede quando la politica entra nel piatto: Le licenze liberali diventano armi. Si aprono 20 pizzerie e 30 B&B non perché servono, ma per fare cassa e consenso. Risultato: tutti più poveri, qualità più bassa, turista italiano che scappa perché "tutto caro e tutto uguale".
I problemi reali diventano tabù. Rifiuti e acqua sono gestiti da privati. Sono business. Se ne parla solo a bassa voce perché toccano equilibri politici. Ma senza acqua e senza decoro, non c'è turismo. Non c'è nulla. Arriva chi non ha tessere, ma ha capitali. Mentre noi discutiamo se l'idea è di centro-destra o centro-sinistra, arrivano fondi stranieri che comprano a prezzi di svendita, li svuotano di comunità e li riempiono di manodopera esternalizzata. Loro non hanno colore politico. Hanno un business plan a 20 anni. Un sindaco bravo, in un territorio turistico, non deve essere di destra o di sinistra. Deve essere il primo direttore di albergo diffuso. Deve capire che il suo compito è tenere insieme il bene comune: pulizia, acqua, energia, atrasporti, porti.
E un imprenditore bravo, allo stesso modo, non deve essere l'imprenditore di destra o di sinistra (a convenienza per salvarsi il sedere). Deve essere il custode del suo pezzo di territorio. Deve capire che a volte il bene della destinazione vale più del suo singolo capriccio. Ed è qui che si gioca la vera maturità. La domanda, allora, non è se nel turismo debbano parlare tutti. È giusto che lo facciano. La domanda è: voi operatori turistici siete pronti a sostenere una strategia condivisa anche quando comporta rinunciare a una vostra idea — o a una parte delle vostre richieste — per il bene della destinazione?
Siete pronti a dire "ok, meno licenze per tutti, anche per mio cugino"? Siete pronti a dire "ok, chiudiamo tutti alle 3, anche se io vorrei chiudere alle 5"? Siete pronti a dire "ok, facciamo un “consorzio” con regole severe, anche se così io non ci entro"? E la domanda, più scomoda di tutte, per chi amministra: Siete pronti voi amministratori a dare risposte tecniche e non politiche a chi vi chiede: che fine fa l'acqua d'estate? Dove vanno i rifiuti? Che piano c'è per non farci comprare tutti da capitali esterni? Perché senza queste risposte, non c'è strategia turistica. C'è solo propaganda turistica. E i turisti, ormai, la riconoscono al primo scroll.
P.S. Pensare di essersi tolti l’incombenza di affrontare una realtà che stava sfuggendo di mano, delegando al «fato» il compito di farlo, è di sicuro un’ottima strategia politica: creare disagi per poi offrire soluzioni (Iddu fú, no nuautri). Resta comunque una considerazione su questo discorso: SOTTRARRE IL SETTORE TURISTICO ALLE LOGICHE FARISAICHE DEL GRADIMENTO POLITICO.
Non è una richiesta, È questione di vita o di morte!
CALCIO
In 1° Categoria esordio amaro per la Ludica battuta 1 a 3 per il Galati. Nel primo tempo per i rossoblu ha segnato M. Tripi ed era finito 1-0. Poi nella ripresa il colpaccio degli ospiti.