Dal Pakistan in linea Achille Galluppo 'La balate di Pollara a rischio crollo...' PHOTO GALLERY
di Achille Galluppo
Caro Bartolino,
ci tengo a fare una piccola premessa: noi non ci siamo mai conosciuti di persona, sebbene io segua da tutte le parti del mondo dove mi porta il mio lavoro (costruisco dighe) i Tuoi articoli e le Tue interviste.
Abbiamo molti conoscenti in comune a cui potrai certamente chiedere informazioni a mio riguardo. Comunque, eccoTi una breve presentazione:
sono nato a Malfa (Pollara) il 21 Agosto 1960. Sebbene la vita mi abbia obbligato a spostarmi prima verso il Nord (risiedo a Verona con la mia Famiglia) e poi all'estero dove attualmente lavoro (ora mi trovo in Pakistan), io sono legatissimo a quella che è stata la Pollara della mia infanzia. Pensa che ho fatto due classi delle elementari a Salina: la prima in multiclasse a Pollara e la quarta a Leni.
Ti scrivo proprio perché il Tuo Notiziario è da sempre la voce libera delle nostre isole e l'unico mezzo capace di accendere i riflettori
sulle storture che noi cittadini siamo costretti a subire, troppo spesso in solitudine.
Vogliamo portare all'attenzione Tua e dei Tuoi tantissimi lettori una situazione insostenibile e pericolosa che si consuma ogni giorno sotto gli occhi di tutti nella splendida e fragile cornice delle Balate di Pollara, nel Comune di Malfa.
Come ben sai, l'erosione costiera ha fatto scempio della pochissima spiaggia rimasta, e le ultime mareggiate hanno creato una profonda voragine (un vero e proprio fosso) proprio nel punto in cui storicamente stazionavano i bagnanti e le barche avevano la loro sciara. Il risultato? Una situazione caotica in cui i flussi incontrollati di turisti si riversano nell'unico spazio pianeggiante
rimasto: le coperture dei magazzini storici (antiche strutture di ricovero per le barche) della scrivente proprietà immobiliare e non
solo.
Ogni giorno i tetti di queste strutture private vengono presi d'assalto da decine di persone che li usano impropriamente come
terrazza solarium. Parliamo di coperture tipiche dell'architettura eoliana antica (travi in legno, cannucciato, battuto in pomice e
cemento) che non sono assolutamente portanti. Il rischio di un crollo strutturale imminente, con i turisti che rischiano di sfracellarsi
sulla scogliera sottostante, è tragicamente reale.
Come privati cittadini stiamo difendendo i beni come possiamo. Abbiamo installato a nostre spese barriere e staccionate in legno con cartelli di pericolo bilingue. Ma l'inciviltà e il turismo selvaggio non hanno limiti: i bagnanti smontano e vandalizzano periodicamente le nostre recinzioni private per aprirsi il passaggio e sdraiarsi a prendere il sole.
Siamo stretti in un paradosso intollerabile:
Da un lato i proprietari continuano a corrispondere regolarmente tasse e gabelle sui beni di cui viene di fatto impedito il pieno e sicuro godimento, configurando una grave lesione del diritto di proprietà privata.
Dall'altro, la legge ci vieta in modo coercitivo di effettuare qualsiasi tipo di intervento di manutenzione pesante o consolidamento
delle fondazioni scalzate dal mare. Se tocchiamo una pietra rischiamo una denuncia penale dalla Sovraintendenza e dal Demanio; se non facciamo nulla, l'anarchia turistica ci distrugge la proprietà e mette a rischio la vita delle persone.
Va riconosciuto, infatti, che da quando "le Balate" di Pollara sono state inserite come bene etnoantropologico dall'amministrazione
pubblica, ci viene impedita la normale manutenzione ordinaria e straordinaria. Una manutenzione che un tempo si faceva senza alcuna preoccupazione; anzi, avveniva con l'aiuto incondizionato di tutti coloro che avevano una barca e con il supporto del Sindaco dell'epoca, che contribuiva volentieri anche solo con qualche sacco di cemento per salvaguardare il territorio. Oggi, invece, lo Stato ha sostituito la vecchia collaborazione sul territorio con una burocrazia praticamente "impossibile" e soprattutto, in caso, onerosissima, che scoraggia e blocca qualsiasi tentativo dei privati di salvare le strutture dal degrado.
C'è un dettaglio che rende questa situazione ancora più dolorosa e scandalosa, e che ferisce la memoria storica di Salina. Il magazzino in oggetto è esattamente la struttura che nella parte iniziale del celebre film Il Postino viene mostrata come l'abitazione del protagonista, interpretato dal rimpianto Massimo Troisi. Al suo interno giace ancora oggi, tristemente abbandonata, la barca originale utilizzata per girare la pellicola. Quella stessa struttura conserva la storica finestra da cui Troisi, nel film, osservava l'arrivo delle barche dalla pesca; una scena che ha visto come comparsa proprio mio nonno Famularo Onofrio, testimone vivente di un'epoca in cui a Pollara si respirava poesia e rispetto, non l'anarchia odierna.
Per questo motivo, è stata inviata una nuova e formale diffida via PEC al Sindaco del Comune di Malfa e alla Stazione dei Carabinieri di Santa Marina Salina (facendo seguito alle numerose e dettagliate segnalazioni inviate fin dal 2022 e rimaste totalmente inascoltate), notificando la totale e formale declinazione di ogni responsabilità civile e penale della proprietà per qualsiasi infortunio, crollo o decesso possa verificarsi sul sito. Da oggi in poi, se succederà la tragedia, la colpa giuridica ricadrà interamente sulle istituzioni che sono state avvisate e che continuano a tollerare questo stato di totale illegalità in nome di un'accoglienza senza regole.
Le Balate di Pollara meritano tutela, vigilanza e rispetto, non abbandono e anarchia. Spero che vorrai dare spazio a questa voce,
affinché chi di competenza si svegli prima che sia troppo tardi e prima che un pezzo di storia del cinema mondiale e della nostra
identità eoliana vada distrutto per sempre.