Da Roma Ciro Maddaloni. Le crepe russe
di Ciro Maddaloni*
Un oligarca di spicco rompe il silenzio: i russi sono sempre più preoccupati e arrabbiati. Andrey Melnichenko, il più grande industriale russo di fertilizzanti, in un'intervista rilasciata a “The Economist” prevede infatti un disastro incombente sul suo Paese.
L'”operazione speciale” voluta fortemente da Putin in Ucraina, quella che avrebbe dovuto durare tre giorni e che si è trasformata in una guerra senza fine, diffonde da qualche mese i suoi effetti devastanti anche su Mosca e San Pietroburgo. I russi che vivono nelle due grandi metropoli avevano beneficiato, per i primi quattro anni di guerra, di una relativa “distanza” dagli effetti del conflitto. Ma la situazione è cambiata rapidamente. I cittadini delle grandi città iniziano a pagare caramente il prezzo della guerra e si aspettano che il loro presidente compia le azioni necessarie per sbloccare la situazione; invece, lo scenario continua a peggiorare.
Le ripetute affermazioni di Putin, secondo cui “l'operazione militare speciale procede in linea con i piani e una svolta è imminente”, vengono smentite dalle notizie che i cittadini possono consultare in internet, dai racconti dei reduci dal fronte e da ciò che possono vedere con i loro occhi, adesso che gli ucraini riescono a colpire anche Mosca penetrando le difese aeree russe.
Sebbene l'economia russa finora abbia retto e la popolazione non mostri ancora segni evidenti di ribellione, i russi sentono sempre più che il loro Paese si è infilato in un vicolo cieco.
L'annessione della Crimea nel 2014 aveva rafforzato la popolarità di Putin; oggi la penisola è isolata dagli attacchi dei droni ucraini. La prospettiva che possa essere avviata la coscrizione militare obbligatoria sta alimentando il risentimento e la paura della popolazione. Le lamentele degli influencer riguardo alla guerra stanno diventando virali sui social media.
La prospettiva più allarmante è che la Russia possa sprofondare nell'anarchia, con i signori della guerra in lotta per il controllo delle risorse e delle armi nucleari. Questo timore era talmente reale da spingere l'amministrazione Biden a cercare di evitare che la Russia subisse un'umiliazione totale da parte degli ucraini.
Altra prospettiva, molto più concreta, è che la Russia possa finire sotto il controllo totale della Cina, che potrebbe usarla per rifornirsi a minor prezzo di materie prime e come “cuscinetto” contro gli Stati Uniti e l'Europa.
La Russia, dopo una lunghissima guerra di logoramento, potrebbe finire ai margini di un'Unione Europea e mentre si è allargata per includere l'Ucraina e la Georgia, diventa così il Paese europeo più povero e dipendente quasi interamente da Pechino.
Entrambi gli esiti alimenterebbero risentimento e malcontento nella popolazione, facendo nascere un nazionalismo violento che poi potrebbe esplodere in un nuovo conflitto.
Nell'ultimo scenario la Russia si chiuderebbe in se stessa come la Corea del Nord: una fortezza sotto assedio, privata di crescita e di capitali. Questo scenario è oggetto di discussioni attive nelle stanze più segrete del Cremlino. In questa situazione, proprio come a Pyongyang, la Russia si troverebbe in uno stato di guerra permanente contro il mondo. E in tal senso, i primi segnali cominciano a manifestarsi.
La Russia insomma sembra tornare indietro nel tempo. Molto indietro, all'epoca in cui non era possibile lasciare il Paese senza il premesso del governo.
Nelle scorse settimane, il governo russo ha emanato un decreto, firmato dal Primo Ministro Mikhail Mishustin, che ha imposto la sospensione temporanea del transito di merci, veicoli e persone attraverso sette valichi ferroviari strategici lungo i confini con la Finlandia e i Paesi Baltici (Estonia e Lettonia).
Secondo alcune fonti, adesso Putin starebbe valutando la possibilità di “reintrodurre i visti di uscita” per i propri cittadini. Cosa comporterebbe questa misura? Significherebbe che lasciare il Paese sarebbe possibile solo dietro esplicita autorizzazione del governo.
Putin ha trascorso così tanto tempo con Kim Jong Un da aver deciso di adottare le stesse politiche di viaggio della Corea del Nord per impedire ai propri cittadini di andarsene. Questa nuova decisione del leader del Cremlino ha suscitato l'ilarità dei Paesi vicini, come il Kazakistan, dove molti utenti hanno scritto sui social: “Vladimir Vladimirovich, come cittadini del Kazakistan sosteniamo pienamente questa decisione”!.
I Paesi limitrofi della Russia (Kazakistan, Georgia, Armenia, Kirghizistan e Uzbekistan) negli ultimi quattro anni hanno subito una vera e propria invasione di cittadini russi, soprattutto giovani, che scappavano per evitare di essere arruolati e mandati al fronte. Si stima che tra gli 800.000 e il milione di persone sia sinora fuggito dal Paese.
Putin sente così tanto la mancanza dell'Unione Sovietica che sta riportando in auge la Cortina di Ferro. E con essa stanno tornando anche tutte le vecchie dinamiche sovietiche, le stesse che portarono alla dissoluzione dell'URSS il 26 dicembre 1991.
Sappiamo che la “Storia si ripete” e probabilmente si ripeterà anche adesso. Nell'era di Internet tutti i mutamenti avvengono molto più velocemente. Speriamo quindi che, anche questa volta, la Storia faccia il suo corso in fretta. (GD)
*Esperto di e-Government internazionale
16-5-2025
L'intervista del Notiziario a Ciro Maddaloni e Leonardo Dini. Distruzione e ricostruzione in Ucraina