Eolie, delfino investito e il cucciolo tenta di aiutarlo… La dottoressa Blasi “scena agghiacciante…”
Eolie, delfino investito e il cucciolo tenta di aiutarlo… La dottoressa Blasi “scena agghiacciante…”
“E’ accaduto ciò che non vorremmo mai vivere nel nostro lavoro. Una madre di grampo, una specie di cetaceo appartenente alla famiglia dei Delphinidae molto raro da osservare, in difficoltà, con la coda spezzata, quasi moribonda in compagnia del suo piccolo. Dalle dimensioni relative il piccolo era probabilmente ancora incapace di procacciarsi il cibo da solo in quanto ancora in fase di allattamento. Senza tregua, a pochi metri dalla costa, tentava di tenere la madre a galla, gli girava intorno, la spingeva per cercare di aiutarla. Una scena straziante, triste, dai risvolti purtroppo abbastanza pessimistici”. A descrivere òa scena agghicciante è Monica Blasi, presidente di “Filicudi Wildelife Conservation – Pronto soccorso tartarughe Marine”.
“Quanti hanno chiesto se si potesse fare qualcosa per quel povero piccolo in difficoltà con la madre destinata al peggio e, dopo attente valutazioni e monitoraggio della situazione, la risposta che abbiamo dovuto dare è stata la peggiore al momento. A malincuore ben poco. Un piccolo non svezzato non può vivere senza la madre in natura a meno che non venga adottato da un altra delfina in allattamento e trovare un gruppo di grampi con queste caratteristiche per reintrodurre il giovane in breve tempo è una sfida impossibile”.
La dottoreSSa Blasi aggiunge “Cercare di spostare, sollevare, trasportare il giovane in una struttura senza la presenza di un veterinario autorizzato non è la procedura corretta. L'intervento potrebbe portarlo a stress fatale, a rischio di lesioni interne e/o di malattie trasmissibili da contatto. Inoltre, se il delfino recuperato è orfano, per esperienza, il tasso di mortalità è estremamente elevato e il salvataggio rappresenterebbe una sfida medica enorme e complicata, che viola le norme del benessere animale.
Storicamente, i tentativi di riabilitazione di neonati o cuccioli non ancora autonomi sono falliti nella maggior parte dei casi”. La biologa romana spiega “Le ragioni principali includono: Mancanza di anticorpi e nutrizione: Il latte di delfino è ricchissimo di grassi e nutrienti difficili da replicare artificialmente. Formulare una dieta artificiale che non causi problemi gastrointestinali letali è una sfida complessa. Traumi e infezioni: I cuccioli arrivano al centro di recupero già fortemente disidratati, stressati o affetti da patologie pregresse dovute alla malnutrizione. Mancanza di educazione sociale: In natura, un delfino resta con la madre dai 3 ai 6 anni. Senza di lei, oltre al nutrimento, perde l'apprendimento delle tecniche di caccia e delle dinamiche sociali”.