Da Roma in linea Ciro Maddaloni. Putin tenta di terrorizzare i paesi europei

di Ciro Maddaloni*

Il presidente russo Vladimir Putin, in occasione del Terzo Vertice Russia-Africa a Mosca il 29 ottobre scorso, ha partecipato a un incontro con il presidente del Kenya William Ruto. Il punto centrale del colloquio bilaterale ha riguardato il caso dei cittadini kenioti reclutati (in parte con la promessa di lavoro civile o attraverso canali irregolari) per combattere con le forze armate russe nel conflitto in Ucraina. Ruto ha ottenuto l'impegno da parte di Putin di interrompere i reclutamenti di cittadini del Kenya nell'esercito russo e di facilitare il rientro in patria di coloro già coinvolti.
A margine del vertice, in un’intervista concessa alla Reuters il 29 ottobre, Putin ha affermato che “Mosca cerca migliori legami con l'Europa e che un eventuale conflitto non produrrà vincitori”. Ha poi ribadito che "la Russia sostiene qualsiasi iniziativa volta a ripristinare le relazioni con i paesi europei”, aggiungendo che “lo scoppio di un conflitto genererebbe un'ecatombe per entrambe le parti”.
Putin ha anche commentato con i giornalisti la sua telefonata del 27 ottobre con il presidente della Finlandia, Alexander Stubb, e il primo ministro della Norvegia, Jonas Gahr Støre, affermando che “la Russia è pronta a una potenziale guerra con l'Europa, pur non desiderandola”. E ha continuato dicendo: "sosteniamo qualsiasi passo... sosteniamo qualsiasi azione volta a ripristinare relazioni complete e a pieno titolo con i Paesi europei".
Evidentemente a corto di argomenti e di risultati concreti, il presidente russo usa l’unica carta che gli è rimasta in mano: provare a terrorizzare i paesi europei con la minaccia di un'estensione della guerra a tutta l’Europa.
Quando afferma che la Russia è pronta, ma non vuole una guerra con l'Europa, dimostra solo di credere ancora di comandare una potenza globale, mentre è stato ampiamente dimostrato in Ucraina che le capacità belliche russe sono fortemente limitate dalla totale assenza di una logistica in grado di proiettarsi e mantenere la linea del fronte a distanze superiori ai 50 chilometri dai propri confini.
È vero che la Russia dispone di testate nucleari. Ma siamo sicuri che i vertici militari russi daranno a Putin la concreta possibilità di usarle?
I militari, a differenza di Putin, sanno bene che il blocco europeo e la NATO non staranno ad aspettare. La deterrenza nucleare garantita da Francia e Gran Bretagna, unita all'ombrello strategico statunitense, rafforzato dai programmi NATO di nuclear sharing con armi nucleari tattiche dislocate in Germania, Italia, Belgio, Paesi Bassi e Turchia, rende invalicabile la linea di risposta alle minacce russe.
Quindi, è inutile che il presidente russo continui a tentare di terrorizzare i Paesi europei affermando che, se le cose dovessero andare troppo oltre, non ci saranno vincitori, oppure sostenendo che “al momento i Paesi europei non sono riusciti a raggiungere il loro obiettivo di infliggere una sconfitta strategica alla Russia”.
Putin sa benissimo che le nazioni europee non sono in guerra con la Russia e non hanno alcuna intenzione di avviarne una. Ma se la Russia tentasse, come ha già fatto più volte, di “sondare” la reazione europea con attacchi ibridi, minacce non convenzionali o incursioni di droni, non troverà la difesa europea impreparata.
Il vero problema del presidente russo è che gli otto Paesi europei della NATO che si affacciano sul Mar Baltico (Danimarca, Germania, Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Finlandia e Svezia) hanno il pieno controllo di questo bacino e possono limitare o bloccare in qualsiasi momento l’accesso russo al mare e a Kaliningrad, l'enclave russa completamente circondata da due Stati membri dell'Unione Europea e della NATO (Polonia e Lituania).
Ciononostante, Putin ha affermato che “la Russia non desidera alcun impedimento alla navigazione nel Mar Baltico”, aggiungendo che “limitare le comunicazioni potrebbe portare a una situazione simile a quella dello Stretto di Hormuz dall'inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran a febbraio”, concludendo che i russi sono pronti a far fronte a qualsiasi sfida da parte dei paesi NATO nel Baltico.
A questo punto una domanda sorge spontanea: se la Russia stenta a mantenere il controllo del Mar Nero contro un Paese come l'Ucraina, privo di una flotta da guerra strutturata, come pensa di poter replicare uno scenario stile Stretto di Hormuz contro otto nazioni NATO dotate di forze navali di primissimo piano? La realtà è che nel Baltico la Russia si trova in una posizione strategica di strutturale e profondo svantaggio.
La Russia non è in grado di vincere la guerra in Ucraina, nemmeno nell'eventualità di un supporto indiretto o di un disimpegno dell'Amministrazione americana. Per questo usa l’unica arma che finora le ha garantito un qualche effetto psicologico: la minaccia ai Paesi europei nel tentativo di spaventare le opinioni pubbliche e spingere le leadership a sospendere gli aiuti a Kyiv.
Ciò che a Mosca non hanno ancora compreso è che l’Ucraina non accetterà mai la sottomissione, anche qualora dovesse oscillare il sostegno esterno. E al contempo, il supporto europeo è già blindato per gli anni a venire, mentre la spinta strategica russa non potrà reggere questo ritmo all'infinito. (GD)
*Esperto di eGovernment internazionale

Categoria
italia/mondo

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