Eolie, 'Senza gestione non vi può essere rigenerazione e sviluppo' di Roberto Sauerborn

di Roberto Sauerborn*

Senza gestione non vi può essere rigenerazione e, quindi, sviluppo.
Per “rigenerazione urbana” la narrativa ricorrente ci indica “un processo integrato di riqualificazione di aree degradate o sottoutilizzate, volto a migliorare la qualità della vita, la sostenibilità ambientale e l'inclusione sociale. Mira al recupero del patrimonio esistente riducendo il consumo di suolo”.

Detto così, oltre che viziato da una esagerata presunzione, di fatto sia per gli effetti che sta producendo che la portata degli interventi, direi nulla di nuovo rispetto alle decine di definizioni analoghe o simili date ad altri strumenti che hanno inciso o vorrebbero incidere sui territori promettendo soluzioni a tutti i mali, ai limiti, agli errori, ai fallimenti, al nulla…

Credo che il discorso sulla rigenerazione urbana (quale ennesimo strumento di trasformazione) o che dir si voglia, per avere una quanto mai reale utilità per l’uomo debba essere di forte valenza simbolica, se non metafisico, per poter riconoscere i nostri limiti e per poter produrre cose reali e utili, rigenerabili e sostenibili.

Infatti, credo non vi sia la necessità di coniare nuove monete di scambio per i territori, quanto di sapere e volere utilizzare bene quanto già esiste ma, innanzitutto di saper leggere il mondo che ci circonda e le sue possibilità di sopravvivenza in una condizione ottimale per l’uomo. Dobbiamo essere capaci di riconoscere e diffidare dal “velleitario come prodotto (seppur brillante marchingegno da salotto) inutile, falso, ridicolo e, in quanto opera velleitaria, non è né vera, né reale”. Quella è cosa assolutamente estrinseca, particolare, estremista, una “boutade” che dura quanto una freddura, che, una volta detta, anche se molto acuta, non serve più a nessuno”.

Ma, su questi ragionamenti andremmo troppo lontano con il rischio di immergerci o perderci in riflessioni o discorsi sull’umanità, sull’economia, sull’etica o l’estetica. Però, è vero che 8 miliardi di persone sulla terra (c’è chi dice che cresceremo ancora) sono troppi e, di fatto, ci troviamo in una “società seriale, le quali sono inflazionistiche, perché non si sostengono se non producono per quantità superiori alle ipotesi, e dal momento che le ipotesi sono insufficienti, debbono bilanciarne l’insufficienza con uno sviluppo quantitativo. Così, si è diffuso l’uso di materiale prefabbricato: noi dobbiamo produrre per quantità, disperdendo energie e ricchezze, per sopperire ai punti deboli dell’impostazione concettuale… Naturalmente andremo in tal modo incontro ad un mondo ancor più inflazionato del presente: un mondo che dovrà portare un popolazione superiore a quella che può contenere, che produrrà in modo spaventoso”. Così, diceva 60 anni fa, un maestro di architettura, Saverio Muratori, a proposito della capacità di lettura della crisi della nostra civiltà.

Otto miliardi di persone che possono crescere ancora ma non si sa cosa posa avvenire perché il mondo oggi ha circa 54-56 abitanti per chilometro quadrato, compresa l’Antartide, il Polo Nord, la Groenlandia ed escludendo le zone inabitabili del Sahara, del deserto del Gobi, del Karacorum ed altre. Certamente troppi, dal momento che le terre sono poco fertili, che i nostri mezzi sono limitati e pure pericolosi, quando vengano impiegati a pieno regime.

Quindi, con questo stato di cose, senza una chiara lettura dei processi di crescita delle ecumeni civili e in assenza di una visione di equilibrio da raggiungere per tutto il pianeta cosa si vuole o possiamo intendere con rigenerazione urbana se non una nuova astratta definizione per farci credere che ci possano essere delle soluzioni sostenibili?

Occorre che noi ci facciamo una precisa coscienza di questa situazione, cioè una capacità di sapere dimensionare architettonicamente il mondo, non ingegneristicamente in modo unilaterale, con una tecnica vista per sé stessa senza un limite, quando tutto il resto non è capace di sostenere lo sforzo. Dobbiamo vedere il mondo come organismo architettonico e il nostro programma deve essere un nuovo edificio da inserire organicamente nel quadro già esistente. Se noi inquadriamo, cioè conteniamo in parametri adeguati, l’opera umana, essa potrà essere molto ricca, mai finita e anzi appena l’inizio di una nostra lunga vita. Viceversa, rinunciando a tale inquadramento adeguato, saremo alla fine. Può apparire un discorso forte, ma è la realtà.

Si tratta di avere consapevolezza di questo punto, come di un processo implicito ed asintotico. L’idea del peccato originale, che taluni intendono superata, è invece quanto di più vero si possa immaginare: questo è un discorso simbolico, per indicare una realtà effettiva o meglio per indicare che, se vogliamo essere intelligenti e responsabili, dobbiamo sapere di essere vincolati all’interno di una realtà che ci condiziona  dalla base e alla quale non possiamo sfuggire. Più vogliamo sfuggire a questa realtà e più diventiamo strumenti. Se invece saremo consapevoli di essere collegati, forse allora potremo riequilibrare il nostro sistema, accettando il peccato originale, cioè l’implicazione originaria della nostra vita.

Questo è il nostro limite, ma è anche a bellezza della nostra vita, che ci permette di essere d’accordo con qualcosa che ci condiziona in partenza, in quanto il nostro intimo (il pianeta) non è proprio nostro, ma ci è stato dato; e noi dobbiamo essere d’accordo con questo dato, accostandoci ad esso (al pianeta) con la nostra capacità di responsabilità e di visione, che è gradualmente e particolarmente autonoma, poiché l’autodeterminazione totale v’è solo all’infinito, cioè mai.

Però per questo occorrono coscienza e serietà; virtù poco umane!

Allora, per poter attivare processi di rigenerazione urbana cosa dobbiamo intendere calandoci in concreto nelle realtà urbane, periurbane, periferiche. Forse, dovremmo, innanzitutto, sapere leggere l’esistente.

Le Eolie, per esempio, ma le isole minori in genere dove anche si parla anche di rigenerazione urbana e non solo, come vedremo, oggi più di ieri devono fare i conti innanzitutto con due fenomeni che possiamo bene definire rischiosi. Uno naturale, l’altro antropologico: 1) il rischio “sismico-vulcanologico”, dovuti alla stessa natura vulcanica delle isole; 2) il rischio “antropizzazione selvaggia” figlia di un turismo di massa incontrollato e che si riferisce a una trasformazione eccessiva e distruttiva dell’ambiente naturale da parte dell’uomo, che porta a conseguenze negative come il consumo del suolo, la perdita di biodiversità, l’inquinamento e l’aumento dei fenomeni meteorologici estremi. Questo processo negativo include la costruzione strutture e infrastrutture, ma anche stili di vita insostenibili che alterano gli equilibri ecologici.

Questi “rischi” sono tranquillamente acclarati e certificati oltre che connessi.

Dobbiamo riflettere sulla necessità (l’assenza) di una gestione sostenibile di questi territori oggi, di fatto, non garantita sia dalle politiche in atto che dagli enti esistenti. Senza gestione non vi può essere rigenerazione. La necessità di un ente/organismo super partes che possa fare sia da coordinamento tra gli enti che da governo delle norme esistenti nell’interesse superiore della tutela della popolazione che del patrimonio pubblico e che interessa non solo le isole Eolie ma tutto l’areale tirrenico che ingloba le Eolie e le coste che stanno davanti, siciliane che calabresi.

A questo punto, sarebbe bene introdurre dei temi, tre strumenti esattamente su cui si dovrebbe lavorare e che si potrebbero attivare: il Parco Nazionale delle isole Eolie, il Parco Regionale Naturalistico dei Monti e Borghi Peloritani e l’Area Vasta con la previsione di un Accordo di Programma per tutto l’areale tirrenico che comprende, appunto, le Eolie e le coste siciliane e calabresi.

La legge finanziaria del 2007, specificamente l’articolo 26 della legge n. 222/2007, ha previsto l’istituzione del Parco Nazionale delle isole Eolie insieme ad altri parchi in Sicilia. Tuttavia, l’attivazione effettiva non è mai avvenuta a differenza di quello di Pantelleria che ha visto la luce per via di un vasto incendio che ha suscitato nell’opinione pubblica la giusta preoccupazione ed ha convinto a Giunta Regionale Siciliana ad esprimere parere favorevole nel giugno 2016.

Purtroppo, il Parco Nazionale delle isole Eolie è uno strumento osteggiato, avversato per la cecità di tanti nel non riconoscere la grande valenza che questo strumento segnava e avrebbe significato per le nostre isole. Se le Eolie, Patrimonio Mondiale dell’Umanità, continuano ad essere oggetto di interesse, ammirate e amate lo si deve a quelle azioni che hanno consentito di salvaguardarle a partire dell’applicazione sul territorio eoliano della L.1497/39 con un Decreto del 1966 e che ha, in seguito, determinato la stesura e l’approvazione del Piano Territoriale Paesaggistico nel 2001.

Basterebbe solo sapere che per i territori i cui comuni rientrano nei Parchi è nell’ordine attribuita priorita’ nella concessione di finanziamenti statali e regionali richiesti.

Il Parco Regionale Naturalistico dei Monti e Borghi e Monti Peloritani, è una proposta portata avanti dal GAL Tirrenico Mare Monti e Borghi nella provincia di Messina, che ho il piacere e l’onore di dirigere. Del Parco dei Monti Peloritani se ne è parlato, a fasi alterne.

Se ne è parlato nuovamente nell’ottobre del 2021 in un convegno dedicato da cui ha preso corpo il Comitato Proponente proprio su input del GAL Tirrenico MMB il cui territorio dei Monti Peloritani è già in gran parte una vasta area protetta, visto che ricadono integralmente diverse aree protette di Natura 2000, tra Siti di interesse comunitario (Sic) Zone di protezione speciale (Zps), la Riserva naturale orientata di Fiumedinisi e Monte Scuderi, la riserva di Marinello, zone di alto interesse paesaggistico e GEO Siti riconosciuti anche di interesse mondiale,  come la “Rocca Salvatesta” di Novara di Sicilia, oltre a migliaia di ettari di demanio forestale regionale.

Agli aspetti naturalistici del “Parco” vanno sommati quelli umani, segnati da una presenza che rivela emergenze di tipo architettonico, archeologico ed etnoantropologico.

E, come già accaduto in altre realtà, anche qui il Parco potenzierebbe quel modello alternativo e sostenibile di gestione territoriale che i GAL propongono e possono attuare, specialmente in un territorio come i Peloritani dove i Comuni, piccoli o piccolissimi, sono incapaci, da soli, di mettere in campo programmi articolati di sviluppo sia per la diffusione di interventi strutturali, per la formazione e per la diffusione di una cultura imprenditoriale e di microaziende sostenibili.

L’Area Vasta, è un livello amministrativo territoriale intermedio tra la Regione e i Comuni, introdotto in Italia dalla legge 56/2014 e che comprende le Province e le Città Metropolitane. Serve a pianificare e coordinare lo sviluppo territoriale, le risorse e i servizi pubblici (come urbanistica, trasporti, ambiente e servizi sanitari) su un’area più ampia di un singolo comune. In ambito sanitario, il concetto viene utilizzato anche per coordinare le aziende sanitarie e i servizi di assistenza su un determinato territorio.

Ma, senza andare troppo lontano e rimanendo nell’ambito degli aspetti paesaggistici e vulcanologici, l’art.1-Bis della L. 394/1991, prevede che “il Ministro dell’ambiente promuove, per ciascuno dei  sistemi territoriali dei parchi dell’arco alpino, dell’appennino, delle isole e di aree marine protette, accordi di programma per  lo  sviluppo  di azioni  economiche  sostenibili  con   particolare   riferimento   ad attivita’ agro-silvo-pastorali tradizionali, dell’agriturismo  e  del turismo ambientali, con le regioni e con altri  soggetti  pubblici  e privati”.

La Calabria e i monti Peloritani rientrano nel sistema dell’Appennino e dato che le Eolie sono “isole” ed “avrebbero” un Parco, si potrebbe attivare un Accordo di Programma per uno sviluppo sostenibile concertato per tutto l’areale del basso tirreno che potrebbe dare un futuro altro a questa parte di sud-Italia.

In conclusione, mi chiedo a cosa possa o debba servire aprire un altro fronte o coniare un altro termine, un altro “processo integrato” se non per giustificare interventi che di fatto non risolvono ma affollano lo spazio. Pretendiamo di andare all’università del pianeta senza avere superato le elementari. 

Categoria
opinioni

Articoli correlati

30 aprile 2026
30 aprile 2026

Il dolore dell'aragosta di Salvatore Leone

Anche alle Eolie le aragoste sono di casa. Hanno il loro nido ma anche il loro inferno...

30 aprile 2026

Da Torino in linea Daniele Sequenzia 'Decreti sicurezza'

'I problemi rimangono, cresce il malessere...'

30 aprile 2026

Controcorrenteoliana: Elezioni

La campagna elettorale del comune di Lipari dovrà rispettare orari e periodi senza andare fuori dal seminato

29 aprile 2026

Largo allo stretto di Salvatore Leone

L'Italia ha il suo stretto e non lo usa come arma economica. Anzi lo fa...